L’asse si sposta nell’Indo-Pacifico

Quad – L’America sfida Pechino e rilancia il quadrilatero formato da Australia, Giappone e India che si è posto l’obiettivo di aumentare le pressioni sulla Cina
/ 12.10.2020
di Lucio Caracciolo

Il baricentro geopolitico del mondo è oggi nell’Indo-Pacifico. Più specificamente nel suo cuore strategico, il Mar Cinese Meridionale e quello Orientale. A dividerli, l’isola di Taiwan, dal contestato statuto geopolitico. Semmai cinesi e americani passassero la loro competizione alla dimensione bellica quest’area e quell’isola ne sarebbero immediatamente coinvolte. È per questo particolarmente interessante osservare come il quadrilatero Stati Uniti, Giappone, India e Australia – il cosiddetto Quad, riunitosi lo scorso 6 ottobre a Tokyo – sia diventato improvvisamente attivo. L’impulso è ovviamente venuto da Washington. Gli americani stanno rapidamente virando la competizione con la Cina in tentativo di strangolamento, anzi di cambio di regime. 

A questo scopo è necessario anzitutto riunire tutte le forze disponibili nell’Indo-Pacifico per aumentare la pressione sulla Cina, fino a considerare misure belliche. Il quadrilatero in questione è piuttosto composito. L’asse centrale è ovviamente quello nippo-americano, paesi legati da una formale alleanza. Il grosso della flotta americana del Pacifico è nelle basi giapponesi, in particolare in quella di Yokosuka, presso Tokyo. Con l’Australia esiste da parte americana un rapporto storico, recentemente approfondito con lo spostamento di un contingente di Marines a Darwin, nel nord di quel paese-continente. Quasi come una freccia puntata verso i Mari Cinesi. 

Più contrastato il rapporto Giappone-Australia. Durante la Seconda guerra mondiale l’Australia, allora assai più connessa al Regno Unito, si preparava a difendersi dall’invasione giapponese. Quella postura mentale e strategica ha continuato a pesare a lungo nella visione geopolitica di Canberra. Oggi però la minaccia cinese è sentita prevalente. Allo stesso tempo gli australiani devono considerare la presenza di una crescente diaspora cinese e un notevole volume di affari che sconsiglierebbe, sulla carta, di accendere ulteriormente la tensione con Pechino. Quanto all’India è dalla nascita (1947) paese orgogliosamente non-allineato. Storicamente vicino all’Unione Sovietica, attualmente rifornito di armi dalla Russia. Non proprio con le carte in regola, dal punto di vista americano, per garantire una piena disponibilità a operazioni militari guidate da Washington, spinto però sempre più sulla rotta di collisione con la Cina per opposizione alle vie siniche della seta e in difesa dei confini himalayani. 

Il Quad si presenta oggi come un club esclusivo, nucleo di una alleanza tendenzialmente molto più vasta che l’America sta formando in funzione anticinese. Finora il Quad è stato poco più di una bottega delle chiacchiere. Soprattutto è molto dubitevole che gli americani possano portare a sintesi i molti diversi approcci e interessi degli altri tre partner. Sotto questo profilo contano molto sul Giappone. Indubbiamente la seconda potenza navale del mondo, dietro l’America e davanti alla Cina, con una spigliatezza fino a ieri repressa, oggi inevitabile non solo in memoria del glorioso passato ma anche in risposta alla percepita minaccia cinese. È chiaro che una eventuale conquista di Taiwan da parte dell’Esercito popolare di liberazione sarebbe un colpo al cuore per Tokyo, considerando anche la prossimità di quella seconda Cina all’arcipelago nipponico e la sua posizione di spartitraffico delle rotte che dagli stretti malesi e indonesiani vanno verso il Giappone. Sostanzialmente, quindi, il Quad si presenta come una coppia allargata in cui l’incognita più grave è quella indiana. Sia per la poco sperimentata attitudine marittima di Nuova Delhi, sia per l’imprevedibilità del suo governo. 

Sarebbe però limitativo considerare la competizione nell’Indo-Pacifico come puro affare fra la Cina e i suoi numerosi avversari di area. Anche noi europei saremo sempre più coinvolti. A cominciare dalla Francia, che si rappresenta potenza del Pacifico in ragione della Nuova Caledonia e di alcune isole che le consentono di fruire del secondo spazio marittimo al mondo – e non ultimo, anche in funzione del suo status nucleare.

Altre potenze europee già si preparano a una possibile missione verso il Mar Cinese Meridionale. Tra queste persino Italia e Germania. Roma non è più un fattore strategico nell’area da quando vi si affacciò nel primo Novecento, Berlino non lo è mai stata. Sarà interessante osservare fino a che punto sapranno/vorranno rispondere all’appello alle armi di Washington. L’aspetto più preoccupante di questa singolare competizione, in cui i tradizionali meccanismi di alleanza valgono poco o nulla, è che si è spinta talmente avanti da considerare possibile una vera e propria guerra. Americani e cinesi la immaginano litoranea. Ma sappiamo che dopo essere scoppiate, le ostilità tendono a muoversi di moto proprio.