Il «pozzo della nazione» è in pericolo

Nelle acquee sotterranee dell’Altopiano svizzero e in Ticino si riscontrano sempre più residui di prodotti fitosanitari e nitrati, presenza che compromette la qualità dell’acqua potabile
/ 21.09.2020
di Luca Beti

In Svizzera, circa un milione di persone beve acqua del rubinetto contenente quantità superiori al valore limite consentito del fungicida clorotalonil, una sostanza vietata dal 1° gennaio perché ritenuta pericolosa per la salute, probabilmente cancerogena. Così anche gli abitanti del villaggio di Kappelen, nel Seeland bernese. Qui si sono misurati addirittura 0,35 milligrammi per litro del prodotto fitosanitario, una quantità decisamente superiore agli 0,1 microgrammi fissati nell’ordinanza sulla protezione delle acque. «Siamo nel cuore dell’orto della nazione e qui la terra viene coltivata in maniera intensiva. È quindi ovvio che nelle nostre acquee sotterranee si riscontrino residui di prodotti usati in agricoltura», dice il sindaco Hans-Martin Oetiker. Infatti, il comune di 1500 abitanti si trova nel Grosses Moos, regione situata tra i laghi di Bienne, Neuchâtel e Morat ai piedi del Giura da dove proviene oltre un quarto degli ortaggi coltivati in Svizzera. «Per soddisfare i requisiti di qualità dell’acqua potabile siamo costretti a collegarci agli acquedotti dei comuni vicini di Aarberg e Worben. Un progetto che ci costerà quasi un milione di franchi. Prevediamo di mettere fuori servizio la nostra captazione entro il 2023», continua Oetiker.

Oltre che a Kappelen, i prodotti di degradazione del clorotalonil, i cosiddetti metaboliti, superano il valore limite nelle acque potabili di oltre la metà dei cantoni, tra cui anche il Ticino. Ad essere particolarmente toccato è l’Altopiano, territorio coltivato in modo intensivo e dove i residui dei prodotti fitosanitari sono presenti in più del 90% delle stazioni di misurazione delle acque sotterranee. Ciò significa che l’acqua del rubinetto è imbevibile? «La qualità dell’acqua potabile è buona a livello nazionale, mentre a livello regionale sono necessari dei miglioramenti», indica l’Associazione dei chimici cantonali, autorità responsabile del controllo e dell’analisi.

Attualmente, in Svizzera è permesso l’impiego di circa 300 diversi pesticidi per proteggere verdura, frutta e cereali da erbacce, insetti e funghi. Se buona parte delle 2000 tonnellate di prodotti fitosanitari impiegati annualmente nella Confederazione si degrada e viene assorbita dal terreno, una parte raggiunge le acquee sotterranee da dove proviene l’80% dell’acqua potabile consumata in Svizzera. Una risorsa fondamentale per l’approvvigionamento idrico e che viene controllata regolarmente da un programma di monitoraggio congiunto di Confederazione e cantoni tramite 600 stazioni di misurazione distribuite sull’intero territorio nazionale. Nel suo ultimo rapporto, l’Osservazione nazionale NAQUA evidenzia che la qualità delle acquee sotterranee è compromessa in modo duraturo, soprattutto da nitrati e residui di prodotti fitosanitari. Dato il lento rinnovo delle acque del sottosuolo è quindi importante adottare misure preventive sul lungo termine per proteggere il «pozzo della nazione».

Ed è proprio ciò che vogliono due iniziative popolari – «Per una Svizzera senza pesticidi sintetici» e «Acqua potabile pulita e cibo sano» – depositate presso la Cancelleria federale nella primavera 2018 e su cui si voterà probabilmente nell’estate del 2021. In estrema sintesi, i due oggetti chiedono di vietare l’uso di pesticidi sintetici in agricoltura e di versare pagamenti diretti solo alle aziende agricole che non vi fanno ricorso. Il Consiglio federale si è già espresso al riguardo, respingendole senza controprogetti. Così anche il Consiglio nazionale nel giugno 2019. Lunedì scorso, le iniziative sono state trattate in Consiglio degli Stati, dove sono state ampiamente bocciate dai senatori, perché considerate troppo «radicali». Stando a vari sondaggi, le due iniziative godono però di un ampio sostegno nella popolazione. Le due proposte rispondono a una diffusa preoccupazione delle svizzere e degli svizzeri per quanto riguarda la presenza di sostanze inquinanti nell’acqua potabile e a una crescente sensibilizzazione sulle questioni ambientali. Per scongiurare un sì alle urne, nell’agosto 2019 la Commissione dell’economia e dei tributi del Consiglio degli Stati ha presentato l’iniziativa parlamentare «Ridurre il rischio associato all’uso di pesticidi», una normativa che formalmente non costituisce un controprogetto alle due iniziative popolari. Con il suo progetto, la commissione vuole disciplinare in modo più severo l’impiego dei pesticidi. Uno degli obiettivi della riforma di legge è dimezzare entro il 2027 i rischi riconducibili all’impiego di prodotti fitosanitari per le acque superficiali, gli habitat naturali e la falda freatica. L’iniziativa parlamentare, approvata dalla Camera dei cantoni nell’attuale sessione, passa ora al vaglio del Consiglio nazionale.

Tale progetto segue la scia di altri provvedimenti volti a limitare l’impiego di pesticidi. Tra questi ricordiamo il «Piano d’azione dei prodotti fitosanitari», presentato nel 2017 dal Consiglio federale. Uno dei suoi obiettivi non vincolanti è la riduzione di un terzo dei pesticidi con un «particolare potenziale di rischio» entro dieci anni. I risultati raggiunti finora sono però deludenti. Stando agli ultimi dati pubblicati dall’Ufficio federale dell’agricoltura, il volume totale delle vendite di sostanze antiparassitarie è rimasto pressoché invariato negli ultimi dieci anni, fatta eccezione per gli erbicidi in cui si registra un calo del 33 per cento. Nel 2018 sono state vendute 2050 tonnellate di fungicidi, insetticidi, diserbanti, appena 200 in meno rispetto al 2008.

Con la Politica agricola 22+ (PA22+), il governo intende ora dotarsi di un altro strumento per salvaguardare l’ambiente e l’acqua potabile, per esempio tramite misure volte a favorire l’impiego di prodotti fitosanitari più ecologici e riducendo le emissioni di azoto e fosforo. Tuttavia, proprio la Commissione dell’economia e dei tributi del Consiglio degli Stati ha proposto di sospendere il dibattito sul messaggio PA22+ perché non soddisfatta del disegno di legge del Consiglio federale. Con il postulato «Futuro orientamento della politica agricola», la commissione chiede un ulteriore rapporto al governo, documento che sarà disponibile al più tardi nel 2022. Se la proposta di sospensione sarà approvata dalla Camera dei cantoni nella prossima sessione, i provvedimenti per tutelare l’acqua potabile rischiano di finire in ghiacciaia per mesi o anni.

Invece servirebbero misure incisive, sistematiche e immediate per proteggere la più importante risorsa d’acqua potabile in Svizzera, quella nel sottosuolo. Infatti, i divieti, come quello per il clorotalonil, hanno effetto sul lungo termine visto che i processi di degradazione sono molto lenti. Per esempio, l’erbicida «atrazina» è stato proibito da oltre dieci anni, eppure i suoi residui sono ancora presenti nelle risorse idriche del sottosuolo. Per il sindaco del villaggio di Kappelen, il problema è invece pressante. «Le autorità cantonali mi hanno dato due anni di tempo per ridurre la concentrazione di metaboliti di clorotalonil nell’acquedotto comunale. Non do certo la colpa ai contadini della regione», sostiene Hans-Martin Oetiker, mentre vicino transita un trattore che ha appena lasciato un campo di barbabietole da zucchero. «Loro hanno solo impiegato i prodotti fitosanitari permessi dalla Confederazione».