Il franco rafforzato dai cali dell’euro e del dollaro

Non ha ancora assunto il ruolo di bene rifugio però il suo potere d’acquisto è migliorato sensibilmente
/ 22.11.2021
di Ignazio Bonoli

Da qualche settimana il franco svizzero ha subito qualche spinta al rialzo, soprattutto nei confronti dell’euro, ma anche del dollaro, in misura più contenuta. Questi movimenti hanno sorpreso gli esperti del ramo, che faticano a trovare una spiegazione. Spesso le pressioni al rialzo sul franco sono dovute alla ricerca del tradizionale bene rifugio, di solito all’approssimarsi di una crisi.

Non è però quanto si sta constatando di questi tempi. Le maggiori economie mondiali stanno uscendo, forse meglio del previsto, dalla pandemia che ha colpito il mondo intero in fasi successive. I molti provvedimenti adottati in questo ambito hanno ottenuto risultati significativi e le previsioni di crescita per questo e per il prossimo anno sono generalmente positive.

Qualche difficoltà si sta comunque affacciando, da un lato a causa dell’aumento dei prezzi del petrolio, dall’altro dall’insufficiente fornitura di materie prime e di semilavorati, che rallentano la produzione industriale. In questo contesto si verifica inevitabilmente un aumento dei prezzi, che però – per il momento – non si riflette ancora sui tassi di inflazione dei singoli Paesi. In Svizzera uno degli effetti favorevoli del rialzo del franco è proprio quello di creare un ostacolo all’importazione di inflazione.

Anche le variazioni del tasso di cambio non sono ancora tali da creare forti preoccupazioni. Tuttavia in un mercato molto liquido come quello svizzero si fanno comunque notare. Ma, come detto, anche per gli esperti riesce difficile scoprirne le cause. L’economia non ha problemi difficili da risolvere, la borsa veleggia da tempo sui livelli massimi, le aziende pubblicano buoni risultati trimestrali e la stessa economia mondiale – globalmente – non dà segni di debolezza.

La situazione del franco svizzero presenta qualcosa di eccezionale. Infatti, di solito, il franco si rinforza in periodi di crisi (economica o anche politica) o in caso di stagnazione dell’economia in generale o in Paesi importanti. C’è comunque chi pensa che la situazione sia passeggera e non al riparo da eventuali turbolenze, soprattutto in Europa.

Un fattore però attira gli sguardi del mondo intero sul franco ed è il basso tasso di inflazione in Svizzera, rispetto a molti altri Paesi. Negli ultimi tempi i prezzi sono aumentati in parecchi Paesi in modo superiore a quelli svizzeri. Nel mese di ottobre, in Europa, l’aumento era del 4,1% e negli Stati uniti del 6,2%. In Svizzera l’aumento era limitato all’1,2%. Euro e dollaro hanno quindi perso potere d’acquisto in misura ben superiore al franco.

Il concetto di potere d’acquisto viene spesso utilizzato nei confronti fra le monete delle varie aree valutarie. In sostanza il tasso di cambio riflette quindi le differenze nei tassi di inflazione. La moneta dei Paesi con inflazione alta perde valore, mentre quella dei Paesi con inflazione bassa ne guadagna. L’investitore tiene però conto anche del potere d’acquisto reale. Il tasso di interesse nominale viene infatti ridotto dall’effetto del tasso di inflazione. Anche in questo caso il franco svizzero gode di una posizione privilegiata.

Gli economisti dell’Ubs hanno valutato quale sia stata la perdita del potere d’acquisto dalla fine del 2020 e hanno constatato per l’euro un calo da franchi 1,18 a franchi 1,11. La perdita di potere d’acquisto è quindi inferiore alle quotazioni di mercato del franco (1,08 sull’euro). Quindi anche la rivalutazione del franco è inferiore a quella di mercato. Queste considerazioni potrebbero indurre la Banca nazionale a ridurre il limite di intervento sull’euro, che è attualmente di 1,05 franchi.

Ma anche queste valutazioni non portano a concludere un rafforzamento del franco, ma piuttosto un indebolimento dell’euro. Cosa che però non preoccupa la Banca centrale europea, che tende ancora a praticare una politica espansiva, con bassi tassi di interesse. Questo limita comunque le possibilità di intervento della Banca nazionale svizzera che deve tollerare un alto tasso di cambio del franco, pur procedendo ad acquisti selettivi di euro. Non ci saranno più acquisti di divise per 51 miliardi, come l’anno scorso. Cosa che i dati trimestrali dovrebbero confermare. Del resto anche l’industria svizzera d’esportazione è oggi meno preoccupata del tasso di cambio del franco piuttosto che delle difficoltà nella produzione e nella catena di rifornimenti.