Geopolitica sottomarina

Nord Stream 2 - Il caso Navalny potrebbe avere ripercussioni sulla costruzione del gasdotto che serve a trasportare gas russo in Europa e soprattutto in Germania
/ 14.09.2020
di Lucio Caracciolo

La temperatura dei rapporti fra Germania e Russia, e più in generale fra Russia e Occidente, si prende oggi nei fondali del Mar Baltico, presso la costa tedesca, nel Land del Meclemburgo-Pomerania Anteriore. Qui si stanno posando gli ultimi chilometri di tubo di un gasdotto sottomarino deputato a trasportare direttamente dal produttore russo al consumatore tedesco – e poi di altri paesi europei – enormi quantitativi di gas siberiano. Il tubo è denominato Nord Stream 2, a significare che si tratta del raddoppio in parallelo di una conduttura già funzionante, che parte dall’area di San Pietroburgo e sbuca a Greifswald, dopo aver percorso sott’acqua 1.230 chilometri. Contro il primo Nord Stream, senza successo, e contro il suo attuale raddoppio, forse con esito migliore, si battono americani e loro alleati baltici, in specie polacchi.

A questi ultimi si deve il battesimo polemico del progetto Nord Stream quale «gasdotto Molotov-Ribbentrop». Visto da Varsavia, è la riedizione energetica dell’intesa antipolacca fra Germania e Unione Sovietica, che nel 1939 fu premessa dell’aggressione di Hitler, poi seguito da Stalin, alla Polonia. Enfasi volutamente eccessiva, a significare il grado di opposizione del maggiore fra i paesi baltici intermedi a una iniziativa considerata assai poco motivata sotto il profilo energetico e invece carica di dinamite geopolitica: nientemeno che infilare un cuneo lungo l’Oder-Neisse fra mercato comunitario del gas e mercato dell’Est, condizionato dai russi. Di più, fra Occidente e Russia imperialista.

Su questa linea è da tempo schierata l’America, anche se Trump in una prima fase aveva evitato di insistere nella critica al gasdotto. In gioco, dal punto di vista americano, oltre alle considerazioni di carattere strategico-geopolitico, la commercializzazione del gas naturale liquido (gnl) prodotto da aziende di casa, in competizione con il gas russo trasportato via tubo. Quando russi e americani si scontrano sul fronte energetico, in ballo c’è molto di più.

Finora la Germania ha sostenuto il progetto, affermando che si tratta di un gasdotto fondamentale per il suo approvvigionamento. Ad Angela Merkel è anche scappato, un paio d’anni fa, che Nordstream 2 ha un segno «politico» – si legga: «geopolitico», termine ancora non del tutto sdoganato nel mainstream comunicativo tedesco. Oggi quello che sembrava un dato sta virando in oggetto di scontro (geo)politico. Anche interno alla Bundesrepublik, dove i partiti si dividono e sono divisi in casa propria sulla opportunità o meno di completare l’opera. Chi propone di bloccarla, chi sostiene sia meglio finirla, chi suggerisce una moratoria di due anni. Merkel si è riservata una pausa di riflessione, dopo aver difeso ripetutamente il nuovo tubo, che dovrebbe raddoppiare la capacità massima di Nordstream, portandola da 55 a 110 miliardi di metri cubi annui.

La crisi bielorussa e l’avvelenamento di Alexej Navalny hanno gettato benzina sul fuoco della disputa su Nordstream 2, al quale lavorano insieme a Gazprom colossi energetici tedeschi, francesi e olandesi. Il fuoco di sbarramento degli europei centro-orientali sta trascinando il resto dell’Ue su posizioni sempre più critiche rispetto al gasdotto. L’idea è che non si possa lasciare impunito il tentato omicidio di Navalny – attribuito sottovoce a Putin, anche in assenza di prove – e si debba lanciare un avvertimento a Mosca: non osi invadere la Bielorussia per sedare la rivolta. Gli Stati Uniti stanno cercando di compattare il fronte Nato su questa linea.

Non sarà facile bloccare del tutto Nordstream 2. Anche perché la Germania ne ha davvero bisogno. Sanzionare la Russia in questo caso equivale a sanzionare la Germania. Come già accaduto nel caso ucraino, gli Stati Uniti, che non hanno vincoli energetici e commerciali con la Russia, colpendo Mosca intendono punire anche la Germania e altri europei, di cui non si fidano affatto.

Dall’esito di questa partita, apparentemente energetica di fatto geopolitica, dipenderà molto del futuro non solo delle relazioni intercorrenti fra Germania, Russia e Stati Uniti, ma degli assetti geopolitici continentali. Il richiamo di Washington è chiaro: tutti siamo invitati a stare da una parte (America) o dall’altra (Russia e naturalmente anche Cina).