Film e parole contro l’indifferenza

Dal 13 al 17 ottobre si terrà a Lugano l’ottava edizione del Film festival diritti umani negli spazi dei cinema Corso e Iride. Un’occasione per riflettere sulle tragedie che si trascinano nel mondo
/ 11.10.2021
di Romina Borla

In mezzo al trambusto quotidiano, alle mille faccende da sbrigare, capita di accendere distrattamente la radio: melodie conosciute mescolate ai notiziari. Elenchi delle tragedie che si trascinano nel mondo. Violenze, guerre e altre catastrofi. Drammi che non capiamo fino in fondo e che tendiamo a rimuovere per ributtarci nel flusso della vita che conosciamo, comoda e agitata. Ma quest’indifferenza non è sempre data dall’egoismo, spesso deriva dalla paura e dal bisogno di proteggerci. Per contrastarla ritorna il Film festival diritti umani Lugano (Ffdul), giunto alla sua ottava edizione. Si terrà dal 13 al 17 ottobre negli spazi dei cinema Corso e Iride, i quali ospiteranno 29 proiezioni, tra cui 7 prime svizzere e 5 cortometraggi. Alcune di loro saranno fruibili sulla piattaforma www.festivaldirittiumani.stream. E quest’anno, dopo la pausa del 2020, torneranno anche le proposte per le scuole: 6 pellicole e altrettanti incontri per discutere. Momenti di riflessione e condivisione che seguiranno tutte le proiezioni del festival, arricchiti dalla partecipazione di ospiti da tutto il mondo (compresa la nostra collaboratrice Francesca Marino che parlerà del Tibet).

Al regista rumeno Alexander Nanau – presente al Ffdul con «Collective», nominato agli Oscar 2021 – sarà assegnato il premio «Diritti umani per l’autore». Il suo documentario racconta uno dei peggiori casi di malasanità e corruzione europea, rivelato da un’inchiesta giornalistica, partendo dall’incendio in un nightclub di Bucarest (chiamato appunto Collective). Tra le figure di spicco di cui si discuterà a Lugano anche Oleg Sentsov, regista ucraino ingiustamente accusato di terrorismo dal Governo russo e per questo incarcerato 5 anni. Anni in cui realizza in condizioni drammatiche «Numbers»: la vita di 10 personaggi, 10 numeri, bloccati in una quotidianità regolata da regole severe stabilite dal Grande zero e fatte rispettare da giudici armati. Nel programma anche Salomé Jashi con «Taming the garden», le vicende dell’ex primo ministro della Georgia con l’hobby di collezionare alberi secolari trasportandoli nel suo giardino privato e sradicandoli altrove, snaturando enormi aree naturali.

Mentre il siriano Feras Fayyad, già sulla passerella degli Academy awards con «Last men in Aleppo», al Ffdul porterà «The Cave» sull’operato della pediatra Amani Ballour, responsabile di un ospedale sotterraneo alle porte di Damasco, in cui si tenta di aiutare le vittime della guerra, in primis i bambini. Il documentario di produzione svizzera «Sous la peau», di Robin Harsch, narra invece la transizione di tre adolescenti transessuali. E non è finita qui. Si racconterà della ribellione delle donne egiziane, di Srebrenica, dei movimenti di protesta in Cile antecedenti lo storico voto, nell’ottobre 2020, per una nuova Costituzione, del dramma afgano e della pericolosa rotta del Mediterraneo ecc.

Inoltre quest’anno il festival presenta una novità. Inaugura una formula che vuole mantenere nelle edizioni future. Si tratta di un focus tematico che sarà esplorato nei suoi diversi aspetti grazie a una scelta di film a cui seguiranno degli approfondimenti. Si parte con il «Focus su diritti e tecnologia» curato dalla giornalista Chiara Fanetti e dedicato a misurare il nuovo «campo di battaglia» delle tecnologie, tra algoritmi e intelligenze artificiali. «Non è questo il momento di assopirci», afferma il presidente del Ffdul Roberto Pomari. «Mai come in quest’epoca dobbiamo restare vigili e attenti, pronti a denunciare quanto sta accedendo da noi e nel mondo attraverso i film, le riflessioni e i dibattiti. Senza un’umanità protesa verso un obiettivo comune, è difficile raggiungere dei traguardi». Per informazioni e programma: www.festivaldirittiumani.ch.