Ecco che cosa non ha funzionato

Piemonte – 3. parte Il governatore Alberto Cirio concentrato su una ripartenza prudente. I contagi nella sanità e i morti nelle Rsa
/ 11.05.2020
di Alfio Caruso

Passa e ripassa nei tg di parecchie reti il ragazzo in bici, che imboccando il viale dalle parti del Po lascia il manubrio, alza le braccia al cielo, lancia l’urlo «Libertà». Anche Torino e il Piemonte festeggiano da giorni la fine dell’isolamento, ma con il tremore quotidiano che dai numeri possa giungere l’obbligo di tornare a chiudere tutto. La regione è infatti salita al secondo posto fra quelle più esposte al virus e senza esser ancora riuscita a individuarne le cause. In Lombardia è avvenuta la mattanza delle case di riposo, del mancato allarme a Codogno e ad Alzano, della tardiva applicazione della zona rossa a Bergamo. Il Piemonte, invece, è precipitato in aprile con un aumento esponenziale dei morti quando in marzo stava in una fascia di mezzo, diciamo di misurato allarme con ricoveri negli ospedali e nei reparti di terapia intensiva abbastanza contenuti. Al massimo s’ironizzava sul suo presidente Alberto Cirio, unico fra i colleghi al vertice delle regioni ad aver contratto il virus. Cirio se l’è cavata in quattro settimane, ma 3500 suoi corregionali, no.

Al solito sono mancati tamponi, mascherine, guanti, ma per lunghe settimane nessuno se n’è curato. Allorché è scattato l’allarme era troppo tardi, le strutture sanitarie hanno dovuto affrontare un’esposizione alla quale non erano preparate. Cirio ha avuto il buon gusto di non incolpare il predecessore, il democratico Chiamparino: ha soltanto invocato l’attenuante di essere in carica da soli sette mesi. Anche in Piemonte non ha funzionato la medicina sul territorio, la capacità d’intercettare i contagiati prima che invadessero gli ospedali. Ma le carenze sono state pure altrove. Tutte le email inviate alla Asl di Torino con la segnalazione dei casi sospetti di Coronavirus sono andate misteriosamente smarrite. Dentro le case di riposo il contagio ha dilagato. Nel caos molti hanno perso la testa: la dottoressa Renata Gili della guardia medica di Cuneo ha raccontato di esser risultata positiva al tampone, tuttavia costretta a lavorare a causa dell’emergenza totale.

Avrà infettato i suoi pazienti? Una delle tante domande senza risposte. Lo stesso dicasi dei casi in provincia di Alessandria, la più colpita in percentuale. E per la neomamma di Dogliani tornata a casa guarita, un mese dopo aver dato alla luce la secondogenita, troppi hanno dovuto dire addio alla vita lontani da ogni conforto, da ogni affetto.«Sto combattendo la più grande battaglia che il Piemonte si sia trovato ad affrontare dalla fine della Seconda guerra mondiale con l’esercito che ho ereditato», ha affermato Cirio guardato ora in maniera interrogativa dagli ex della Lega. Lui, infatti, è stato uno dei pochissimi ad aver fatto il cammino inverso: nel 2004 ha lasciato la creatura allora di Bossi per approdare in Forza Italia. Si disse che l’aveva cercato Berlusconi in persona, intrigato dal cammino del giovanissimo agricoltore laureato in legge, che nel 1995 aveva esordito raggranellando 100 misere preferenze alle elezioni comunali di Alba, la patria del tartufo.In seguito non ha sbagliato un colpo: dal seggio in Europa fino alla sfida per la presidenza dello scorso luglio contro un mostro sacro della Sinistra, Sergio Chiamparino, amato e stimato pure fuori dal proprio recinto.

Per Cirio era stato un successo eclatante, ben oltre l’evidente disparità delle forze in campo: quasi il 50 per cento contro il 35, l’immediata telefonata di Chiamparino con l’augurio di fare meglio di quanto non avesse fatto lui.A sparigliare le carte ha provveduto la pandemia. Cirio è conscio di giocarsi la rielezione, pur essendo quasi all’inizio del mandato, e forse il futuro. La Lega non dimentica l’antico tradimento e si chiede per quale motivo abbia dovuto lasciare la presidenza a un partito che ha un quarto dei suoi voti. Gli avversari lo accusano di trascorrere troppo tempo su Facebook, di andare al traino della corrente senza curarsi di fortificare le difese in vista di una possibile ripresa del contagio. Lui ha risposto ricordando che viene da una terra, in cui la natura da secoli insegna agli uomini che bisogna saper aspettare. In realtà ha reso obbligatorie le mascherine per chi esce di casa e prolungato il periodo di serrande abbassate per negozi, chioschi, circoli.

È stata così bruciata la rinascita del Valentino, il famoso parco torinese: per l’estate avevano programmato la riapertura di discoteche e cocktail bar in tandem con la riapertura dei locali negli storici Murazzi, la suggestione della movida lungo il Po. Tutto cancellato. Anzi, le previsioni della statistica danno i brividi con più morti della stessa Lombardia entro la fine di maggio.La regione ha destinato 800 milioni di Euro, la gran parte a fondo perduto, per la ripartenza economica. Tuttavia la cura massima è nello stabilire le responsabilità dei decessi nelle case di riposo. Per allontanare da sé ogni sospetto Cirio ricorda l’ordinanza del 23 febbraio: chiusura di tutti gli accessi alle strutture assistenziali del Piemonte, sanificazione dei percorsi, precise regole comportamentali del personale sanitario. È bastato per il primo mese, non per il secondo, malgrado il sacrificio di medici e infermieri. Cirio insiste sulla precaria organizzazione dei medici di base. Ha istituito l’immancabile task force, guidata dall’ex ministro della Salute Fazio, per capire che cosa sia avvenuto e che cosa, soprattutto, bisognerà fare. Benché non lo dica, Cirio confida che l’accertamento delle responsabilità riguarderà medici e dirigenti nominati dalla precedente gestione.

Per un domani, al quale non vuole rinunciare, il territorio si organizza come può. A Saluzzo nella casa di riposo Tapparelli hanno ricoperto il cancello d’ingresso con uno strato di plexiglas. Così gli anziani ospiti, anche quelli guariti, hanno potuto rivedere figli e nipoti, allungare una mano con l’illusione di poter toccare le loro. Dalla Regione era giunto il consiglio di non far entrare i visitatori sino a giugno, allora Cristina Bernardi, la coordinatrice dei servizi, ha studiato la fantasiosa soluzione. Il suo immediato successo ha spinto altre case di riposo ad adottarla. Il plexiglas viene sfruttato anche nell’antica basilica di Oropa a Biella. Serve a isolare le posizioni dei fedeli nei banchi, dove non si possono rispettare le distanze.

A Casale Monferrato hanno predisposto ciotole con cibo nella speranza di attrarre nuovamente i due caprioli venuti a passeggiare in centro. Nel Parco Valgrande, dalle parti di Verbania, via libera alle escursioni, ma con l’obbligo di rientrare a casa la sera; proibito l’impiego della tenda, rifugi chiusi. Considerato il divieto di usare i bagni dei bivacchi, non restano che i cespugli. L’assessore regionale Matteo Marnati ha inviato una lettera alla presidente della Confederazione Elvetica, Simonetta Sommaruga, per chiedere la riapertura del valico minore Ponte Ribellasca/Camedo. La sua chiusura, dovuta al contenimento del virus, ha creato parecchi disagi ai transfrontalieri italiani, costretti a percorrere un tragitto più lungo di diversi chilometri per raggiungere il posto di lavoro.Nella speranza che domani sia davvero un altro giorno.