Covid-19, un’arma biologica

Pakistan – Il governo sta usando il lockdown per massacrare i civili in Balochistan
/ 01.06.2020
di Francesca Marino

«L’esercito sta deliberatamente diffondendo il virus, tenendo di proposito nel campo di Taftan un centinaio di persone ammalate di Covid-19 a stretto contatto con altre quattromila e più persone rinchiuse nello stesso campo col pretesto della quarantena obbligatoria. Penso che i militari stiano usando il virus per aggravare ulteriormente, indisturbati, la stretta sul Balochistan e continuare il vero e proprio genocidio della sua popolazione». Il dottor Allah Nizar, che oltre a essere un medico è il leader del Balochistan Liberation Front, non usa mezzi termini.

E non è il solo. Da quando la pandemia, in marzo, ha investito il Pakistan, il governo di Islamabad è stato messo sotto accusa da più fronti. Per non aver reagito né prontamente né adeguatamente all’emergenza, anzitutto: mentre il premier Imran Khan dichiarava difatti che il Covid-19 è «poco più di un’influenza che ammazza soltanto i vecchi» e si rifiutava di mettere il Paese sotto lockdown, l’esercito scendeva in campo, dimostrando ancora una volta chi comanda davvero nel Paese, per dichiarare il lockdown suddetto. Non prima però di aver creato cosiddetti «campi di quarantena» non in ogni regione o distretto ma soltanto, guarda caso, in posti considerati «turbolenti». Come il Balochistan, appunto. Dove il campo di Taftan, più che di un campo di quarantena, è diventato un campo di sterminio di massa: gestito dall’esercito, anzitutto, invece che dalla sanità pubblica.

Più di quattromila persone ammassate dentro a tende di emergenza. Senza medici, senza medicine, senza mascherine, guanti o disinfettanti e senza nemmeno sapone per lavarsi le mani. Senza cibo, così da costringere gli ammalati ad andare nel villaggio più vicino per procurarsi da mangiare, o a scappare diffondendo ulteriormente il contagio. Le persone contagiate, o presunte tali, vengono inviate a Taftan in quarantena da altre regioni: ma nessuno, nel campo, si preoccupa di fare un test a chi arriva o a chi è già nel campo. Semplicemente, perché i test non sono disponibili, e non ci sono medici a sufficienza. Ci sono i medici volontari del luogo, che fanno quello che possono non disponendo né di attrezzature né di medicine. Ma anche loro sono pochi perché vengono regolarmente presi di mira dall’esercito e dai servizi segreti, e scompaiono o vengono uccisi: come la maggioranza di quelli che, in Balochistan, alzano la testa o cercano di alleviare le disperate condizioni della popolazione.

In Balochistan, difatti, non ci sono ospedali. L’unico ospedale statale degno di questo nome, e l’unico ad avere le attrezzature necessarie a curare il Covid o a prestare cure specialistiche, è l’ospedale di Quetta, Dove si trovano soltanto quattro respiratori, a fronte dei 600 presenti in Punjab. Gli altri ospedali non hanno nemmeno le attrezzature di base e in molti non ci sono nemmeno medici o infermieri: si tratta di malinconici gusci vuoti abbandonati sin dai tempi in cui sono stati costruiti. Ci sono poi gli ospedali militari, che però sono stati chiusi al pubblico dall’inizio della pandemia e curano soltanto l’esercito e i suoi pupilli. Per il resto, anche senza emergenza pandemia, nella regione la gente continua a morire: a morire di parto, a morire alla nascita, a morire di polio e di qualunque altra malattia che, altrove, può essere facilmente curata. Ma, soprattutto, la gente continua a morire di un virus peggiore e diffuso su tutto il territorio: le pallottole.

Durante l’emergenza Covid, il Balochistan ha registrato un aumento agghiacciante di omicidi e di casi di persone scomparse, quelle «sparizioni forzate» che Amnesti e altre organizzazioni internazionali continuano da tempo a denunciare. Nel solo mese di aprile, in pieno lockdown, sono scomparse più di cento persone e ci sono stati più di venti omicidi. Per mano dell’esercito, per dei famigerati corpi militari dei Frontier Corps e per mano delle cosiddette «Death Squad», gli squadroni della morte. Le Death Squads sono state create dai servizi segreti per combattere i nazionalisti Baloch e per eseguire in nome e per conto dell’intelligence lavori particolarmente sporchi. Non a caso le fosse comuni scoperte nel 2014, e di cui il parlamento inglese ha recentemente dichiarato di «essere a conoscenza», si trovano nell’area adiacente alla «prigione privata», fornita di apposite celle di tortura, del più famigerato comandante delle Death Squads: Shafiq Mengal.

Candidato, tanto per capirsi, alle ultime elezioni pakistane e gestore, tanto per fare buon peso, di campi di addestramento terroristici. D’altra parte l’altro famoso leader degli squadroni, Fayyaz Zangijav, è un membro di rilievo del partito al governo in Balochistan: partito formato in fretta e furia, durante le scorse elezioni, dall’intelligence di Islamabad. Come sostiene la presidente del Baloch People’s Congress Naila Qadri, il virus si è trasformato nell’ennesima arma a disposizione del governo centrale: «Il Pakistan sta adoperando il Covid-19 come una vera e propria arma biologica per portare a termine il suo progetto di pulizia etnica della regione. Il mondo dovrebbe almeno prenderne atto».