Aria di guerra su Formosa

Conflitto Cina-Usa - Nella regione del Mare Cinese si concentra la rivalità tra due superpotenze, ognuna volta a difendere la sua supremazia: Taiwan nel frattempo è pronta ed armata
/ 28.09.2020
di Lucio Caracciolo

Taiwan misura la temperatura dello scontro Usa-Cina. Oggi il barometro segnala tempesta in formazione al largo dell’isola che chiamavamo Formosa. Per Pechino, provincia ribelle che entro massimo il 2049 deve tornare a casa, con le buone o con le cattive. Per Washington, spina nel fianco della Cina comunista, da sostenere e armare contro le mire di Xi Jinping. E da accompagnare gradualmente verso la piena e dichiarata indipendenza. Così a formare, insieme ad altre Cine da ricavare scavando nel corpo della Repubblica Popolare, una famiglia di entità siniche deboli e filoamericane.

Perché Taiwan è così importante? Si osservi la sua collocazione geografica. L’isola, con i suoi arcipelaghi minori, tra cui alcuni a un tiro di schioppo dalle coste della Repubblica Popolare, è spartiacque naturale delle rotte strategiche che collegano l’Estremo Oriente all’Europa e quindi alle Americhe. Quelle stesse rotte cui nel 1941 gli Stati Uniti vollero applicare un blocco navale che avrebbe strangolato il Giappone. E che spinse quindi il Sol Levante a scatenare l’attacco a Pearl Harbour con cui si suicidò, consegnandosi all’impero americano. La Cina di Xi non vuole fare la stessa fine.

Il compromesso elaborato dalle diplomazie cinese e americana si basa sul principio della «Cina unica»: esiste un solo Stato cinese. Dove Pechino intende se stessa, Taipei (capitale di Taiwan) idem. Ambiguità che ha permesso alle due Cine di convivere e di stringere forti e proficui legami commerciali. Ora questo equilibrio è entrato in crisi. L’acuirsi del duello fra Stati Uniti e Cina lo sta destabilizzando. Non passa giorno senza che Pechino minacci Taipei di rappresaglie «intollerabili» se continuerà ad accentuare il suo profilo indipendentista, sobillata da Washington. Mentre dalla Casa Bianca partono bordate contro il nefando regime di Xi, oppressore del popolo cinese e minaccioso eversore dell’ordine nello Stretto di Formosa. E nel mondo.

La Cina sta accelerando la militarizzazione del Mar Cinese Orientale e di quello Meridionale, a cavallo dei quali si trova Taiwan. Lo scopo è di farne un mare interno, trampolino di lancio verso gli oceani. I suoi Caraibi, con Taiwan nei panni di Portorico. Premessa del controllo di quei mari, come gli Usa gestiscono il Golfo del Messico. Senza l’esportazione, in gran parte lungo le vie marittime, l’economia cinese deperisce. E con essa la legittimità della dinastia rossa.

Nelle ultime settimane sia gli americani che i cinesi hanno svolto esercitazioni aeronavali in quelle acque contestate. Il rischio di un incidente, scintilla dal quale potrebbe scaturire un incendio bellico, cresce ogni giorno di più. Il Giappone è particolarmente preoccupato dalla prospettiva di una guerra per accidente, visto che è il massimo alleato regionale degli Usa e la Cina è suo primo partner commerciale. Infatti a Tokyo si accelera il riarmo. Tutti sanno, poi, che il Giappone impiegherebbe solo un paio di mesi per dotarsi di un arsenale atomico.

Nei laboratori strategici cinesi, americani e giapponesi, come degli altri paesi dell’area, da tempo si studiano i piani di guerra. Non sarebbe insomma un conflitto così accidentale, se mai scoppiasse. Cinesi e americani vorrebbero contenerlo nei limiti di una «guerra del litorale», negli arcipelaghi e nelle isole del Mar Cinese Meridionale e di quello Orientale. Ma si sa, le guerre cominciano in un modo ed involvono verso scenari imprevedibili.

Le ripercussioni della tensione sino-americana stanno già facendosi sentire ovunque, Europa compresa. Finora investono l’economia e la tecnologia. Ma non è affatto escluso che in caso di guerra aperta attorno a Taiwan sia coinvolta anche la Nato. Il suo segretario generale Jen Stoltenberg ne enfatizza il ruolo «globale». Ormai il Patto Atlantico è proiettato quasi ovunque, secondo gli interessi del suo socio principale, gli Stati Uniti. Alcuni Stati membri, in primo luogo Francia e Regno Unito, si stanno attrezzando in vista di un impegno aero-navale nell’Indo-Pacifico. Le premesse per una guerra ci sono quasi tutte. Soprattutto, sarà davvero difficile limitarla. Nel tempo e nello spazio.