Tra il ludico e il dilettevoleĀ - Quando un giocattolo, una bambola, o un pupazzo diventano i protagonisti di una storia
Ć risaputo che il tempo libero sia fondamentale per la crescita dei bambini, e per lo sviluppo della loro autonomia futura. E nulla come il gioco, nelle sue molteplici varianti, può trasformare il tempo libero in unāoccasione per sperimentare, creare, e scoprire. Il giocattolo stimola la fantasia, e regala lāaccesso a mondi immaginari dove, spesso e volentieri, un pupazzo, una bambola, o dei soldatini, diventano protagonisti di incredibili avventure. Ma la magia che il giocattolo porta nel mondo non si limita al periodo dellāinfanzia, tanto che anche noi adulti ci ritagliamo momenti preziosi in cui, attraverso il gioco, leggendo favole e altre storie fantastiche, torniamo un poā bambini, rinegoziando il confine fra il reale e la fantasia.
Oppure, semplicemente, lāadulto si rende utile fornendo al bambino la cornice adatta a sperimentare incontri felici tra lāattivitĆ ludica e la letteratura per lāinfanzia. Lo sa bene la cooperativa bellinzonese Baobab, attiva nellāambito dellāintegrazione e della solidarietĆ , che di recente si ĆØ fatta promotrice de Ā«La notte dei pupazziĀ»: una bella iniziativa di carattere ludico, ma anche educativo, rivolta ai bambini e alle bambine dai tre agli otto anni e ai loro pupazzi e orsacchiotti preferiti. Durante una serata che si ĆØ svolta presso la biblioteca interculturale della cooperativa, in Via Magoria 10, i partecipanti hanno ascoltato storie lette ad alta voce in compagnia dei loro amici di pezza. Poi, a una certa ora, mentre i bambini tornavano a casa a dormire, pupazzi e orsacchiotti sono rimasti soli, passando la notte in biblioteca. Il mattino successivo, i bimbi sono tornati a riprendere il loro pupazzo. Cosa avranno combinato i loro amici di pezza, durante la notte, lontano dai loro occhi? ChissĆ quante storie e avventure avranno avuto da raccontare ai bambini lāindomani!
Con la discreta complicitĆ degli adulti ecco che, come per incanto, al mattino i pupazzi si trasformano in messaggeri, consigliando ai bambini nuove storie da ascoltare e da scoprire. Al termine dellāevento, infatti, ogni bambino ĆØ tornato a casa con un libro selezionato accuratamente dal proprio pupazzo preferito.
Questo invito alla lettura rivela molto bene come, per i bambini, non cāĆØ niente di strano se un pupazzo possiede una vita propria. Per loro, i giocattoli sono del tutto simili agli oggetti magici che ritroviamo nelle fiabe, e che sono dotati della qualitĆ unica di trasformare, anche solo temporaneamente, la realtĆ . La centralitĆ del giocattolo nel nostro processo di crescita ĆØ stata più volte sottolineata, oltre che dalla psicologia ā con autori come Jean Piaget o Donald Winnicott ā, anche dalla letteratura, dal cinema, e dal teatro, che hanno ripetutamente insistito sulla possibilitĆ che i manufatti ludici vivano di vita propria.
Anche noi adulti, memori della porositĆ fra immaginazione e realtĆ tipica dei giochi dāinfanzia, a volte ci entusiasmiamo quando un giocattolo, una bambola, un pupazzo, entrano nella letteratura, nel cinema, e nel teatro. Cosa succede quando un oggetto che, giĆ in partenza, ĆØ impregnato di un forte immaginario ludico, entra in uno spazio che, per definizione, ĆØ quello dellāinvenzione?
La carica di evasione propria al giocattolo non può che venire potenziata nello spazio dellāimmaginazione. Lo illustra molto bene Toys. Storie di bambole di soldatini & Co, unāantologia di racconti curata da Christian Delorenzo ed edita da Einaudi nel 2021. Fra Ā«pupazzi che vogliono perdere le cuciture per prendere vitaĀ», Ā«soldatini che bruciano letteralmente di passione per ballerine di cartaĀ», e bambole che vivono in societĆ e abitano case in miniatura, ogni racconto svela scenari sorprendenti dove, in un modo o nellāaltro, i giocattoli diventano i veri protagonisti. Nellāintroduzione alla raccolta ā che propone una scelta di autori quali Nathaniel Hawthorne, Edith Nesbit, Hans Christian Andersen, Agatha Christie, Luigi Pirandello, Katherine Mansfield e Charles Baudelaire ā, Delorenzo ci invita però a mostrare una certa cautela nel decifrare il segreto di tanta vitalitĆ . Dietro a queste manifestazioni di autonomia, ci ricorda il curatore dellāantologia, si intravede pur sempre la trama incessante della fantasia che immagina e proietta. Ma non ĆØ una cosa negativa, tuttāaltro: Ā«perchĆ© le cose possono avere unāanima ā afferma Delorenzo, nellāintroduzione ā, o meglio, possiamo essere noi a dargliela, ed ĆØ in questa attivitĆ profondamente ludica che gli sguardi della tribù, del bambino e dellāartista, ma pure dello scienziato, sāincrocianoĀ». Non bisogna dimenticare, dunque, che la fantasia ĆØ alla base del gioco (il famoso Ā«fare come seĀ»), come hanno ben mostrato autori al pari di Johan Huizinga in Homo Ludens o Roger Caillois in I giochi e gli uomini. Più avanzano i confini della fantasia e dellāimmaginazione, e più sconfina anche lāanima degli oggetti.
E come la mettiamo allora con i giocattoli di ultima generazione, quelli dotati di intelligenza artificiale? Prendiamo Klara, lāinsolita voce narrante dellāultimo romanzo di Kazuo Ishiguro. Klara ĆØ un robot alimentato da energia solare: sistemata nella vetrina di un negozio aspetta, paziente, di trovare un legittimo proprietario. Un giorno, un poā inaspettatamente, arriva Josie, una ragazzina che la elegge nonostante la concorrenza di modelli tecnologicamente più avanzati. Da quel momento Klara dovrĆ essere amica di Josie, starle vicino, sostenerla. Ć lāinizio di una missione di cui Klara coglierĆ progressivamente il senso e la portata, e che le imporrĆ delle sfide a cui dovrĆ far fronte con grande dedizione, sacrificio, e spirito di iniziativa.
Ma allora le macchine possono avere unāanima? Questione di punti di vista. Sebbene, a ben vedere, siamo pur sempre noi a dare dellāintelligente a una macchina, o a regalarle unāanima, anche quando siamo al cospetto di indubbi prodigi della tecnologia. Allo stesso modo, nulla ci impedisce di pensare che anche i manichini dei negozi alla moda potrebbero prendere vita. Mi ĆØ successo questāestate a Londra quando, con la coda dellāocchio, ho visto un manichino in completo Hugo Boss che, dietro la vetrina, correva sul posto. Correva veramente, non sto scherzando. Forse sta ancora correndo: o magari si ĆØ fermato, si ĆØ arreso alla crisi energetica.
