Il religioso – in Ticino nel 1984 e nel 2002 – espresse le sue idee sull’Europa, i valori, il fondamentalismo e lo scetticismo
Ma che cosa è più pericolosa: l’indifferenza religiosa o il fondamentalismo? «È difficile dirlo perché le situazioni possono essere diverse», sottolineava Ratzinger. C’è un fondamentalismo che crea violenza. «Il pericolo qui è di alterare l’essenza della religione, trasformandola da un’apertura a Dio e alla sua creatura umana, in un’opposizione che distrugge l’umanesimo essenziale». Vedi 11 settembre 2001 e suicidi collettivi di certe sette. Ma c’è poi in America – continuava – una parte di mondo protestante che si definisce fondamentalista: «non è fanatica o violenta» ma cerca di «salvare nell’oceano dello scetticismo, la fermezza della moralità e della religione». Anche per quel che riguarda l’indifferenza religiosa bisogna fare dei distinguo. Esistono «un’indifferenza che nasce dall’incapacità di trovare l’evidenza della verità, ma si sente obbligata a mantenere i grandi imperativi umani» e «un’indifferenza che diventa lassismo, mancanza di convinzioni, arroganza. Quest’ultima è una minaccia per l’umanità».
Ratzinger ribadiva: «lo Stato ha bisogno della Chiesa, che certo è molto più di una istituzione di moralizzazione, ma una conseguenza della sua missione è quella di creare le condizioni perché gli uomini si accettino reciprocamente e perché la ragione abbia la libertà necessaria per trovare le soluzioni adeguate ai problemi tecnici». Infine esprimeva la sua ammirazione per Eugenio Corecco (il convegno cadeva nel settimo anniversario della morte di quello che fu il vescovo di Lugano dal 1986 al 1995): «mi aveva impressionato la sua bontà naturale e la purezza di cuore che si vedeva in lui», «un uomo dalla profonda vita interiore e dalla fede vera e intensa», «un fine pensatore».
Il cardinale arrivò a Lugano anche nel maggio 1984. Citiamo l’articolo Don Willy Volonté ricorda le due visite di Ratzinger in Ticino (www.catt.ch): «nessuno dimentica il risotto alla milanese che allestì in fretta e furia mia madre in una casa privata, dal momento che il cardinale preferiva cenare in famiglia piuttosto che in un anonimo ristorante luganese». Erano i tempi caldi del dibattito teologico intorno alla Teologia della liberazione – afferma l’ex rettore del Seminario della Diocesi di Lugano – «e di conseguenza della libertà del teologo nel ricercare l’innesto della fede nel nuovo contesto socio-politico e culturale». Ratzinger parlò di questi argomenti al Palazzo dei congressi, su invito di mons. Corecco.
