Viaggiatori d’Occidente - Da poche settimane, i turisti possono visitare questo Paese: i cinque siti Unesco, le città, il deserto e il resort di lusso sul Mar Rosso, ma non Medina né la Mecca
Era il 1853 quando il leggendario viaggiatore inglese Richard Francis Burton, il primo traduttore delle Mille e una notte, prese parte al pellegrinaggio alla Mecca e a Medina (Hajj) – uno dei cinque pilastri dell’Islam, da compiere almeno una volta nella vita – fingendo di essere un afghano, grazie alla sua eccezionale conoscenza della lingua e della cultura araba. Rischiò la vita, poiché allora come oggi ai non musulmani quei sacri luoghi erano vietati.
Per lungo tempo l’Arabia Saudita ha continuato ad accogliere solo pellegrini, uomini d’affari o al limite immigrati per lavoro, senza nessuna concessione ai comuni turisti internazionali. Poi la svolta, poche settimane fa. A partire dalla fine dello scorso settembre i cittadini di quarantanove Paesi – inclusi Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada, Cina e la maggior parte dei Paesi europei – possono facilmente ottenere un visto turistico valido per tre mesi, anche al loro arrivo. La Mecca e Medina restano loro vietate, ma i turisti possono visitare i cinque siti Unesco, le città, il deserto e resort di lusso sul Mar Rosso.
La promozione del turismo è un tassello importante nel programma di riforme Vision 2030 promosso dal principe ereditario Mohammed bin Salman: attualmente, il turismo contribuisce solo per il 3% al prodotto interno lordo, l’ambizione è salire al 10% entro il 2030, con cento milioni di visitatori.
Le ragioni di questo cambiamento di rotta sono diverse, a cominciare dall’urgenza di diversificare un’economia troppo dipendente dal petrolio. Ma almeno pari è il desiderio di migliorare l’immagine internazionale del Paese. Qualche anno fa quando il fondatore di Lonely Planet, Tony Wheeler, visitò tutti gli «Stati canaglia» del mondo giudicò l’Arabia Saudita peggiore anche della Corea del Nord, specie per il trattamento riservato alle donne. Nel 2016 il Paese si coprì di ridicolo quando tre donne pilota del Brunei, dopo aver fatto atterrare il loro Boeing 787 Dreamliner a Gedda, dovettero affidarsi a un uomo per lasciare l’aeroporto in auto.
Ora va un po’ meglio e questi divieti sono stati attenuati ma diverse attiviste per i diritti delle donne sono finite in prigione. Poco tempo fa le Nazioni Unite hanno condannato l’Arabia Saudita per il mancato rispetto dei diritti umani; e l’omicidio del giornalista del «Washington Post», Jamal Ahmad Khashoggi, nel consolato saudita di Istanbul un anno fa non ha certo migliorato la reputazione del Paese, già sul banco degli imputati per la guerra in Yemen e il sostegno al terrorismo internazionale.
Per far conoscere ai turisti le nuove opportunità è attiva, una campagna Twitter (@visitSaudiNow). E già negli ultimi mesi dell’anno passato alcuni tra i più importanti influencer sono stati invitati a un viaggio di lusso interamente gratuito, purché raccontassero la loro esperienza su Instagram. Alcuni hanno rifiutato, per non collaborare col regime saudita. Altri hanno invece accettato con entusiasmo, mostrando escursioni nel deserto con SUV immacolati e glamping (camping di lusso). Poi hanno visitato l’estremità nord-occidentale del Paese, vicino al Mar Rosso al confine con l’Egitto, dove sorgerà Neon, la città del futuro in attesa di investitori internazionali. Infine, hanno assistito a un altro spettacolo inedito: una gara automobilistica della Formula-E Grand Prix a Dir‘iyya, la città storica culla della dinastia saudita.
Economia e relazioni internazionali sono dunque le ragioni di questa apertura dell’Arabia Saudita al turismo. Il Paese è abbastanza ben preparato per quanto riguarda alberghi, aeroporti eccetera. Ma ha forse sottovalutato le implicazioni sociali di questa scelta. E così le nuove leggi sulla pubblica decenza, da poco promulgate, devono regolare un’infinità di situazioni particolari causate dalla presenza di turisti stranieri. Alcune concessioni sono inevitabili. Per esempio, è apparso subito impensabile imporre alle turiste di indossare l’abaya, il tradizionale abito nero, per nascondere il corpo; ci si limiterà a chiedere loro di vestire «con modestia» (dunque niente pantaloni corti, anche per gli uomini, e occhio a quel che c’è scritto sulla vostra T-shirt). Le turiste straniere potranno prenotare una camera d’albergo o condividerla con un uomo anche senza provare di essere sposati; non è poco per un Paese dove il sesso al di fuori del matrimonio è severamente punito.
Ma molti altri divieti sono rimasti. Niente alcol per esempio, anche se questa scelta vanifica di fatto l’apertura al turismo inglese… Altre regole? Effusioni pubbliche possono costarvi una multa fino a ottocento dollari e se siete dello stesso sesso non pensateci nemmeno: il turismo omosessuale, in crescita ovunque, qui semplicemente non è contemplato. Durante il Ramadan non mangiate o bevete in pubblico di giorno. Potete portare una Bibbia con voi per uso personale, ma non mostratela mai. Come in molte altre parti del mondo, avere droga con sé è rischiosissimo (si arriva fino alla pena di morte).
La vita quotidiana poi è costellata di trappole: ascoltare musica ad alto volume durante le cinque preghiere quotidiane potrebbe costarvi duecentocinquanta dollari di multa, altrettanto se fotografate edifici governativi o persone senza il loro permesso e così via… Ricordate che i giudici sauditi hanno un’ampia discrezionalità, anche se nella maggior parte dei casi il pagamento di una multa dovrebbe evitarvi battiture pubbliche o l’imprigionamento. Anche i turisti insomma dovranno imparare a muoversi in una società tanto diversa dalla loro.
I sauditi sono attirati dalle entrate e dai benefici d’immagine del turismo, ma per poca esperienza non riescono a coglierne tutte le implicazioni. L’idea di permettere certi comportamenti solo ai turisti e non ai propri cittadini è senza dubbio ingenua. Come ha scritto l’antropologo Theron Nuñez, «il turismo, dopo la politica e la guerra, è il più efficace agente di cambiamento nel mondo contemporaneo». E l’Arabia Saudita potrebbe presto ritrovarsi nei panni di un’apprendista stregone che ha risvegliato forze incontrollabili.


