Le difficoltà incontrate cercando di spostarsi in treno tra Germania, Svizzera e Italia
Raggiungere le varie tappe delle nostre vacanze si è rivelato complicato. Questo il programma: la prima tratta, il 24 agosto, da Berlino a Bonn in treno. Da lì, il 30 agosto, intendevamo ripartire, sempre in treno, cioè con la Deutsche Bahn, verso la Svizzera. Per sbarcare – via Basilea e Zurigo – in quel di Sankt Moritz (dove si svolgeva lo Smaff, il festival di video-art engadinese). Un piano «ambizioso» che alla fine ha messo alla prova ben tre reti nazionali: le ferrovie tedesche, quelle svizzere e le ferrovie italiane. Dalle montagne e valli di Sankt Moritz e Sils-Maria, infatti, accompagnati in auto da un amico, volevamo arrivare alla Stazione Centrale di Milano (ricordiamo comunque che settimana scorsa singoli treni passeggeri hanno ricominciato a circolare nel tunnel del San Gottardo, dopo lo stop dovuto al deragliamento). E da qui ripartire alla massima velocità, il primo settembre, con un Freccia Rossa che nel giro di tre ore ci avrebbe catapultati a Roma Termini.
Ancora oggi, ripensando a questa rotta e all’intreccio di reti ferroviarie, non ci è chiaro perché abbiamo osato il giro di mezza Europa in treno. Sì, certo, per motivi «ecologici»… Di fatto però il viaggio in treno dalla capitale tedesca a Sankt Moritz si è rivelata un’esperienza a tratti traumatica. E un vero fallimento per i treni, le locomotive e il personale della «benemerita» DB, la Deutsche Bahn. La prima parte del viaggio infatti, da Berlino a Bonn, è stata a dir poco scandalosa. Siamo partiti speranzosi, e puntuali, dalla Stazione centrale di Berlino il 24 agosto con l’ICE 577, alle 11.05, dal binario 2. Circa 4 ore dopo sarebbe dovuto arrivare al binario 6 della Stazione Centrale di Francoforte sul Meno. Dove, in teoria, 17 minuti dopo saremmo dovuti salire sull’ICE 818 che in un’ora esatta ci avrebbe portati alla stazione di Bonn. Costo del biglietto per persona (abbiamo viaggiato sempre e solo in seconda classe): 98 euro e 15 centesimi. Più altri 4 euro e 90 per riservare i posti, per un totale di 103,05 euro a persona. Peccato solo che l’ICE 818 allo snodo di Francoforte non l’abbiamo mai visto. Né siamo arrivati come previsto alle 16 e 17 a Bonn, dato che il nostro ICE 577 è rimasto fermo per 45 minuti all’altezza di Halle. A Francoforte avevamo solo 17 minuti per cambiare sull’altro ICE per Bonn, potete immaginare il nervosismo provato da noi e dagli altri viaggiatori. Il personale della DB ci ha spiegato il motivo del ritardo: «Un’operazione di polizia». A quel punto abbiamo cercato un’alternativa sulla App della DB e siamo quindi scesi a Frankfurt Flughafen e, dall’aeroporto, abbiamo preso un treno per Köln-Deutz. E da lì con l’ultimo trenino per l’agognata meta di Bonn, dove siamo giunti alle 18 e 20. Quindi con oltre 2 ore di ritardo. Quelle che consentono al passeggero di richiedere il rimborso (parziale) del biglietto. Che in effetti, a causa del ritardo sulla linea Berlino/Bonn, ci è stato restituito al 50%.
Quello che però, il 30 agosto, è successo sulla linea Bonn/Basilea da dove, una volta giunti a Zurigo, volevamo proseguire per Coira, ha dell’incredibile. Il nostro ICE 105 delle ore 11.09, che sarebbe dovuto arrivare a Basilea alle 14.47, è partito dal binario 6 con 10 minuti di ritardo. E va bene, ci siamo detti. Il problema è che poi, all’altezza di Mannheim, è rimasto fermo per 140 minuti! Per oltre due ore bloccati nel nulla. Solo dopo un’ora che eravamo fermi i microfoni comunicano che al ristorante di bordo potevamo rifornirci, gratis, di acqua. L’estremo ritardo, a quanto pare, si doveva a una «riparazione» alla locomotiva. E l’incubo non finisce qui. Una volta ripartiti, la vocina sconsolata del capo-treno avverte che il viaggio del treno non terminava a Basilea (dove alle 15.06 avremmo dovuto prendere il diretto per Zurigo, e da qui ripartire alle 16.07 per Landquart e poi arrivare, alle 19.09, a Sankt Moritz), ma solo a Karlsruhe. Il panico: da Karlsruhe come saremmo arrivati alla stazione di Basilea?
Inutile chiedere lumi allo stressatissimo personale. Via DB-App abbiamo trovato l’ennesimo ICE, numero 371, che da Karlsruhe Hauptbahnhof, alle 16, sarebbe dovuto arrivare a Basilea alle 17 e 47. Anche questo treno della D-Bahn ha poi accumulato 15 minuti di ritardo ma, per fortuna, a Basilea siamo riusciti ad acciuffare alle 18.33 l’IC 583 per Coira. Una volta in Svizzera i treni delle ferrovie elvetiche si sono comportati da veri orologi svizzeri. Stracotti ma puntuali siamo giunti a Coira, alle 22.48; dopo 2 minuti esatti ripartiti col trenino per Samedan, e da qui il R 1175 ci ha portati finalmente in quel di Sankt Moritz. Vi saremmo dovuti arrivare, senza l’odissea della D-Bahn, alle 19.09. Di fatto siamo giunti, sfatti ed allibiti, alle 22.58.
Cosa dirvi del Freccia Rossa che, il primo settembre, è partito con puntualità da Milano Centrale alle 12.10? È arrivato puntuale – con internet e aria condizionata funzionanti – alle 15 e 49 a Roma Termini. Dove abbiamo deciso di affittare un’auto per proseguire per Gaeta. Dopo l’esperienza catastrofica degli ICE in Germania abbiamo preferito percorrere i 165 Km per le coste di Gaeta in auto, e non affidarci ai treni regionali delle ferrovie italiane. Risultato del nostro viaggio estivo per le stazioni di mezza Europa (che naturalmente non è la prova che le cose funzionino sempre così)? Per quanto riguarda i collegamenti tra Milano e Roma: i servizi Trenitalia delle Frecce (come di Italo) sono eccellenti. Anche i collegamenti da Basilea a Zurigo e i regionali svizzeri hanno tutti spaccato il minuto (per non parlare poi della bellezza mozzafiato dei paesaggi in treno per le valli dell’Engadina). Solo le ferrovie e i treni della Deutsche Bahn ci hanno profondamente deluso. A quanto pare il mito delle ferrovie tedesche, efficienti e puntuali, è un luogo comune ormai tramontato.
