Considerazioni sullo stato di salute della politica tedesca e sul futuro del Governo dopo il voto in Baviera e in Assia
La febbre elettorale è riemersa in Germania con due elezioni regionali, in Baviera e in Assia. Trattasi di due importanti Länder dei sedici che formano la Germania. La Baviera è la regione più grande del Paese e la seconda per numero di abitanti. Probabilmente è anche la più ricca e accoglie numerose aziende note sul piano internazionale, come Siemens, Adidas o BMW. Divide con la Svizzera una parte del suo confine meridionale. L’Assia è situata a nord-ovest della Baviera. La capitale è Wiesbaden, ma la sua città più importante è Francoforte sul Meno, che viene considerata la capitale economica della Germania e ospita la Banca Centrale Europea. I due Länder s’inseriscono tra i principali poli economici del Paese e rappresentano un quinto dell’elettorato tedesco. I risultati scaturiti una settimana fa consentono di trarre alcune conclusioni sullo stato di salute della politica tedesca, nonché delle sue principali alleanze e delle sue componenti.
La coalizione semaforo, ossia l’alleanza tra i socialdemocratici (SPD), i Verdi e i Liberali (FDP), al Governo a Berlino, è emersa come la principale vittima. I tre partiti hanno perso terreno nelle due regioni. Il cancelliere Olaf Scholz ed il suo partito sono scesi all’8% in Baviera ed al 15% in Assia, numeri troppo bassi per la formazione che guida l’alleanza di Governo nazionale. I Verdi hanno dovuto accontentarsi del 15% in Assia e del 14% in Baviera, facendo in questa regione, un po’ meglio dei socialdemocratici. Quasi da incubo, infine, il risultato dei liberali del ministro delle finanze Christian Lindner. In Baviera non hanno raggiunto il 5%, limite necessario per poter entrare nel Parlamento regionale: in Assia ci sono riusciti, ma con pochi voti sopra al 5% e perdendo la metà delle preferenze che avevano ottenuto cinque anni fa. Nessuna delle tre formazioni, dunque, è riuscita a difendere le posizioni che aveva prima dell’8 ottobre. Il Governo di Olaf Scholz ha delle attenuanti, certo, che sono i vari problemi che deve affrontare, come il rallentamento dell’economia, l’inflazione alta, l’aumento dei costi dell’energia e la forte immigrazione. Sono problemi che richiedono soluzioni difficili e che non aumentano la popolarità dei responsabili politici. Il risultato elettorale delle due regioni arriva ora come un richiamo, come un campanello d’allarme, di cui il Governo federale dovrà tenere conto nelle sue future scelte politiche.
Una seconda considerazione riguarda il buono stato di salute dei conservatori (CDU e CSU), ossia della principale forza di opposizione. In Assia, dove i conservatori governano da 24 anni, la CDU si è avvicinata al 35% ed ha superato del 7,6% il risultato che aveva raggiunto cinque anni fa. In Baviera, la CSU governa dal 1957 e la recente elezione non ha scalfito questa posizione dominante. Il partito di Markus Söder ha ottenuto il 37% dei voti, limitando la perdita allo 0,2%. Il dato più sorprendente dell’elezione in Baviera è l’emergere di forze sulla destra della CSU. Per decenni questo spazio non è stato occupato. L’elettorato ha seguito più volte la volontà di Franz Joseph Strauss, storico leader della CSU, presidente della Baviera e più volte anche ministro del Governo federale. Strauss sosteneva che non potevano esserci partiti democraticamente legittimati alla destra della CDU/CSU. Oggi questa regola non è più valida e la spinta a destra è palese. Alla destra della CSU ci sono due formazioni: i Freie Wähler (Liberi Elettori), un partito conservatore che ha raggiunto il 15,8% e che governa la regione con la CSU, e l’AfD (Alternative für Deutschland). Chi sarà il candidato dei conservatori alle prossime elezioni federali? Per ora nessun nome si è imposto. I due potenziali pretendenti non sembrano raccogliere sufficienti consensi. Il presidente della CDU, Friedrich Merz, non gode dell’appoggio di tutto il suo partito, ed il presidente della CSU, Markus Söder, non ha ottenuto un risultato elettorale sufficientemente brillante da proiettarlo verso la cancelleria federale.
Un’ultima considerazione tocca l’avanzata nelle due regioni dell’estrema destra. L’AfD ottiene il 14,6% in Baviera e il 18,4% in Assia. Nel primo caso ha progredito del 4,6%, nel secondo caso del 5,3%, rispetto a cinque anni fa. In Assia è diventata il secondo partito dopo la CDU, ma almeno per ora, non riuscirà a far parte del Governo regionale. L’Afd ha così ottenuto un risultato che non aveva mai raggiunto fin ora in un Land occidentale. È la prova che l’estrema destra sta estendendo i suoi consensi al di fuori delle sue tradizionali roccaforti della parte orientale del Paese, che sono il Brandeburgo, la Turingia e la Sassonia. È anche la conferma, perlomeno indiretta, dei sondaggi che vengono pubblicati periodicamente. Secondo queste inchieste, in caso di elezioni nazionali, l’AfD supererebbe il 20% delle preferenze e si collocherebbe in seconda posizione, dietro ai conservatori della CDU e davanti ai socialdemocratici del cancellere Scholz e ai Verdi. Sono dati che racchiudono tanti dubbi e molte incertezze sui possibili futuri scenari politici e, data l’importanza della Germania in Europa, che possono avere ripercussioni anche in altri Paesi.
Il cancelliere Scholz e il suo Governo sono giunti a metà del loro mandato. Il prossimo test elettorale è previsto in giugno, quando si terranno le elezioni europee e alcune elezioni regionali. Le elezioni politiche federali si terranno nel 2025. Nei prossimi due anni possono ancora succedere molte cose, forse suscettibili anche di modificare la situazione attuale. Intanto però l’attuale alleanza di Governo naviga in acque difficili e non le sarà facile sopravvivere e uscirne senza subire troppi danni.
