Rimpasto di Governo a Londra, il ritorno a sorpresa di David Cameron

by Claudia
20 Novembre 2023

Un colpo di scena spettacolare dopo il siluramento dell’insidiosa ministra dell’interno Suella Bravermann

Ci sono due premier alla guida del Regno Unito. Rishi Sunak ha conferito infatti l’incarico di ministro degli Esteri al suo predecessore David Cameron, nell’ambito di un atteso rimpasto di Governo che ha visto l’ex primo ministro sostituire James Cleverly e quest’ultimo prendere il posto dell’insidiosa ministra dell’Interno Suella Braverman. Se il siluramento della Braverman era nell’aria da tempo dopo alcune sue controverse dichiarazioni e ripetute sfide alla leadership, il ritorno nell’agone politico di Cameron è certamente un colpo di scena straordinario. Così eclatante da distogliere quasi completamente l’attenzione dalla pericolosa eliminazione della ribelle ministra, che sicuramente ha alienato al premier di origine indiana i consensi dei falchi oltranzisti del partito conservatore.

Una strategia che delinea una scelta di campo chiara da parte di Downing Street: un allontanamento dalla destra più radicale ed un tentativo di recuperare il favore del centro. Quello stesso centro dal quale sta attingendo forza il leader dell’opposizione, Keir Starmer, che – ripudiando le posizioni di estrema sinistra del suo predecessore Corbyn – ha portato il partito laburista a svettare nei sondaggi con un distacco di 20 punti dai Tory.

Per insignire dell’incarico Cameron, che aveva lasciato Downing Street ed il Parlamento all’indomani del fallimentare referendum su Brexit sette anni fa, gli è stato conferito in fretta e furia il titolo nobiliare di Pari a vita, facendolo entrare di diritto nella Camera dei Lord. In Gran Bretagna, infatti, non esistono i cosiddetti ministri tecnici. Per divenire titolari di un dicastero, occorre essere membri del Parlamento e dunque di una delle due camere: quella dei Comuni o quella dei Lord.

Non è il caso dell’ex premier, che dopo la disfatta alla consultazione popolare del 2016 sull’uscita del Regno Unito dalla Ue da lui avversata, si è tenuto lontano da Westminster. Perché è ritornato? «Per spirito di servizio», ha dichiarato il neo-Lord. «Abbiamo davanti sfide internazionali spaventose, inclusa la guerra in Ucraina e la crisi in Medio Oriente», ha sottolineato. «Anche se non sono stato politicamente in prima linea negli ultimi sette anni, spero che la mia esperienza come leader dei Conservatori per 11 anni e come Primo Ministro per 6, mi consentano di aiutare il Premier a fronteggiare queste sfide».

Come Pari, Cameron potrà fare politica solo nella Camera dei Lord. Pertanto, quando si dovrà organizzare un dibattito di politica estera alla Camera dei Comuni, dovrà mandare un sottosegretario che sia membro della Camera dei Comuni per aggirare questo ostacolo di carattere regolamentare. Cameron è il sesto ministro degli Esteri che opera dalla Camera dei Lord. Non si tratta di una circostanza senza precedenti, ma è inusuale al giorno d’oggi. Se in epoca vittoriana era la norma – basti pensare a Lord Palmerston o al Duca di Wellington – in tempi più recenti, l’ultimo ad esercitare questa funzione dalla camera non elettiva fu Lord Carrington dal 1979 al 1982 sotto Margaret Thatcher. È anche insolito che un ex primo ministro torni al Governo alle dipendenze di un successore. L’ultima volta era successo oltre 50 anni fa con Alec Douglas-Home divenuto ministro degli Esteri nel governo Wilson.

L’accettazione dell’incarico da parte di Cameron conferisce a Sunak una maggiore autorevolezza. La Braverman, ergendosi ad alfiere dei falchi Tory, in più occasioni lo aveva prevaricato o messo in imbarazzo con dichiarazioni non consone ad una ministra degli Interni. Prima attaccando le forze di polizia, ritenute troppo morbide o addirittura di parte verso i manifestanti pro-Palestina che nelle ultime settimane hanno riempito le strade londinesi con le loro «marce di odio» e poi minimizzando la tragedia dei senza tetto, adducendo che la loro condizione fosse semplicemente «una scelta di stile di vita». Sunak dava l’impressione di non aver controllo su di lei, ma aspettava solo il momento buono per sbarazzarsene. Ed eccolo sfoderare a sorpresa l’asso Cameron dalla manica, mettendo Suella e le sue velleità di leader al loro posto. Almeno, per il momento. Effettivamente l’ex premier è un peso massimo della politica e la sua rete di relazioni nell’attuale momento di crisi geopolitica non può che rafforzare la posizione della Gran Bretagna sulla scena internazionale, ma anche alleggerire il carico di lavoro di Sunak, libero di concentrarsi sulla politica interna in vista delle elezioni il prossimo anno. Per quanto alcuni dei player globali dell’era di Cameron come Angela Merkel, Barack Obama, Nicolas Sarkozy abbiano lasciato ormai la scena, altri come Donald Tusk, Vladimir Putin, Benjamin Netanyahu, Re Abdullah di Giordania, Abdel Fattah el-Sisi, Xi Jinping e Narendra Modi sono ancora protagonisti chiave del panorama internazionale. La nomina di Cameron, inoltre, ha oscurato notevolmente l’opinabile gestione della mina vagante Braverman da parte di Downing Street e ha il pregio di riattrarre l’elettorato più moderato e riscaldare i rapporti con l’Europa.

L’ex Premier oltre ad avere al suo attivo politiche socialmente liberali che hanno promosso l’avanzamento politico delle donne e legalizzato il matrimonio egualitario, era stato un «Remainer» e aveva indetto il controverso referendum su Brexit sotto la spinta della destra radicale nella convinzione, seppure erronea, che il Regno Unito sarebbe rimasto nell’Ue. Non stupisce che il suo ritorno sia stato ricevuto positivamente nel Vecchio Continente con messaggi di congratulazioni da parte del Premier olandese Mark Rutte e dei ministri degli Esteri di Francia, Germania, Irlanda e Svezia. Non altrettanto calorosa la reazione dagli esponenti più reazionari del partito, indispettiti o indignati dal rimpasto. La parlamentare Tory Andrea Jenkyns ha già depositato una lettera di sfiducia nei confronti di Sunak, inneggiandone la sostituzione con «un vero leader del Partito Conservatore».

Anche l’ardente Brexiteer Jacob Rees-Mogg ha giudicato sbagliata la cacciata di Braverman, elogiandone la capacità di intercettare il sentimento di molti elettori e l’ex sottosegretario Simon Clarke – vicino a Liz Truss e a Boris Johnson – ha dichiarato con una metafora calcistica che «non è mai saggio lasciare scoperta l’ala destra, poiché la squadra potrebbe rimanere malamente sbilanciata». L’ingaggio di Cameron ed il licenziamento di Suella rischiano di rivelarsi armi a doppio taglio per Rishi. Reclutando l’ex leader Tory, il premier non sembra avere dato importanza al suo coinvolgimento, seppure senza conseguenze legali, nello scandalo della bancarotta nel 2021 della società di servizi finanziari Greenshill Capital, per la quale Sir David aveva lavorato come consulente e lobbista, facendo pressioni sugli ex colleghi di palazzo per ottenere prestiti dal Governo. Sunak ha sottovalutato anche lo spirito vendicativo della Braverman, che in una lettera lo ha già apertamente accusato di avere tradito gli accordi con lei segretamente siglati in cambio del suo decisivo sostegno per entrare a Downing Street, promettendo battaglia.