In Brasile mogli e fidanzate di galeotti pubblicano sul web video che fanno furore in cui raccontano le visite e i loro tormenti
Un fenomeno social ha aperto agli occhi del mondo le porte delle carceri brasiliane. In particolare su TikTok, la piattaforma social che permette di creare, condividere e commentare brevi video musicali. Mogli e fidanzate di detenuti lanciano in Rete brevi video fatti in casa in cui raccontano – con il linguaggio e l’estetica kitsch del social network – le aspettative, l’ansia e i dettagli pratici di ogni loro preparazione per la visita mensile in carcere ai compagni detenuti. I video si arrestano sulla soglia del carcere e raccontano molto delle condizioni reali di vita di chi è in prigione e di chi lo aspetta fuori. Loro si fanno chiamare «cognate» e sono ormai un piccolo esercito di star. Spopolano tra il pubblico di internet. Milioni e milioni di visualizzazioni. Raccontano di loro stesse, ma con rap carcerario in sottofondo queste ragazze sono involontariamente riuscite a far vedere cos’è il mostruoso universo carcerario di un Paese con una percentuale di cittadini carcerati seconda solo al Salvador, alla Cina e agli Stati Uniti. Un gruppo di ragazze semianalfabete è riuscito laddove generazioni di esimi studiosi, militanti appassionati, sociologi serissimi ha fallito.
Clip dopo clip la quotidianità della vita in cella viene mostrata attraverso i dettagli raccontati dalle «cognate in visita». Con ironia, con l’allegria di ventenni che mentre parlano allo specchio si truccano, si aggiustano foreste di ciglia finte e sospirano laccandosi le unghie prima di andare alla stazione di partenza degli autobus con aria condizionata impossibile che le accompagneranno con viaggi lunghissimi attraverso l’immenso Brasile nei pressi del penitenziario. C’è la giovane che afferma: «Vado a trovare il mio ragazzo dopo due mesi di cella d’isolamento». Poi la si vede vestirsi, stirarsi i capelli, truccarsi con cura, sistemare piccoli panini dentro una bustina trasparente che deve superare il controllo al portone finché, racconta lei «un poliziotto molto simpatico, ma tanto simpatico eh, lo dovevate vedere quant’era simpatico, un esempio di empatia, mi fa: “la macchina a raggi X non funziona, visite sospese”. Però puoi parlargli al telefono per 15 minuti». Quel video, uno tra i tanti, ha superato i 6 milioni di visualizzazioni, migliaia e migliaia di commenti. Milioni di follower per l’autrice. Roba che la «Folha de Sao Paulo», il principale quotidiano brasiliano con le migliori firme e i migliori videogiornalisti del Brasile, se la sogna.
Tutto ciò avviene mentre gattini passeggiano davanti alla telecamera del telefonino, tra sospiri, risate e qualche lacrima. La ricetta di successo su TikTok è questa e loro l’hanno subito capito, trasformando questo gioco in un lavoro (milioni di visualizzazioni chiamano sponsor, fanno piovere denaro). Nel frattempo il successo cancella in parte lo stigma che pesa sui detenuti e le loro famiglie, costruisce legami e solidarietà tra queste donne che mostrano con semplicità quanta umanità devastata ci sia in carcere e rendono visibile all’esterno la prigione mostrando che non è isolata dal resto della società. Guardando tre o quattro di questi video si impara quel che sta scritto in volumi e volumi di letteratura carceraria: che in carcere non ci si chiede mai tra detenuti quale reato, o quale accusa, li abbia portati là dentro. È considerato offensivo. Il codice muto del carcere non lo permette. Tanto successo stanno avendo queste donne che l’organizzazione criminale brasiliana Primeiro Comando da Capital – che governa di fatto la maggior parte delle carceri brasiliane e ha grande potere sui familiari dei detenuti a cui assicura a suo modo un welfare in cambio della stretta osservanza delle regole che impone – ha mostrato una minacciosa insofferenza verso queste piccole stelline di TikTok. L’anarchia della Rete spaventa il gruppo criminale – responsabile di organizzazione di evasioni, rivolte in cella, traffico di droga, furto e attività terroristiche – che non può tollerare di non avere il capillare controllo della massa umana immensa e sofferente su cui domina dentro e fuori le prigioni.
Le carceri brasiliane sono sovraffollate. In alcuni Stati il numero di detenuti è oltre il doppio rispetto a quello dei posti disponibili. Se all’inizio del secolo il numero dei carcerati si aggirava intorno ai 200’000, in poco più di due decenni è più che quadruplicato. La causa principale: la legge antidroga del 2006 che non fa distinzione tra trafficanti e consumatori.
