Chat GPT e le telenovelas

by Claudia
16 Settembre 2024

Chat GPT, nelle sue varie versioni, è in grado di tradurre le battute di un film in 32 lingue diverse e di collocarle in sincrono sui movimenti labiali degli interpreti. Non solo: campionando le voci degli attori dell’originale può riprodurle fedelmente nel film tradotto. È un de profundis per adattatori e doppiatori. Quelli italiani sono considerati fra i migliori del mondo. Una quarantina di anni fa ho praticato per un po’ di tempo il mestiere di adattatore, come secondo lavoro, per fare fronte a spese impreviste.

Un imprenditore torinese, proprietario di una emittente televisiva locale, era stato in Brasile e aveva acquistato i diritti per l’Italia di un certo numero di cosiddette «telenovelas». Si trattava ora di doppiarle in italiano. Chiuso in una saletta, trascorrevo parte delle ore notturne a far scorrere avanti e indietro il nastro del video su una moviola e, munito del testo della traduzione italiana delle battute, le aggiustavo per farle andare in sincrono. I primi piani abbondavano e su quelli bisognava lavorare di fino. In Brasile gli episodi erano andati in onda quasi in diretta, realizzati con un paio di settimane di anticipo e sovente le battute si riferivano a eventi recenti accaduti ovviamente in Brasile. La serrata discussione fra due protagonisti li vedeva seduti a un tavolino nel dehors di un grande bar, collocato nelle immediate vicinanze di un autodromo.

In Brasile erano più avanti di noi: registravano in tempo reale il gradimento non solo della puntata appena trasmessa ma anche dei singoli interpreti e su quei dati modellavano i successivi copioni. Per dare voce al protagonista era stato scritturato il miglior doppiatore sulla piazza di Torino che aveva chiesto il favore, per evitare crisi in famiglia, di trovare un ruolo anche per sua moglie, brava attrice ma negata al doppiaggio. Per contenere il danno le era stato affidato il ruolo di una servetta che all’inizio aveva pochissime battute. Ma con le sue faccette, il birignao e leziosaggini varie aveva catturato il gradimento degli spettatori. Di conseguenza il suo ruolo di puntata in puntata si era allargato, obbligandoci a prevedere anelli separati per la signora e interminabili sedute.

Per evitare rischi di censura gli eventi narrati erano tutti collocati in ambiti famigliari. Una serie era incentrata sui casi di due fratelli che avevano destini opposti. Il primo aveva potuto studiare in scuole prestigiose, laurearsi e iniziare una brillante carriera d’avvocato. L’altro fratello, per scarse attitudini allo studio e per sopraggiunte difficoltà economiche della famiglia aveva finito per fare il camionista e perciò aveva modi e linguaggio che mettevano in imbarazzo gli suoceri dell’avvocato e sua moglie, una snob, che lo definiva «grossu». Problema: come rendere in italiano questa «grossezza»?

Per le parolacce non era ancora arrivato lo sdoganamento. Rifugiarsi in un dialetto regionale? C’era il rischio di offendere gli spettatori di quella regione. Alla fine abbiamo optato per un frullato dei vari gerghi in uso nelle varie regioni italiane. A un certo punto il mio datore di lavoro mi convoca nel suo ufficio: perché non ne produciamo una noi? Cosa ci vuole? Tu scrivi il soggetto poi lo facciamo sviluppare dai nostri ragazzi. Come si fa a dire no grazie? La mia precoce scuola di scrittura creativa era stato il negozio di parrucchiera di mia madre, ad Asti. Parcheggiato per interi pomeriggi, in un angolo, seduto su una seggiolina, a studiare i manuali fondamentali: «Novella», «Confidenze», «Grand Hotel». E soprattutto ad ascoltare i discorsi delle clienti. C’erano due caschi e quando le due clienti affiancate e con la testa infilata dentro si confidavano segreti credendo di sussurrare, in realtà parlavano a voce alta. E io non mi perdevo una parola.

Torniamo al mio soggetto: siamo in una città di provincia. Il protagonista è un giovane per bene, Tommaso, figlio unico di una coppia di artigiani. Telefona Felice Solaro, titolare di una grande azienda vinicola che lo invita a prendere il tè. C’è anche la moglie di Solaro. Felice: parliamo di nostra figlia Imelde. Siete stati compagni di liceo per cinque anni. Ti confidiamo un segreto: Imelde è affetta da una malattia del sangue, i medici le danno due anni di vita e noi vogliamo che lei in questo tempo sia felice. Sposala, falla felice, è figlia unica, ti nomino direttore generale della nostra azienda. Perché no? Lui ha una storia segreta con una supplente più vecchia di lui. La convincerà ad aspettare. Ma, trascorsi due anni, Imelde è più viva di prima, i medici si erano sbagliati. Cosa succede adesso? Il seguito alle prossime 24 puntate