Piccoli borghi, grandi palcoscenici

by azione azione
15 Luglio 2026

BlenioMusica: Susanna Braun, dal 21 al 26 luglio, riporta in valle la musica da camera con giovani interpreti internazionali

Come può la musica da camera continuare a parlare al presente? È una domanda alla quale la pianista Susanna Braun risponde da quando ha dato vita a BlenioMusica. Alla sua sesta edizione, il festival torna con un cartellone che riunisce interpreti provenienti da diversi Paesi e attivi sui palcoscenici internazionali, sebbene il suo centro di gravità rimanga nel cuore della Valle di Blenio, ben lontano dalle grandi capitali culturali. Un apparente paradosso che continua ad alimentare uno dei progetti musicali più interessanti del panorama ticinese, grazie alla capacità di ingaggiare giovani talenti e di creare occasioni d’ascolto in luoghi che sfuggono ai circuiti più scontati. In programma dal 21 al 26 luglio, il festival porterà infatti i suoi concerti a Malvaglia, Torre, Biasca e Olivone.

Susanna Braun, quando ha fondato BlenioMusica aveva poco più di vent’anni. Quale fu la spinta?
Fu la solitudine, dopo il Covid. Il lockdown, per noi musicisti, è stato terribile: non potendo esibirci nelle sale da concerto, abbiamo dovuto trovare la motivazione per continuare a studiare soltanto per noi stessi. Per me, in realtà, è andata bene: ho studiato il bellissimo Concerto n. 2 di Prokof’ev, che ho appena suonato in Repubblica Ceca a Karlovy Vary. È un concerto molto difficile, quindi averlo ora nel repertorio è davvero importante. Dopo il Covid ho creato BlenioMusica per dare ai giovani musicisti la possibilità di tornare sul palcoscenico.

Sei anni dopo, che cosa è diventato BlenioMusica?
Non avrei mai pensato che, già alla 5a edizione, saremmo riusciti a invitare un’orchestra (l’orchestra giovanile ucraina sotto la guida della direttrice svizzera Nina Haug)! Così come non credevo esistessero luoghi magici come il Swiss Railpark (ndr: ex Officine FFS di Biasca): quest’anno faremo lì un concerto davvero speciale, con un cantante (Michael Temporal Darell, baritono britannico, membro dell’Opernstudio di Lucerna, attivo in ruoli operistici internazionali e recital) che presenterà arie famose del repertorio operistico, e con l’esecuzione di opere di Stravinsky e Šostakovič accompagnate da una ballerina contemporanea italiana (Beatrice Manvati). Sono davvero molto felice di questo concerto, che porta il titolo Omaggio al teatro. Un’altra cosa che non avrei immaginato è di avere alle spalle una piccola associazione che mi aiuta tantissimo e mi dà un grande supporto. E infine: la nostra proposta è davvero ben accolta, in una zona dove i concerti di musica classica sono piuttosto rari. Tutto questo mi rende molto felice.

Se potesse tornare alla vigilia, quale consiglio vorrebbe ricevere?
Non lo so… non vorrei sembrare arrogante, ma finora le cose sono andate bene. Forse il consiglio più utile sarebbe stato quello di creare fin da subito un’organizzazione che aiuti a presentare le idee e che supporti l’organizzazione del festival.

Come riesce ad attirare artisti che si esibiscono in alcune delle più importanti sale da concerto europee?
Quest’anno parteciperanno anche Veriko Tchumburidze (violinista georgiano-turca, vincitrice del prestigioso concorso Wieniawski, solista internazionale, attiva anche in musica contemporanea), Izzy Howard (violinista britannica, attiva come solista, camerista e orchestrale, con tournée e collaborazioni internazionali), Vittorio Benaglia (violista italiano premiato a livello internazionale, attivo in festival, incisioni e collaborazioni prestigiose), Alessandra Doninelli (violoncellista svizzero-austriaca, riconoscimento sulla scena internazionale grazie a una presenza artistica intensa e raffinata) e Michele Fontana (clarinettista italiano, premiato internazionalmente, attivo nella musica contemporanea, festival europei e collaborazioni orchestrali). Credo che vengano a Torre perché questo festival ha più di una particolarità. Tanto per cominciare, tutti i musicisti hanno meno di 35 anni, quindi sono giovani e molto creativi. In secondo luogo, viviamo insieme una settimana a Torre: prove, pranzi e cene, tanti sorrisi, idee e conversazioni. Inoltre si fa musica per il vero piacere: tutti i giovani artisti vivono una pressione continua — competizione, aspettative — ma qui da noi, a BlenioMusica, si suona solo per piacere! E questo, artisticamente, porta davvero a un livello molto alto.

Qual è il filo rosso che unisce questa sesta edizione?
È la presenza del nostro cantante, Michael Temporal Darell, che accompagnerà il pubblico in un percorso musicale articolato, esibendosi a Biasca, Torre e Olivone. La sua voce sarà il trait d’union che unirà i diversi momenti del festival.

Quando costruisce un’edizione di BlenioMusica, punta anzitutto su repertorio, dialogo, esperienza,…?
Su un repertorio interessante e stimolante, pensato anche per il pubblico di questa parte della Svizzera. Mi piace introdurre ogni anno qualche novità. Oltre al quartetto d’archi classico (violini, viola e cello) e al pianoforte, in passato abbiamo invitato anche un contrabbassista, una flautista, un clarinettista e un’orchestra. La scelta del repertorio segue sempre un filo rosso, talvolta un tema più articolato, che dà coerenza e profondità all’intera edizione. Il mio obiettivo è offrire un’esperienza musicale ricca, varia e sorprendente, capace di parlare sia agli appassionati sia a chi si avvicina per la prima volta al festival.

C’è un elemento del cartellone di quest’anno che rappresenta bene la direzione presa da BlenioMusica?
Sì, credo che il segnale più chiaro della nostra direzione artistica e di dove sta andando BlenioMusica sia proprio l’equilibrio tra tradizione e innovazione che caratterizza anche il programma di quest’anno. Da un lato presenteremo alcune delle opere più belle del repertorio classico, come il famoso e bellissimo Quintetto per clarinetto e archi in la maggiore di Mozart, la Sonata per violoncello e pianoforte di Chopin e il Quintetto per pianoforte di Schumann, veri capolavori. Dall’altro lato desideriamo introdurre anche brani meno conosciuti o opere presentate in modo particolare. Per esempio, quest’anno presenteremo per la prima volta un brano di un compositore svizzero, Volkmar Andreae, e la prima esecuzione assoluta di un brano del giovanissimo compositore svizzero‑georgiano Kordz, dedicato alla nostra violinista Veriko Tchumburidze. Non da ultimo, questa sesta edizione mette eccezionalmente in calendario alcuni brani accompagnati da una ballerina, come L’Histoire du soldat di Stravinskij, una delle opere più innovative del Novecento: un intreccio unico di teatro, musica, danza e narrazione, nato dalla collaborazione tra Igor Stravinskij e lo scrittore svizzero Charles-Ferdinand Ramuz durante l’ultimo anno della Prima guerra mondiale. Portare un’opera così ricca e complessa nel contesto della nostra valle è un segnale forte della volontà di crescere e di offrire al pubblico esperienze artistiche sempre più complete.

Lei è una giovane musicista professionista. Che cosa consiglia oggi a chi sceglie questa strada?
Tu devi sempre ricordare che sei una professionista libera, anche se hai un manager e altre persone che ti supportano. La parte più importante, però, deve venire da te: idee creative, originali, fuori dagli schemi. Allo stesso tempo devi essere molto flessibile, pronta a considerare richieste diverse. Per esempio, quest’anno per ogni concerto ho dovuto presentare un programma diverso, scegliendo tra repertori solistici, cameristici e con orchestra. Questo richiede molta forza, preparazione e un grande impegno. Come pianista, oltre alla musica da camera, devi anche sapere tutto a memoria: è una responsabilità enorme, che richiede disciplina e costanza.

Da pianista e da direttrice artistica, guarda un concerto nello stesso modo o con sguardi diversi?
Guardo un concerto esattamente allo stesso modo, sia come pianista sia come direttrice artistica: le parole chiave sono musicalità, perfezione, qualità e originalità.

Si parla spesso di crisi della musica classica. È così?
No, io non vedo una crisi della musica classica. Al contrario, ci sono molte persone che si interessano alla musica classica. La differenza sta nel modo in cui la presenti: deve essere proposta bene, con cura e intelligenza. Oggi siamo anche un po’ fortunati grazie ai social media, che permettono di raggiungere un pubblico più ampio e curioso. Forse l’unica vera crisi che noto riguarda il finanziamento… ed è lì che spesso si incontrano le maggiori difficoltà.

Qual è la sfida che vorrebbe affrontare nei prossimi anni?
L’obiettivo è crescere ancora, attirare sempre più spettatori anche da fuori valle, un pubblico internazionale (oltre a chi già prenota apposta le sue vacanze a fine luglio!). Vorrei organizzare altri concerti al Centro Poli di Olivone e introdurre mezzi ancora più raffinati dal punto di vista scenico, per esempio un palco di qualità superiore, che valorizzi al massimo gli artisti e l’acustica. Mi piacerebbe anche invitare orchestre ogni volta che è possibile: la loro presenza dà un respiro più ampio al festival e crea un’esperienza unica per il pubblico. E poi c’è un sogno vero e proprio: trasformare il festival in un evento di due settimane, con un programma ricco e diffuso sul territorio. Immagino piccoli concerti nelle chiese più intime e suggestive della valle, magari con un solo violino o un violoncello, per creare momenti di pura magia musicale. Ho tantissime idee… ma per ora mi fermo, perché alcune devono restare delle sorprese!