Città e campagne, un fossato che cresce

by azione azione
29 Aprile 2026

Sean Müller è stato nominato lobbista dei centri urbani a Berna proprio mentre il divario politico tra i poli principali, tendenzialmente progressisti, e le periferie più conservatrici continua ad ampliarsi

Prepariamoci con un po’ di anticipo, male non fa. Il 2027 sarà a tutti gli effetti un anno colmo di appuntamenti rilevanti per il destino politico di diversi Paesi europei visto che si andrà alle urne in Italia, Francia, Spagna, Grecia e Polonia. Cinque sfide di peso per gli equilibri del Vecchio continente, a cui vanno aggiunte anche quelle di casa nostra. Tra un anno, il 28 febbraio, si voterà nel Canton Vaud e il 4 aprile a Zurigo, due elezioni che data l’importanza demografica ed economica di questi Cantoni serviranno da cartina di tornasole per l’insieme del nostro Paese.

Il 2027 sarà un anno denso a livello politico

L’11 aprile del 2027, toccherà anche al Ticino, mentre il 24 ottobre sono in agenda le elezioni per il rinnovo del Parlamento federale a Berna, a cui seguiranno in dicembre quelle per la definizione del nuovo Consiglio federale. E qui si susseguono ormai da tempo le voci che danno per partenti almeno due ministri: Guy Parmelin, in carica da dieci anni, e Ignazio Cassis, eletto nel 2017. La sfida elettorale del 2027 si fa dunque già sentire nel nostro Paese, con queste speculazioni sul futuro di alcuni consiglieri federali – c’è chi non esclude neppure le dimissioni di Karin Keller Sutter – e con i partiti che sono ormai già da tempo ai cancelletti di partenza. E questo in un contesto politico ormai segnato da una campagna elettorale costante, anche perché la democrazia diretta svizzera ci chiama alle urne diverse volte all’anno, per decidere il destino di iniziative e referendum. Una corsa infinita, dunque, dove le rivalità tra i partiti non sono di certo le uniche a tener banco, tra associazioni, sindacati e lobby di tutti i tipi che tentano ad ogni piè sospinto di far sentire la propria voce.

E a questo proposito c’è da registrare un nuovo arrivo sotto la cupola di Palazzo federale, quello del lobbista dei principali centri urbani del nostro Paese. A nominarlo, come «delegato alle questioni federali», è stata l’Unione delle città svizzere, composta da 133 centri urbani con una popolazione minima di 5000 abitanti. Per questo ruolo di lobbista è stato scelto il politologo e professore universitario Sean Müller, uno specialista della politica elvetica e dei meccanismi del nostro federalismo. «I tre quarti della popolazione svizzera – scrive questa associazione – vivono oggi in una città, dove viene generato l’84% del prodotto economico del nostro Paese». Sean Müller sarà dunque chiamato a «difendere gli interessi delle città e a rafforzare la visibilità della Svizzera urbana».

Per colmare delle lacune

Originario del canton Glarona, ma domiciliato a Berna, Sean Müller andrà ad aggiungersi ad altri «ambasciatori istituzionali», quelli che a Berna rappresentano e difendono gli interessi dei Cantoni. Ormai quasi ogni Cantone ha arruolato almeno un proprio lobbista, chiamato a muoversi nei corridoi di Palazzo federale nel tentativo di promuovere al meglio gli interessi del proprio Cantone di provenienza. Un lavoro che va ad aggiungersi a quello della potente Conferenza dei Governi cantonali, che ormai da più di trent’anni raggruppa e difende gli interessi dei 26 Cantoni svizzeri. In altri termini i Cantoni hanno sicuramente la forza di farsi sentire a Berna. Anche per questo motivo le città hanno sentito la necessità di colmare questa lacuna.

«La mia funzione non dovrebbe nemmeno esistere», ha fatto notare il neo-arrivato Sean Müller in un’intervista al «Tages Anzeiger». «Questo perché i meccanismi istituzionali dovrebbero permettere a Confederazione, Cantoni e Comuni di lavorare in modo armonioso. I tre livelli istituzionali dovrebbero incontrarsi, discutere e negoziare, e riuscire in questo modo a trovare le soluzioni più adatte a difendere l’interesse dell’intero nostro Paese. Purtroppo la realtà è spesso ben diversa. Per questo c’è bisogno di una persona che faccia il mio lavoro».

Cosa manca adesso

E così, a ben guardare negli equilibri regionali del nostro Paese, c’è un ambito che a Berna non ha ancora un proprio lobbista, quello delle campagne. È vero, ci sono associazioni che si muovono anche tenendo conto delle esigenze delle periferie, come ad esempio la Conferenza dei Governi dei cantoni alpini, di cui fanno parte anche Ticino e Grigioni. Un ruolo in questo senso lo giocano anche varie associazioni che difendono gli interessi del settore agricolo. Sta di fatto però che un vero e proprio lobbista delle periferie a Berna ancora non c’è. Chissà, magari a qualcuno verrà anche l’idea di creare, e finanziare, un incarico di questo tipo. Sta di fatto che questo argomento ha anche una sua valenza politica e persino partitica.

In Svizzera, con l’eccezione di Lugano, le principali città svizzere sono guidate, anche saldamente, dalla sinistra. Le periferie invece votano sovente in modo conservatore e i Comuni che le compongono sono spesso gestiti dai partiti di centro-destra. Un fossato città-campagna che si accentua sempre di più, come ci dice ormai regolarmente lo studio su questo argomento che viene condotto ogni anno dall’Istituto Sotomo di Zurigo. Nelle conclusioni dell’edizione 2025 si legge che questo fossato sta diventando una sorta di «test di resistenza» per la tenuta del nostro Paese. Basta un dato per capire la portata di questa sfida. Il Consiglio federale, le due Camere del Parlamento e i Governi cantonali, e le periferie, sono tutti guidati da una maggioranza di centro destra, salvo qualche rara eccezione, mentre nove delle dieci principali città sono a trazione rosso-verde. C’è chi elogia questa diversità, ritenuta una ricchezza, e chi invece la considera, appunto, un insidioso «test di resistenza».

A ben guardare ci sono comunque anche esempi che rompono questo schema. Il Canton Grigioni, regione periferica, ha concesso la settimana scorsa il diritto di voto a partire dai 16 anni di età, tema caro solitamente alla sinistra. E così aveva fatto, già nel 2007, la tradizionalissima Landsgemeinde di Glarona, primo Cantone in Svizzera a introdurre questo diritto. Insomma a volte le spinte innovatrici possono arrivare anche dalle regioni considerate più conservatrici. In ogni caso il rapporto città/campagna sarà una delle variabili di fondo delle prossime elezioni federali. La volata è di fatto già lanciata.