La schedina che venne dalla Svizzera

by azione azione
29 Aprile 2026

Ottant’anni fa nasceva il primo concorso Sisal, che in Italia accese la febbre del Totocalcio: l’idea era nata in Ticino dall’incontro tra Massimo Della Pergola, Geo Molo e Fabio Jegher

Sisal, l’azienda che nel maggio 1946 lanciò in Italia la prima schedina con i pronostici calcistici, oggi è una multinazionale con 4500 dipendenti, appartenente al gruppo di origine anglo-irlandese Flutter Entertainment, leader mondiale del settore delle scommesse sportive e dell’iGaming. Il suo quartier generale milanese è un imponente palazzo tutto vetri appena cresciuto nel quartiere Isola, con affaccio sui grattacieli delle archistar di Porta Nuova.

Nella Milano dell’immediato dopoguerra, i primi uffici della Sport Italia Società A Responsabilità Limitata (SISAL) avevano trovato uno spazio di fortuna non lontano, all’ultimo piano di un palazzo bombardato in zona Castello Sforzesco. Ma la storia del progetto parte da più lontano, da un campo d’internamento svizzero, dove un giornalista sportivo triestino, ebreo, in fuga dalle leggi razziali, aveva trovato rifugio con moglie e figlioletto neonato dopo una fuga rocambolesca attraverso il Verbano e le montagne locarnesi il giorno di Natale del 1943. Massimo Della Pergola venne dapprima inviato al campo di lavoro vallesano di Pont de la Morge. In riva al Rodano, il giovane giornalista lavorava al consolidamento dell’argine e la sera sognava la rinascita dello sport italiano annientato dalla guerra, forse sfogliando i giornali elvetici che parlavano ancora di partite e di classifiche.

La Svizzera, infatti, graziata dagli eventi bellici, poteva permettersi di mantenere una certa normalità, anche nello sport. I campionati funzionavano, seppure interrotti dalla mobilitazione. E, malgrado si tirasse la cinghia, si riusciva persino a giocare allo Sport-Toto. Sì, perché gli svizzeri avevano iniziato a scommettere sulle partite di calcio e di hockey su ghiaccio prima che scoppiasse la guerra: nel 1938, sull’esempio del gioco già diffuso in Inghilterra e in Svezia, era stata fondata a Basilea la Società Sport-Toto. Lo scopo era quello di sostenere lo sport nazionale grazie agli utili delle scommesse a totalizzatore. Alla Società partecipavano i cantoni, Swiss Olympic e le federazioni di calcio e hockey.

Ma torniamo a Massimo Della Pergola, che, dopo qualche mese di manovalanza sull’argine del Rodano, era riuscito ad ottenere un ricongiungimento familiare, e con moglie e figlioletto aveva trovato alloggio a Tenero. Approdato in Ticino, non si sa se per una fortunata congiunzione astrale o per frequentazioni precedenti, la sua strada aveva incrociato quella di Geo Molo e di Fabio Jegher, entrambi giornalisti, entrambi appassionati di sport. Geo Molo era radiocronista di Radio Monteceneri. Fabio Jegher, dopo un passaggio alla redazione culturale di Radio Monteceneri, aveva assunto la direzione del settimanale «Sport Ticinese». Di famiglia triestina e cestista per diletto, Jegher aveva fondato nel 1942 la Federazione ticinese di pallacanestro e ne era il primo presidente.

Massimo Della Pergola (per concessione dell’Archivio Storico Sisal – Sisal Italia S.p.A.)

Con i due colleghi svizzeri, Della Pergola aveva quindi potuto immergersi nel piccolo ma vivace mondo dello sport ticinese, affinando il suo progetto. In Ticino, infatti, lo Sport-Toto era già un affare: il cantone italofono si piazzava al secondo posto nella classifica nazionale dei partecipanti in rapporto al numero di abitanti e le ricevitorie erano ormai un centinaio, tra edicole, cartolerie, librerie, bar, pasticcerie, bazar, ristoranti, alberghi, grotti, tabaccherie e parrucchieri. E con tutti i dettagli di vincite, programmi e pronostici, il gioco della schedina da riempire con 1X2 occupava una paginata intera sui settimanali sportivi.

Così, a guerra terminata, il progetto di Sport-Toto rivisto e adattato alla realtà italiana, era pronto a sostenere la ricostruzione delle strutture e dell’organizzazione sportiva di un Paese che si stava risvegliando dall’incubo bellico.

Nell’estate del 1945, Massimo Della Pergola era già a Milano, assunto come caporedattore dalla «Gazzetta dello Sport». La città era a pezzi, ma tra le macerie si respirava l’aria effervescente di un futuro tutto da progettare.

Grazie anche ai capitali portati dai due soci svizzeri, la Società potè essere costituita a tempo di record, il 3 settembre 1945. L’avventura di Sisal era iniziata. Strappato faticosamente un contratto biennale di gestione allo Stato, nel gennaio 1946 partì lo sprint organizzativo: regolamenti, schedine, ricevitorie e strategie promozionali. Domenica 5 maggio 1946, sei giorni prima che Arturo Toscanini dirigesse il famoso concerto di riapertura del Teatro alla Scala, gli italiani andarono allo stadio con in tasca la schedina riempita: 1X2. Era il sogno di diventare milionari al prezzo di un aperitivo.

L’esito del primo concorso fece subito notizia. A caratteri cubitali, il settimanale «Sport Italia», organo ufficiale di Sisal, pubblicato dalla «Gazzetta dello Sport», annunciava che il pronostico lo aveva azzeccato un solo giocatore, aggiudicandosi l’allora strabiliante cifra di 463.846 lire: Emilio Biasetti, impiegato milanese, confessò di aver azzeccato la combinazione delle 12 partite in schedina buttando giù a casaccio quelle sei X.

Giocare alla Sisal divenne ben presto una diffusa e popolare abitudine settimanale. Nel 1947 le ricevitorie erano diecimila in tutta Italia. All’inizio del campionato 1947-48 venne superata la soglia del milione di schedine giocate. Il 1. febbraio 1948 il signor Amelotti, falegname di Treviglio, vinse sessantaquattro milioni di lire. Intervistato alla radio da Nicolò Carosio, divenne una celebrità. Il successo era travolgente. Tanto che per il campionato 1948-49 la gallina dalle uova d’oro se la prese lo Stato, nazionalizzando il Totocalcio e dandolo in gestione direttamente al CONI. A Sisal rimase l’imponente macchina organizzativa, che i tre soci riconvertirono immediatamente nelle corse dei cavalli (la famiglia Jegher era proprietaria dell’ippodromo di Trieste!). Nacque quindi il Totip, che replicò con l’ippica il successo del calcio.

Massimo Della Pergola, indennizzato dallo Stato per la nazionalizzazione del suo progetto, si ritirò dalla società vendendo le sue quote ai due soci e dedicandosi unicamente al giornalismo sportivo. Nelle mani delle due famiglie svizzere, sull’onda del boom economico, la crescita di Sisal fu inarrestabile. Il Totip esplose con le campagne pubblicitarie televisive, le sponsorizzazioni di pugilato e rally, i testimonial. Negli anni 80, il marchio Totip si legò anche al Festival di Sanremo, con una schedina che avrebbe poi dato il via al televoto.

Cavalcando l’innovazione tecnologica vennero poi i sistemi dai jackpot da capogiro. Le ricevitorie vennero progressivamente informatizzate, offrendo anche la possibilità di pagare le bollette. Gli elaboratori elettronici sostituirono le generazioni di studenti, casalinghe e pensionati che si erano succeduti nello spoglio manuale delle schedine, guadagnando così la prima paghetta o arrotondando le entrate familiari.

Forte della sua avanzata gestione informatica, Sisal si aggiudicò infine anche l’Enalotto (subito trasformato in Superenalotto), ampliando il business dalle scommesse sportive alle lotterie. Finché Rodolfo Molo, ultimo discendente in azienda dei fondatori venuti da Lugano, traghettata la florida società nel nuovo millennio, decise di vendere le quote familiari di maggioranza a un fondo d’investimento. Era il 2005 e il mondo del gioco era in veloce trasformazione. Non era più tempo di aziende familiari.

In eredità alla nuova proprietà Rodolfo Molo ha lasciato un bene prezioso, impagabile per aziende alla ricerca di valore aggiunto nella strategia d’immagine: l’archivio. Un patrimonio di vecchie schedine, fotografie di ricevitorie affollate, gadget, pubblicità, lettori meccanici ed elettronici, e la raccolta di «Sport Italia», il settimanale che ha accompagnato le giocate degli italiani per quasi sessant’anni.

È così che la Sisal di oggi, società internazionale di un gruppo globale, ha potuto festeggiare gli 80 anni permettendosi il lusso di raccontare (con un libro fotografico e un percorso immersivo nel museo virtuale) una storia aziendale che è anche storia sociale, dalla ricostruzione postbellica all’era di Internet.