Negli ultimi anni la pratica sportiva in Svizzera è cresciuta significativamente, ma con essa anche il numero di incidenti. Un ortopedico dello sport e una fisioterapista ci parlano di prevenzione, diagnosi e recupero
«Andare in bicicletta per me era soprattutto libertà. Pedalavo diverse volte a settimana, tra allenamento e uscite nel tempo libero. Poi, durante una discesa su una strada che conoscevo bene, una perdita di controllo improvvisa mi ha fatto cadere violentemente sull’asfalto. Il dolore alla spalla e al ginocchio è stato immediato e ho capito subito che non si trattava di una semplice botta. Dopo gli accertamenti mi è stata diagnosticata una lesione che ha richiesto un periodo di stop e riabilitazione. La parte più difficile non è stata solo il dolore fisico, ma accettare di fermarmi. Con il tempo, però, ho capito quanto siano importanti la prevenzione, l’allenamento corretto e il recupero guidato dagli specialisti. Oggi sto tornando gradualmente in sella, con più consapevolezza e attenzione al mio corpo».
Questa è la storia di Mario, un ciclista amatoriale che ha trasformato un incidente in un’occasione per imparare ad ascoltarsi e ripartire più forte. Abbiamo raccolto la sua testimonianza per ricordare, in occasione della Giornata Mondiale dell’Attività Fisica promossa dall’OMS il 6 aprile, che è importante praticare sport in modo sicuro e consapevole, dando la giusta attenzione alla prevenzione degli infortuni.
Anche la componente psicologica è importante, perché paura e insicurezza possono influenzare negativamente il ritorno all’attività, aumentando il rischio di nuovi infortuni
Negli ultimi anni la pratica sportiva in Svizzera è cresciuta significativamente, ma con essa anche il numero di incidenti: secondo l’Ufficio prevenzione infortuni (UPI/bfu), circa 430’000 persone si infortunano ogni anno durante attività sportive, rendendo lo sport una delle principali cause di incidenti nel tempo libero nel Paese. Le statistiche evidenziano inoltre che l’aumento della frequentazione della montagna, unito alla sopravvalutazione delle proprie capacità, all’uso di equipaggiamento non adeguato e alla variabilità delle condizioni ambientali, contribuisce ad accrescere il rischio di incidenti durante salite ed escursioni. Un ortopedico dello sport e una fisioterapista ci aiuteranno a capire meglio prevenzione, infortuni e recupero. È importante innanzitutto evidenziare il ruolo centrale del medico di famiglia nella valutazione dell’attività sportiva. Il suo compito principale è quello di sensibilizzare i pazienti alla prevenzione, mettendo in risalto quanto sia fondamentale iniziare o riprendere l’esercizio fisico in maniera progressiva e sicura.
Infatti, conoscendo i pazienti e i loro eventuali problemi cronici o cardiovascolari, il medico di famiglia valuta i rischi individuali e, se necessario, li indirizza a fisioterapisti o ortopedici, consigliando attività fisiche adatte per garantire movimento, sicurezza e benessere. Dal canto suo, il dottor Marco Marano, specialista in Chirurgia ortopedica e Traumatologia dell’apparato locomotore, e Direttore Medico Centro Swiss Olympic – Ars Medica Centro dello Sport, sottolinea innanzitutto come sia fondamentale partire da un presupposto chiaro: «Praticare sport è estremamente benefico per la salute generale e va quindi sempre incoraggiato, sia tra le persone sedentarie sia tra chi è già attivo». Tuttavia, egli evidenzia anche come l’attività sportiva comporti inevitabilmente un aumento del rischio di infortuni, «fino a quattro volte superiore rispetto a chi non pratica alcun esercizio fisico». Tra i fattori di rischio principali rientrano gli sport da contatto, nei quali l’interazione fisica con l’avversario rappresenta una delle cause più frequenti di trauma: «Il calcio, ad esempio, è indicato come una delle discipline con il più alto numero di infortuni».
Accanto a questi fattori esterni, emerge con forza il ruolo della preparazione individuale: «Molti infortuni si verificano infatti in soggetti non adeguatamente allenati, come nel caso tipico di chi pratica sport solo occasionalmente senza una base fisica adeguata». A questo proposito, viene evidenziato come esistano protocolli di prevenzione efficaci, tra cui programmi di esercizi specifici che, se eseguiti con regolarità durante il riscaldamento, possono ridurre in modo significativo il rischio di lesioni, anche gravi come la rottura del legamento crociato anteriore. Lo specialista mette in primo piano la prevenzione che, spiega, si fonda su tre pilastri fondamentali: forza, equilibrio e flessibilità: «L’allenamento della forza, da svolgere almeno due volte a settimana con esercizi mirati e sovraccarichi, permette di migliorare la capacità muscolare; gli esercizi di equilibrio e propriocettività aiutano a controllare meglio il corpo nello spazio; infine, lo stretching favorisce una buona mobilità articolare, riducendo le limitazioni funzionali».
Per quanto riguarda il riconoscimento di un possibile infortunio, viene chiarita la distinzione tra dolore fisiologico e dolore patologico: «I dolori muscolari che compaiono alcune ore dopo l’attività fisica e persistono nei giorni successivi sono generalmente legati all’adattamento del muscolo allo sforzo e possono essere gestiti senza particolari preoccupazioni, mantenendo comunque un’attività leggera per favorirne il recupero. Al contrario, un dolore che insorge durante l’attività sportiva rappresenta un segnale d’allarme e richiede una valutazione medica».
In merito alla ripresa dell’attività dopo un lungo periodo di inattività, Marano insiste sull’importanza della gradualità: «Spesso, infatti, chi ricomincia tende a porsi obiettivi troppo ambiziosi in tempi brevi, aumentando così il rischio di infortuni. È invece necessario procedere per step, adattando progressivamente carichi e intensità in base alle risposte del proprio corpo, privilegiando un approccio paziente e costante». Infine, viene ribadito il ruolo cruciale della riabilitazione post-infortunio, «che deve mirare al recupero completo delle capacità fisiche di base (forza, equilibrio e flessibilità) compromesse durante il periodo di stop».
Non meno importante è la componente psicologica: «Paura e insicurezza possono infatti influenzare negativamente il ritorno all’attività, aumentando il rischio di nuovi infortuni. Per questo motivo, il recupero deve essere considerato a 360 gradi, includendo sia gli aspetti fisici sia quelli mentali, al fine di garantire una ripresa sicura ed efficace».
A questo punto, entra in gioco la figura della fisioterapista e Danja Santini, responsabile del servizio di fisioterapia sportiva all’Ars Medica di Manno, che spiega come il suo intervento arrivi spesso dopo un trauma, ma con il chiaro obiettivo di ridurre il rischio di recidive. Quindi, tiene a sottolineare un concetto che dice debba essere ben chiaro: «Non esistono esercizi validi per tutti: la riabilitazione è necessariamente personalizzata e costruita sui bisogni, le abitudini e lo stile di vita della persona. Più che il singolo esercizio, conta la costanza e la capacità di integrare una routine sostenibile nel quotidiano». In tal modo, la fisioterapista evidenzia che il paziente deve essere parte attiva del percorso, non passiva. «Fondamentale è anche ciò che accade fuori dalla seduta: sonno, alimentazione, idratazione e gestione dello stress influenzano in modo decisivo il recupero». La relazione che si instaura fra paziente e terapista durante la riabilitazione trasforma il ruolo stesso del fisioterapista: «Ruolo che diventa anche educativo e aiuta la persona a sviluppare consapevolezza e autonomia nel lungo periodo».
