Il caldo di domani in Svizzera

by azione azione
15 Aprile 2026

Lo studio Clima CH2025 indica un aumento futuro delle temperature superiore rispetto a quanto stimato 7 anni fa

I cambiamenti climatici stanno accelerando e la Svizzera ne risente particolarmente. Come saranno le nostre estati in futuro? Nevicherà ancora d’inverno? Quanto soffriremo di siccità e come cambieranno le piogge? Prevedere i cambiamenti, agire per contrastarli e mettere in atto misure di adattamento è una sfida per tutti i Paesi e la si può affrontare solo se si dispone di dati affidabili e attuali. Proprio a questi temi sarà dedicata la settima edizione del Simposio sui rapporti tra Cantone e Comuni prevista il 23 aprile presso la Scuola cantonale di Commercio di Bellinzona. Durante il Simposio, organizzato dalla Sezione degli enti locali e dall’Ufficio del clima e della decarbonizzazione in collaborazione con l’Ufficio federale di meteorologia e climatologia MeteoSvizzera, saranno presentati i nuovi scenari climatici nazionali Clima CH2025. Ne abbiamo parlato con Marco Gaia, responsabile del settore previsioni e consulenze di MeteoSvizzera.

Marco Gaia, che cosa sono gli scenari climatici Clima CH2025?
Per affrontare i cambiamenti climatici il Consiglio federale ha dato mandato a MeteoSvizzera, in collaborazione con università e politecnici svizzeri, di elaborare regolarmente delle proiezioni su come cambierà il nostro clima da qui alla fine del secolo. Questo perché è necessario prendere delle decisioni che avranno un impatto sulla nostra società per i prossimi 40 o 50 anni, ad esempio bisogna decidere dove e come costruire in futuro, oppure come valutare le zone di pericolo, se costruire nuove dighe o investire nel solare, quali dimensioni avranno le nostre future canalizzazioni, eccetera. Tutte decisioni che non sono solo tecniche, ma hanno anche una componente politica. Il Consiglio federale vuole che queste decisioni poggino su basi scientificamente robuste e disponibili per tutti. Per questo motivo MeteoSvizzera calcola e pubblica regolarmente, ogni 6-7 anni, gli scenari climatici nazionali.

Quanto sono affidabili i vostri scenari?
Gli scenari climatici sono calcolati sulla base delle conoscenze scientifiche più attuali. Quanto saranno affidabili lo giudicheranno i nostri figli fra cinquant’anni. Possiamo però dire che i primi scenari elaborati nel 2000 finora si sono dimostrati sostanzialmente corretti.

Che cosa è cambiato dai precedenti scenari del 2018 a quelli del 2025?
La prima cosa da sottolineare è che grosso modo, nonostante l’utilizzo di metodi più raffinati e un po’ diversi, il quadro generale è confermato. E questa è dal punto di vista scientifico un’informazione importante. La direzione verso la quale siamo incamminati è confermata. Il secondo aspetto è che nel 2018 siamo stati un po’ troppo «ottimisti». Sulla base del riscaldamento misurato i nuovi scenari indicano un aumento futuro delle temperature in Svizzera del 10-15% superiore rispetto a quello quanto stimato 6 o 7 anni fa. I nuovi scenari climatici offrono, inoltre, informazioni che nel 2018 non erano presenti, per esempio informazioni più specifiche sul riscaldamento delle zone urbane o sull’intensità e la frequenza delle precipitazioni su brevi periodi (fino al 2018 avevamo analizzato le precipitazioni su scala giornaliera adesso ci siamo spinti fino alla scala oraria).

Dalla vostra pubblicazione si legge che la Svizzera è più esposta al cambiamento climatico rispetto ad altri Paesi, per quale motivo?
Il motivo è dato dalla combinazione di alcuni fattori. Il primo fattore è che siamo abbastanza lontani dagli oceani e quindi non beneficiamo dell’effetto termoregolatore dato dall’acqua del mare, questo spiega perché rispetto alle zone costiere ci riscaldiamo un po’ di più. Poi siamo a metà strada circa fra l’Equatore e il Polo Nord e sappiamo che più si va verso nord più il riscaldamento globale è accelerato. Il terzo fattore è la diminuzione dell’estensione della neve e dei ghiacciai in Svizzera. Il bianco sul terreno ha un effetto riflettente dell’energia che arriva dal Sole, se diminuisce la superficie bianca c’è più terreno «scuro» che assorbe maggiore energia solare e questo favorisce un aumento delle temperature. Mettendo assieme questi tre fattori si spiega una buona parte del perché la Svizzera rispetto ad altre regioni si scalda più velocemente.

Quali sono gli sviluppi futuri previsti da questi scenari per il nostro Paese?
Gli sviluppi futuri si possono riassumere in quattro messaggi chiave principali. Il primo è che il riscaldamento continuerà e quindi dovremo confrontarci con temperature che aumenteranno in tutte le stagioni, in particolare durante l’estate. Il secondo è che le precipitazioni tenderanno ad essere concentrate in periodi più brevi ma con intensità e frequenza maggiore rispetto ad adesso. Inoltre, durante il periodo estivo, in particolare sul versante sudalpino, ci dobbiamo aspettare globalmente sui tre mesi estivi meno precipitazioni e maggiori situazioni di siccità. Infine, in generale, proprio in seguito all’aumento delle temperature, la neve, che è un elemento importante anche del nostro paesaggio tenderà, a media e bassa quota, ad essere sempre più rara.

Nella vostra pubblicazione qual è lo scenario peggiore e qual è lo scenario «migliore» che prevedete?
Noi sappiamo che i gas a effetto serra una volta che entrano nell’atmosfera ci rimangono per centinaia d’anni e sappiamo che dovremo convivere anche in futuro con delle temperature che continueranno ad aumentare. Di quanto esattamente di per sé non lo sappiamo perché non conosciamo come evolverà la nostra società, non sappiamo dire se saremo in grado di abbandonare rapidamente l’uso dei combustibili fossili oppure no. Per questo motivo abbiamo lavorato su differenti possibili evoluzioni della nostra società. Abbiamo ipotizzato che il mondo si scalderà di 1,5 °C rispetto all’epoca preindustriale oppure di 2 °C oppure, scenario peggiore, di 3 °C e abbiamo analizzato cosa capiterà di conseguenza in Svizzera. Con le azioni di protezione del clima messe in pratica fino ad oggi stiamo muovendoci verso un mondo a +3 °C. Rimanere al di sotto dei +2 °C rispetto all’epoca preindustriale è ancora possibile ma dovremmo accelerare le nostre politiche di protezione climatica. L’ipotesi di un mondo a +3 °C prevede una Svizzera a +4,5 °C, proprio perché il nostro Paese risente maggiormente del riscaldamento globale. Siamo noi come singoli cittadini tutti assieme che con le nostre attuali azioni concrete decidiamo verso quale scenario evolveremo.

Perché presentate i vostri studi all’interno di un simposio come quello organizzato dal Cantone?
Per affrontare le sfide dei cambiamenti climatici dobbiamo metterci tutti assieme scienziati, politici, imprenditori, cittadini. Solo unendo le nostre conoscenze e capacità arriveremo a un risultato positivo. Per noi, come MeteoSvizzera, è fondamentale cercare di raggiungere e informare tutti i decisori, a ogni livello istituzionale. Quest’anno grazie all’ottima collaborazione con il Cantone lo facciamo rivolgendoci in particolare ai rappresentanti dei Comuni. La manifestazione del 23 aprile punta a raggiungere chi opera nei comuni, mostrando non solo la teoria degli studi di MeteoSvizzera ma anche la pratica di singole misure o provvedimenti. Ci tengo a sottolineare che si fa già tanto, si è fatto tanto, ma bisogna fare ancora di più perché il ritmo con il quale stiamo adottando i provvedimenti di lotta al cambiamento climatico è troppo blando. Dobbiamo accelerare.