Noi siamo davvero figli delle stelle

by azione azione
8 Aprile 2026

All’Alpe di Gorda in Valle di Blenio sta per nascere il più grande osservatorio astronomico del Cantone. L’astrofisica Anna McLeod, presidente di Astrocalina, ci spiega il progetto che unisce scienza, educazione e turismo sostenibile

«E quindi uscimmo a riveder le stelle», è forse il verso più noto di Dante, l’ultimo dell’Inferno. E proprio la parola «stelle» conclude tutte e tre le Cantiche della Divina Commedia. Perché? Perché l’umanità si è da sempre interrogata (e orientata) guardando il cielo notturno e alle stelle l’uomo ha affidato una potente carica simbolica. Alzare gli occhi verso un cielo stellato non è mai un atto neutro né banale, lo sanno i poeti e lo sanno gli astronomi. È forse per questo motivo che gli osservatori astronomici sono luoghi che suscitano curiosità e affascinano anche chi di scienza capisce poco. In Ticino e precisamente all’Alpe di Gorda in Valle di Blenio questa curiosità sarà stimolata da Gionitus, un nuovo osservatorio astronomico aperto a tutti e fortemente voluto dall’associazione Astrocalina che fin dal 2012 si occupa di divulgazione astronomica attraverso attività educative e culturali. Ne abbiamo parlato con la presidente di Astrocalina, Anna McLeod, astrofisica nata a Locarno, professoressa e ricercatrice alla Durham University nel Regno Unito.

Professoressa McLeod, come è nato il progetto di un osservatorio all’Alpe di Gorda? Quali sono i tempi di realizzazione che prevedete?
Il progetto nasce dall’incontro tra una passione che esiste in Ticino da molti anni e un’opportunità concreta legata al territorio. L’Associazione astronomica Astrocalina porta avanti attività osservative e di divulgazione da decenni, e nel tempo è maturata l’idea di creare una struttura più moderna e stabile che potesse diventare un vero punto di riferimento per l’astronomia nella regione. L’Alpe di Gorda si è rivelata un luogo ideale e la valle ha dimostrato grande apertura verso un progetto che unisce scienza, educazione e turismo sostenibile. Negli ultimi anni il progetto ha preso forma grazie alla collaborazione tra l’associazione, le istituzioni locali, la comunità, e il Cantone, e dove diverse realtà stanno lavorando insieme per valorizzare il territorio in modo sostenibile. Il progetto dell’osservatorio si inserisce infatti nel quadro del Masterplan Valle di Blenio promosso dall’Ente Regionale per lo Sviluppo Bellinzonese e Valli, che mira a sviluppare iniziative legate alla natura, alla cultura e alla conoscenza del territorio. Ora stiamo entrando nella fase concreta: parallelamente alla progettazione tecnica stiamo lavorando anche sulla raccolta fondi e sul coinvolgimento del territorio. Se tutto procede secondo i piani, l’obiettivo è iniziare la realizzazione quest’anno e aprire l’osservatorio al pubblico nel 2027.

Come è stato scelto il luogo?
Per l’astronomia il cielo buio è una risorsa preziosa, sempre più rara in Europa. L’inquinamento luminoso rende invisibili molte stelle anche a poche decine di chilometri dalle città. La Val di Blenio è una delle zone dell’arco alpino dove il cielo notturno è ancora relativamente preservato. L’Alpe di Gorda offre inoltre una buona quota, un orizzonte ampio e una posizione facilmente raggiungibile senza compromettere l’ambiente naturale. Ma è stata anche una scelta di visione territoriale. L’osservatorio sorgerà vicino alla Capanna Gorda, una struttura molto amata da escursionisti e famiglie. Questo crea una sinergia naturale: chi arriva per la montagna o per la natura potrà anche scoprire il cielo, e viceversa. L’idea è proprio quella di integrare l’astronomia nel paesaggio e nelle attività della valle, creando un’esperienza che unisce montagna, natura e cielo notturno.

Quali saranno le caratteristiche dell’osservatorio? Di quale strumentazione sarà dotato?
L’osservatorio sarà centrato su una cupola principale che ospiterà un telescopio moderno di circa 80 centimetri di diametro, uno strumento molto potente per una struttura di questo tipo. Accanto al telescopio principale ci saranno altri strumenti dedicati sia all’osservazione del cielo notturno sia a quella del Sole, oltre a spazi pensati per attività didattiche e divulgative. L’obiettivo non è solo offrire osservazioni al telescopio, ma creare un luogo dove il cielo possa essere esplorato in molti modi diversi: osservazioni guidate, incontri scientifici, attività per scuole e famiglie e momenti di divulgazione. In questo senso l’osservatorio sarà parte di una rete di esperienze nella valle che uniscono natura, conoscenza e turismo sostenibile.

Da chi e come sarà gestito l’osservatorio?
L’Osservatorio sarà in primis gestito all’Associazione astronomica Astrocalina, in collaborazione con partner locali e istituzionali. L’obiettivo è creare una struttura aperta e dinamica: un luogo dove possano collaborare astrofili, ricercatori, scuole e istituzioni. In questo senso l’osservatorio non sarà solo una struttura tecnica, ma una piattaforma di incontro tra scienza e società.

Perché questo tipo di osservatori sono importanti? Quanti ce ne sono in Ticino?
Il cielo buio è una risorsa naturale, proprio come un paesaggio o un bosco. Se lo perdiamo, perdiamo anche una parte della nostra relazione con l’universo. Osservatori di questo tipo sono importanti perché permettono alle persone di fare esperienza diretta del cielo, cosa che oggi è sempre più rara nelle città a causa dell’inquinamento luminoso. Guardare un pianeta o una galassia attraverso un telescopio cambia completamente la percezione dell’astronomia: non è più qualcosa di lontano nei libri o nelle immagini della NASA, ma un’esperienza reale. In Ticino esiste già una tradizione molto ricca in questo campo. Nella Svizzera italiana ci sono quattro osservatori principali aperti anche al pubblico, oltre a diverse strutture private o associative. Tra questi ci sono la Specola Solare a Locarno-Monti e l’Istituto Ricerche Solari Locarno, che svolgono attività di ricerca sulla fisica del Sole; l’Osservatorio Calina di Carona (gestito dalla nostra associazione, Astrocalina), molto attivo nella divulgazione e nelle serate osservative; e l’Osservatorio del Monte Lema, situato a circa 1600 metri di quota e frequentato sia da appassionati sia da turisti. Il progetto dell’osservatorio all’Alpe di Gorda si inserisce proprio in questa rete. L’idea non è duplicare ciò che esiste già, ma arricchire l’offerta con una struttura situata in una valle alpina con un cielo particolarmente buio e con una forte integrazione con il territorio. In questo senso l’osservatorio non sarebbe solo un nuovo telescopio, ma il più grande osservatorio del Cantone e un nuovo punto di accesso al cielo per il pubblico e per il territorio della Valle di Blenio.

In generale qual è il ruolo dell’astronomia «amatoriale»?
L’astronomia ha una lunga tradizione di collaborazione tra professionisti e appassionati. Molte osservazioni importanti – ad esempio la scoperta di comete, il monitoraggio di stelle variabili o di fenomeni transienti – sono state fatte da astronomi non professionisti. Oggi gli strumenti accessibili agli appassionati sono diventati molto sofisticati e in alcuni casi possono contribuire in modo reale alla ricerca scientifica. Ma forse il contributo più importante è culturale: gli astrofili tengono viva una relazione diretta con il cielo. In un’epoca in cui l’astronomia professionale utilizza telescopi giganteschi e dati digitali, questa dimensione osservativa resta fondamentale per trasmettere la passione per il cielo.

Lei insegna all’università in Inghilterra e fa ricerca a livello accademico, perché ha deciso di impegnarsi anche in un’associazione ticinese per appassionati come Astrocalina?
Perché la curiosità per il cielo nasce quasi sempre molto prima della carriera accademica. La maggior parte degli astronomi ha iniziato guardando il cielo da qualche parte: con un piccolo telescopio, durante una serata osservativa o semplicemente sotto un cielo buio. Le associazioni come Astrocalina svolgono proprio questo ruolo: creano occasioni in cui le persone possono scoprire il cielo per la prima volta. Per me è anche un modo per restituire qualcosa al luogo in cui sono cresciuta. Oggi lavoro in un contesto internazionale, ma il rapporto con il cielo nasce spesso in luoghi molto concreti. Contribuire a creare un osservatorio in Ticino significa offrire a nuove generazioni quella stessa opportunità di scoperta.

In poche parole, per chi non ne sa nulla, perché avvicinarsi all’astronomia?
Perché cambia il modo in cui vediamo il nostro posto nell’universo. L’astronomia mostra che il cielo non è uno sfondo statico ma un universo dinamico fatto di galassie, stelle che nascono e muoiono, pianeti che si formano. E ci ricorda anche qualcosa di molto semplice: gli elementi chimici che compongono il nostro corpo sono stati prodotti nelle stelle. Guardare il cielo significa quindi fare un piccolo esercizio di prospettiva. Ci ricorda quanto siamo piccoli nell’universo, ma anche quanto profondamente ne facciamo parte. E un osservatorio come questo non è solo un telescopio: è un luogo dove le persone possono tornare ad avere un rapporto diretto con il cielo.