Cronaca di una giornata su due ruote

by azione azione
8 Aprile 2026

Non sono ancora le nove di domenica mattina. Dalla terrazza di casa, vedo in lontananza delle formichine che danzano sulla pista di Pumptrack inaugurata ieri a Tesserete. Immagino la scena in alcune case. «Voglio andare al Pumptraaack!». «Finisci la colazione. Sono appena le otto e mezza. Voglio andareeee!». «È ancora chiuso. È domenica». «Ma non ci sono i cancelli. Dai, andiamo!».

Dubito che si tratti della fregola dei primi giorni. L’impianto, sorto grazie alla saggia collaborazione tra pubblico e privato, ha tutte le carte in regola per diventare un punto di incontro importante per i ragazzini della regione. Da lì, basta scendere di un centinaio di metri per raggiungere il piazzale dal quale partono i giovani biker del Velo Club Capriasca per avventurarsi sui sentieri del bosco di Redde.

La regione a cavallo del Monte Ceneri si sta profilando come terreno di riscossa per la bicicletta. I tempi del Ticino Terra di Ciclisti ci appaiono sgranati. Sbiaditi come i manifesti che magnificavano un’epoca oramai lontana. Andare in bici è pericoloso. Troppo traffico. Troppa maleducazione. Troppi pericoli. La resistenza era scattata già nel 1985 a Magadino, quando alcuni pionieri avevano creato quella che ancora oggi rimane l’unica pista di BMX del cantone. Pochi anni dopo, il Velo Club Monte Tamaro aveva cominciato ad affrontare la riconversione dalla strada ai boschi.

Le ragioni? Le stesse di sempre. Salute, sicurezza, divertimento. Di quelle intenzioni rimangono il ricordo di uno splendido Campionato del Mondo nel 2003. E di un miracoloso Campionato Europeo nel 2020, organizzato fra amici in piena pandemia. Ma rimangono anche delle allettanti prospettive. Dal 29 luglio al 2 agosto prossimi, i big della Mountain Bike torneranno a contendersi il titolo europeo sui sentieri che dividono in due il Cantone.

C’era un sacco di gente all’inaugurazione del Pumptrack, nonostante pochi chilometri a nord andasse in scena il Tamaro Trophy, una sorta di antipasto in vista degli Europei. C’è fame di bicicletta. La manifestano gli appassionati. La percepiscono gli imprenditori, come quelli che, a poca distanza da Tesserete, hanno voluto inserire un velodromo nel gigantesco e attraente centro polisportivo di Sigirino. Dallo scorso gennaio, i giovani ciclisti dei nostri velo club girano indisturbati sul parquet del nuovo anello. Con grande sollievo dei loro genitori.

È innegabile, ci si deve proteggere. Si può cadere in pista. Così come in un bosco, affrontando male una radice che sporge dal terreno. Si può finire a gambe all’aria anche sul Pumptrack, se non si riesce a negoziare adeguadamente la concatenazione tra conche e dossi. Tuttavia, come ha sottolineato nel discorso inaugurale Matteo Besomi, Capo dicastero sport di Capriasca, da ogni caduta ci si rialza col sorriso. E soprattutto con l’accresciuta consapevolezza della propria destrezza nel condurre la bici.

Rientrato a casa, dopo essermi beato della vista di decine di formichine danzanti, mi sono sistemato sul divano per il consueto rito d’inizio primavera. La Milano-Sanremo. La corsa è una sfibrante caccia alle posizioni in vista delle salite, concentrate negli ultimi trenta chilometri. I tre Capi, la Cipressa, il Poggio. Tuttavia, a far salire l’adrenalina anzi tempo, ci ha pensato una spettacolare caduta durante la gara delle donne. Ogni volta che capita, il mio pensiero corre a quelle drammatiche che ho dovuto raccontare in diretta. Quando avrei voluto tacere, ma ero costretto a raccogliere informazioni e a riproporle al microfono a beneficio di chi, a casa, si ritrovava col sangue gelato tanto quanto il mio.

Quest’anno, sul divano di casa, ho potuto sfogare la mia paura con un urlo. Quando il cronista ha lasciato intendere che le ragazze cadute stavano tutto sommato bene, ho saputo digerire con sufficiente tranquillità anche il volo di Tadej Pogacar, che ha avuto energia mentale e fisica per conquistare la sua prima Sanremo con ogni muscolo, ogni nervo, ogni goccia di sangue. Oltre il dolore. Oltre la mala sorte. Quando lo Sloveno ha alzato al cielo il braccio della vittoria, ho pensato al Pumptrack, alla BMX, al velodromo. A tutte le alternative alla strada che consentono ai ragazzini di diventare padroni autorevoli del loro mezzo.

Se la passione continuerà a crescere, magari il progressivo travaso dall’auto alla bici, consentirà alle future generazioni di andare a scuola o al lavoro correndo meno rischi. Lo spero. Ma non mi illudo, poiché la destra parlamentare sta assediando la bicicletta con un pacchetto di proposte che ne minacciano l’espansione.