Quando Sunderland diventò Xhaka-Land

by azione azione
8 Aprile 2026

Presto Granit Xhaka guiderà la nazionale svizzera ai Mondiali. Attualmente è impegnato con club calcistico della North East nella Premier League inglese: una ricognizione in una città martoriata

Ci vuole un po’, prima di vedere Granit Xhaka. È domenica, e le strade di Sunderland sono ancora deserte, il tempo è freddo, il cielo grigio: il classico cliché di una mattina d’inverno nell’estremo nord dell’Inghilterra. Eppure, Andrew McCusker è già in piedi, perché oggi farà buoni affari. Su una bancarella in centro città vende articoli per i tifosi della squadra di calcio locale, l’AFC Sunderland.

Ed eccolo, Granit Xhaka. Per ora solo stampato su una sciarpa, ma ben riconoscibile dal volto, dal nome e persino dalla croce svizzera. «Le sciarpe di Xhaka vanno a ruba, presto dovremo ordinarne di nuove», spiega McCusker. «Speriamo che non ci lasci troppo presto, altrimenti mi ritroverò con le sciarpe invendute», aggiunge ridendo. Se si dovesse dare credito ai tifosi, la paura è infondata. Allo stadio già intonano: «Cause we’ve got Granit Xhaka!» («Perché abbiamo Granit Xhaka»).

La partita comincerà tra poche ore: il neopromosso Sunderland ospiterà in casa il Leeds United. La High Street comincia a riempirsi di tifosi, per lo più vestiti in rosso, bianco e nero, i colori della squadra. Anche Alison Butler si è adeguata al vestiario, e allo stadio ci va con la madre Joyce e la figlia Georgia.

Tre generazioni di tifose del Sunderland, che al solo sentire il nome Granit Xhaka si sciolgono: «Non abbiamo mai avuto un capitano così, è quasi come un allenatore in campo», dice Alison. «Un vero gentiluomo», aggiunge Georgia. «Lo rispettano tutti, e i tifosi avversari ce lo invidiano». Dopo un sentito «Cause we’ve got Granit Xhaka!» le tre proseguono alla volta dello stadio.

Navi, carbone e calcio

Se si vuole capire cosa abbia portato qui il grande calciatore svizzero oggi 33enne, è necessario conoscere la movimentata storia della società e della città. All’inizio del XX secolo, Sunderland poggiava su tre pilastri: navi, carbone e calcio. È a Sunderland che avevano sede numerosi importanti cantieri navali, tano che, nei periodi di massimo splendore, un quarto delle navi di tutto il mondo proveniva dai suoi bacini. E solo qualche centinaio di metri più in là veniva estratto il combustibile per le navi: la miniera di carbone di Wearmouth un tempo era la più grande del mondo. La città brillava infine anche nel calcio: all’inizio del XX secolo, il Sunderland vinse cinque volte il campionato inglese.

Di tanto splendore non è rimasto nulla. La deindustrializzazione avvenuta dopo la Seconda guerra mondiale ha portato alla chiusura di un numero sempre più grande di cantieri navali e miniere in Gran Bretagna; l’ultima nave è stata varata a Sunderland nel 1988, mentre la miniera di Wearmouth ha chiuso nel 1993. Disoccupazione e mancanza di prospettive hanno così cambiato Sunderland, la cui identità era stata plasmata per secoli dall’industria pesante. Come se non bastasse, la crisi ha colpito anche il calcio.

Dal 1958, l’AFC Sunderland è retrocesso otto volte dalla Premier League, l’ultima nel 2017. Una società di produzione cinematografica locale ha quindi proposto a Netflix di accompagnare la risalita del Sunderland realizzando un documentario: è così iniziata una storia incredibile, al termine della quale, con grande stupore del mondo del calcio, Granit Xhaka è passato dal Leverkusen, campione di Germania, a una squadra inglese neopromossa.

Fan di Xhaka dalla Svizzera orientale

Gruppi di tifosi provenienti da diversi quartieri della città si riuniscono in corteo, sono in molti a indossare la maglia di Xhaka con il numero 34. Il Sunderland gioca in casa allo «Stadium of Light», costruito sopra la miniera dismessa di Wearmouth, il cui nome vuole ricordare la luce delle lampade da minatore.

La Colliery Tavern (taverna della miniera), un popolare ritrovo per gli appassionati di calcio che si recano allo stadio, si trova pochi passi più in là. Per non rimanere a corto di argomenti di conversazione, basta citare Granit Xhaka. «È venuto qui per vincere, e noi dobbiamo ancora abituarci a questa idea» ride Malta Singh, abbonato da 50 anni. «Per me è già una leggenda».

Granit Xhaka, simbolo della rinascita di un club e di una città feriti dalla deindustrializzazione e da anni di declino calcistico

Fuori dalla Colliery Tavern si avvicina un giovane con un bambino sulle spalle. «Xhaka è il leader di cui avevamo bisogno», spiega il padre Michael. «Qui il calcio è importante, ma da molto tempo non era così bello essere tifosi del Sunderland». Per il figlio Myles, sei anni e raggiante, oggi sarà la prima partita del Sunderland grazie al biglietto ricevuto a Natale.

Davanti ai diversi ingressi dello stadio si formano lunghe code. Una coppia non riesce a trovare il gate giusto, ma neanche il collaboratore dello stadio sembra riuscire ad aiutarli. Dal marsupio di uno dei due spunta un documento d’identità con la croce svizzera. Connazionali? La domanda, posta in dialetto svizzero tedesco, chiarisce la situazione: Andi e Bigi Schröder vengono da Wattwil SG e sono tifosi sfegatati della squadra tedesca Borussia Mönchengladbach, dove Granit Xhaka ha giocato dal 2012 al 2016. «All’epoca Xhaka aveva 20 anni, per la prima volta in una squadra straniera, ed era felice quando incontrava degli svizzeri», ricorda Andi.

Da allora i tre sono diventati amici, e gli Schröder assistono spesso alle partite di Xhaka. «Andiamo, altrimenti perdiamo il fischio d’inizio», si scusano i due svizzeri. Sono in possesso di biglietti VIP provenienti dalla quota personale di Granit Xhaka.

Un miliardario svizzero per Sunderland

L’intento della serie Netflix Sunderland ’Til I Die (Sunderland fino alla morte, NdR) era di documentare la risalita del Sunderland. Ma invece, il club ha subito un’altra retrocessione, finendo in terza divisione! La speranza e la sofferenza dei tifosi, i continui cambi di allenatori e proprietari e tutto ciò che circonda questo club ricco di tradizione, hanno contribuito a rendere la serie un successo planetario, aumentando la popolarità della squadra ben oltre i confini dell’Inghilterra.

Magari anche Kyril Louis-Dreyfus ha scoperto il club inglese grazie a Sunderland ’Til I Die. Il giovane miliardario svizzero, che nel tempo libero gioca nella quarta squadra dell’FC Seefeld (ZH), ha rilevato il club nel 2021, riuscendo a riportarlo in Premier League quattro anni dopo. Louis-Dreyfus avrebbe convinto personalmente Xhaka ad accettare l’avventura al Sunderland.

Lo Stadium of Light è quasi sold out. La partita viene trasmessa su maxischermo nell’edificio storico delle Sheepfolds Stables, in un’atmosfera fantastica. Se vincesse, il Sunderland salirebbe al quinto posto in classifica. Al 28esimo minuto, Xhaka serve un passaggio fantastico al compagno di squadra Simon Adingra, che infila la palla nell’angolo destro della porta. 1-0 per il Sunderland! La gioia non dura a lungo però: poco dopo l’intervallo il Leeds pareggia.

Sono quasi le 16:00, qui a nord sarà buio presto. Fischio finale, 1:1. I tifosi sono soddisfatti, perché per questa stagione il Sunderland rimane imbattuto in casa. Non si parla più di permanenza in campionato: chi è realista pensa a un posto nella top 10, chi è ottimista a una competizione europea. «Perché non la Champions League?», esclama uno dei più audaci: grazie a Granit Xhaka tutto sembra possibile.

Xhaka e Sunderland

Ma cosa vede il capitano svizzero in un club e in una città che hanno senza dubbio vissuto momenti migliori? Dopo il trasferimento, il 33enne ha dichiarato di essere stimolato dalla sfida di vivere «momenti di sofferenza» con una squadra neopromossa. In un’intervista alla «Süddeutsche Zeitung» ha affermato di essere un giocatore con il «bisogno di riconoscimento». Qui se l’è guadagnato molto rapidamente. E ora lo riceve in misura mai vista prima.

È anche vero che Granit Xhaka è cresciuto a Basilea St. Johann, tradizionale quartiere operaio dove un tempo sorgeva il primo porto fluviale della città sul Reno. Gli chiediamo se ha trovato dei punti di contatto con le sue origini. «La cultura, la gente e la mentalità di Sunderland sono come quelle del luogo in cui sono cresciuto io», afferma. E aggiunge una frase significativa: «Sono venuto a Sunderland per essere me stesso e per essere orgoglioso di me stesso».