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by azione azione
11 Marzo 2026

Festival du Film Vert ◆ Torna anche in Ticino la rassegna cinematografica dedicata all’ecologia e alle questioni ambientali

Sensibilizzare e informare la popolazione sulle questioni ambientali e sullo sviluppo sostenibile, è questo lo scopo principale del Festival du Film Vert che si svolgerà dal 7 marzo al 12 aprile prossimi. Ma la rassegna, nata nel 2006 a Orbe nel Canton Vaud dall’idea del suo fondatore e attuale direttore Nicolas Guignard, vuole anche essere un momento di scambio e condivisione tra persone che hanno a cuore la protezione del nostro pianeta.In questi venti anni di attività il Festival du Film Vert ha avuto una crescita costante di pubblico, la sua programmazione si è ampliata, le sedi si sono moltiplicate. Tra le peculiarità che ne hanno segnato il successo c’è sicuramente la struttura stessa della rassegna: è un festival diffuso su un ampio territorio, cioè non ha un epicentro in una sola città, ma si svolge in tante località tra la Svizzera romanda, la Francia e il Ticino. Multisito, internazionale e bilingue il Festival vive e si sviluppa grazie al volontariato di tanti piccoli gruppi locali. Nel 2025 ha toccato 116 località differenti e ha raggiunto 24’400 spettatori. A coordinare il tutto vi è una sede centrale che si occupa soprattutto della parte amministrativa e sostiene i costi maggiori a livello organizzativo, centralizza la comunicazione e insieme ai gruppi locali ricerca e seleziona i film. Il Festival transfrontaliero coinvolge dunque un’ampia zona geografica (a nord è arrivato fino in Normandia a sud fino in Ticino) e raccoglie così diverse sensibilità dimostrando che le questioni ambientali sono universali e travalicano frontieri fisiche e linguistiche. Nel corso degli anni il Festival du film Vert ha poi coltivato diverse relazioni, collabora con il festival Film für die Erde di Winterthur, partecipa alle rete Green Film Network, assegna dei premi durante la serata di inaugurazione, il più importante è il Prix Tournesol.Il Festival che pensa globale e agisce localmente si svolgerà per l’ottava volta anche in Ticino con proiezioni previste il 14, 21 e 28 marzo (vedi box). Ne abbiamo parlato con Jennifer Schwarz, coordinatrice del gruppo di volontari che si occupano dell’organizzazione nel nostro cantone.

Jennifer Schwarz, come è nata l’idea di portare il Festival du Film Vert in Ticino?
Il Festival du Film Vert è arrivato nel nostro cantone grazie ai volontari di Greenpeace Ticino, di cui io sono la coordinatrice, invitati dalla sede centrale di Greenpeace e sull’esempio di altri gruppi attivi nella Svizzera romanda che già organizzavano il festival in diverse località. Non avevamo mai avuto esperienze di attività del genere e ci siamo presi il tempo di seguire il festival da vicino per un anno, poi abbiamo deciso di lanciarci e nel 2019 abbiamo organizzato la nostra prima giornata al cinema Lux di Massagno.

Come si è sviluppato il festival nel nostro cantone?
Per la prima edizione nel 2019 abbiamo proposto solo una domenica pomeriggio che è andata molto bene. Siamo rimasti positivamente sorpresi dall’interesse dimostrato dal pubblico. Così di anno in anno abbiamo aumentato il numero di film e di proiezioni organizzando anche incontri con esperti o registi. Il periodo più difficile è stato ovviamente quello segnato dalle restrizioni del Covid ma ce l’abbiamo fatta e non ci siamo mai fermati. Anche le sedi si sono moltiplicate, il festival è da sempre presente al Cinema Lux di Lugano-Massagno e da tre anni grazie alla preziosa collaborazione dei volontari di Basta Poco siamo presenti anche a Locarno. L’anno scorso abbiamo collaborato con Airolo in Transizione e abbiamo organizzato delle proiezioni in Leventina, quest’anno invece siamo ospiti del Museo della pesca di Caslano dove proponiamo la proiezione di un bellissimo documentario che racconta la vita di una piccola seppia nel mare della Bretagna.

Perché è importante proporre un festival di soli film e documentari dedicati all’ecologia e all’ambiente e a quale pubblico vi rivolgete?
Riteniamo molto importante continuare ad impegnarci nell’organizzazione del Festival du Film Vert perché, soprattutto negli ultimi anni, nei media e nel dibattito pubblico si parla sempre meno di ambiente, ecologia e crisi climatica. Il problema, però, rimane presente ed è sempre più urgente. È, dunque, importante mantenere alta l’attenzione, contribuire all’informazione e alla sensibilizzazione della popolazione senza per forza spaventare ma proponendo anche testimonianze di chi alcune soluzioni le sta già mettendo in pratica, insomma suggerendo che «insieme possiamo farcela». Per questo motivo vogliamo coinvolgere più persone possibile, diversifichiamo i film e cerchiamo di proporre anche pellicole che danno speranza, che mostrano persone attive e creative nel settore della sostenibilità ambientale, storie di persone impegnate nel migliorare la società e l’ambiente in cui vivono. Non mancano poi nel nostro calendario anche film-documentari più di denuncia.

Come scegliete i film da proporre in Ticino?
È un iter ormai collaudato. Da metà luglio è aperta l’iscrizione al Festival a registi e produttori, tutto è gestito dalla centrale ma noi ci impegnamo a informare e stimolare chi è attivo nel settore in Ticino e in Italia. Da inizio agosto iniziamo a ricevere delle liste di film da visionare, ce ne sono sempre tanti, tra lungo e cortometraggi. All’inizio di novembre si tiene una riunione tra tutti i gruppi organizzatori e la centrale per discutere dei film e decidere quali accettare, inoltre si votano quelli che saranno i candidati dei premi che il festival assegna ogni anno. Resta così una lista definitiva di film tra i quali possiamo scegliere quali includere nel nostro programma. Come gruppo ticinese facciamo molta attenzione alle proposte in lingua italiana, scegliamo poi i film in base alla tematica che ci interessa e che vogliamo approfondire e che magari è anche in relazione col nostro territorio. Un anno ad esempio abbiamo scelto un film italiano che parlava dei cambiamenti dei boschi in Valle d’Aosta, era proprio il periodo della grande siccità che ha colpito i nostri boschi perciò è stato interessante portare il confronto tra la realtà della Valle d’Aosta e il Ticino.

Nel programma di quest’anno qual è il film da non perdere, e perché?
Domanda difficile perché tutti i film che abbiamo scelto mi piacciono.… sicuramente mi sento di consigliare Il ricercatore di Paolo Casalis che racconta la storia di Gianluca Grimalda, il primo dipendente che è stato licenziato perché si è rifiutato di prendere un aereo. È una vicenda di cui hanno parlato anche i media. Ci è piaciuto perché è un film che potrebbe sembrare più leggero di altri proposti dal Festival ma ha un bel messaggio da trasmettere e interroga lo spettatore su cosa sia veramente disposto a mettere in gioco per qualcosa in cui crede, in questo senso è un film molto personale.

In futuro volete ampliare l’offerta del festival in Ticino?
Per ora la formula così com’è funziona, ma ovviamente vorremmo aumentare ancora di più il nostro pubblico. Piano piano stiamo diventando un punto di riferimento per il cinema a tema ambientale, perché tutti i film nel catalogo del Festival possono essere proiettati in qualsiasi momento. Per esempio siamo stati varie volte alle giornate autogestite dei licei, e lo scorso autunno siamo stati invitati al Festival della Permacultura e un nostro documentario era nel programma nel Festival Dei Diritti Umani a Lugano. Siamo aperti a valutare collaborazioni e richieste.