Da qualche anno trascorro lunghi periodi in Marocco, tanto che ormai è diventato quasi una seconda patria. E tuttavia, in maniera più o meno consapevole, tendo a evitarlo durante il Ramadan, il mese sacro del calendario islamico (lunare), durante il quale i musulmani si astengono da cibo, bevande, fumo e rapporti sessuali dall’alba al tramonto. Quest’anno il Ramadan è iniziato il 19 febbraio e si concluderà intorno al 20 marzo con l’apparizione della luna nuova e la festa di Eid al-Fitr. Quasi due miliardi di musulmani lo stanno osservando in tutto il mondo, dal Marocco appunto all’Indonesia. Quando si avvicina il tramonto, tutti si affrettano verso casa, le strade si svuotano, il tempo sembra sospeso, prima di rianimarsi con il pasto serale, iftar, aperto tradizionalmente con datteri e acqua; prima dell’alba si consuma invece una colazione sostanziosa, suhoor, per fare scorta di energie.
Ovviamente, viaggiare in tempo di Ramadan è più complicato; chi si prende cura di voi potrebbe essere affaticato o comunque provare a risparmiare energie. La routine quotidiana inoltre è spesso molto diversa. Le condizioni però cambiano molto da Paese in Paese. In alcuni – per esempio l’Indonesia, che registra la più ampia popolazione musulmana al mondo – è consentito al turista di conservare le sue abitudini, magari con un poco di discrezione, per esempio vestendo con modestia, oppure pranzando all’interno del ristorante, dietro una tenda, o nella propria camera d’albergo. In altri (Arabia Saudita, Qatar, Emirati, Oman, Giordania) si esige un rispetto più stretto delle regole, con la chiusura diurna di musei e locali. In Medio Oriente e Nordafrica (Turchia, Egitto, Tunisia e Marocco) le richieste sono meno esplicite, ma uno sforzo da parte del turista è apprezzato. Ovunque si avverte la differenza tra città internazionali e piccoli centri.
Io credo che la scelta più saggia e rispettosa sia adeguarsi alle tradizioni del luogo che ci ospita. È la regola d’ogni viaggio: possiamo fare per un tempo limitato quello che gli altri fanno per tutta la vita. Questo atteggiamento può aprire prospettive inedite e molto interessanti. Infatti il Ramadan non è solo astinenza: è un periodo di intensa religiosità, di preghiera, di carità, di riflessione, di disciplina spirituale, di vita comunitaria. Inoltre, dopo una lunga giornata tranquilla, la vita dopo il tramonto può essere insolitamente animata: la città riprende vita, negozi, caffè e ristoranti spesso restano aperti per tutta la notte, famiglie e amici si ritrovano, si moltiplicano cene condivise in strade e piazze, con tende, luci e bandierine. E anche il turista è facilmente coinvolto.
Di Ramadan si discute molto anche a Londra, che i critici di estrema destra, con parecchia esagerazione, chiamano Londonistan. Vero è che nella capitale inglese l’Islam è la seconda religione (15% della popolazione) dopo i cristiani (40,7%) e i non religiosi (27,1%). E poi ha un sindaco musulmano, Sadiq Khan, nato a Londra da una famiglia di origini pakistane, rieletto nel 2024 per un terzo mandato. A Londra però non si parla di religione, quanto piuttosto di vita notturna. Chi voglia far tardi non ha molte alternative; dopo una certa ora restano aperti solo i pub, ma spesso anch’essi devono smettere di servire drink alle 23.00. Inoltre nella capitale pub e night club continuano a chiudere a ritmo serrato, tra costi fissi in crescita e ricavi in calo. Non è questione da poco: a Londra di notte hotel, ristorazione, locali, spettacolo e intrattenimento sostengono parecchi posti di lavoro e contribuiscono con 21 miliardi di sterline all’economia. Anche per questo si guarda con interesse al modello del Ramadan. Durante questo mese nei quartieri a più forte presenza islamica (Tower Hamlets per esempio sfiora il 40%) le strade si illuminano dopo il tramonto; numerosi locali aprono al pubblico poco prima dell’iftar e continuano ad accogliere clienti sino al suhoor. Naturalmente niente alcolici, ma la conversazione comunque si anima davanti a tazze di tè e altre bevande. E se c’è gente in giro, altre attrazioni potrebbero decidere di restare aperte, con benefici per tutti. È una diversa idea di night life, meno dipendente dall’alcol (e dunque senza tutti i suoi problemi); è multiculturalismo, quello buono.