Il seminatore di bellezza e l’arte della contemplazione

by azione azione
11 Marzo 2026

Mostra delle Camelie Locarno: dal 18 al 22 marzo, la manifestazione più importante della Svizzera dedicata alle camelie apre ufficialmente la stagione turistica del Lago Maggiore

Oggi è riconosciuto a livello internazionale, tanto da vantare il marchio «International Garden of Excellence» ed è meta di visitatori che arrivano da più parti d’Europa per ammirare i suoi colori. Stiamo parlando del Parco delle Camelie di Locarno, uno spazio di 15mila metri quadrati che ospita 1476 camelie. Un patrimonio pubblico che dal 18 al 22 marzo 2026 si vestirà a festa per dar vita «alla manifestazione più importante della Svizzera dedicata a questo straordinario fiore», come ricorda Claudia Respini dell’Organizzazione turistica Lago Maggiore e Valli. L’evento «rappresenta il segnale simbolico che la stagione turistica è ufficialmente aperta».

Ma prima di diventare progetto, parco, riconoscimento, mostra e festa, è stato un giardino segreto.

Nella memoria di chi ha frequentato da vicino quella stagione, resta infatti un racconto di Remo Ferriroli, capo giardiniere della Città dal 1985 per vent’anni, e figura centrale nello sviluppo del verde pubblico locarnese. Un ricordo mai consegnato agli atti, e proprio per questo rimasto in una zona di confine tra confidenza e leggenda urbana. Ferriroli avrebbe raccontato che la sua passione per le camelie era tale da organizzare le proprie vacanze seguendo eventi internazionali dedicati al bel fiore, per cogliere l’occasione di portare a casa, da ogni viaggio, sempre nuove varietà. Aveva poi confessato che quelle piante, di anno in anno, sarebbero state messe a dimora in un’area verde comunale in modo diciamo informale, certo che un giorno ne avrebbe rivelato l’esistenza svelandolo al pubblico. Un giardino dunque nascosto, e destinato – nelle intenzioni – a essere dichiarato al momento della pensione, come sua eredità viva. Era il 2002, quando ascoltammo questa confessione, e soli tre anni dopo – in occasione del Congresso internazionale della Camelia organizzato proprio a Locarno – fu aperto il Parco dopo che lo stesso Ferriroli aveva chiesto al Comune di poter dare il via ai lavori di sistemazione dell’area nei pressi del Bagno pubblico dove si trova ancora il gioiello verde.

Al di là della verifica puntuale di questo episodio, la storia ufficiale documenta un percorso solido, e la dimensione odierna del parco racconta uno sforzo che va certamente ben oltre l’entusiasmo iniziale. Francesco Murachelli, capo servizio verde pubblico della Divisione logistica e territorio, descrive il Parco come una struttura che richiede strategie differenziate: «La gestione e l’organizzazione della manutenzione di un parco variano in modo significativo a seconda della sua fase vegetativa», spiega. Il Parco delle Camelie comprende «il parco consolidato», legato alle prime due fasi del progetto del 2003, con «alberature adulte e un assetto paesaggistico ormai stabilizzato», e «il parco in fase di sviluppo», realizzato nel 2021, caratterizzato da «essenze giovani e un impianto ancora in evoluzione».

Nel primo caso «la parola chiave è conservazione», nel secondo «formazione». Gli alberi adulti garantiscono «ombreggiamento, stabilità microclimatica, habitat per la fauna e un’identità ormai radicata nel territorio»; le piante giovani richiedono invece una manutenzione «formativa e preventiva», capace di accompagnarne lo sviluppo. Per Murachelli, la qualità del parco, infatti, «non è solo il risultato di una buona progettazione iniziale, ma soprattutto di un’attenzione costante e consapevole nel tempo», capace di trasformare uno spazio verde in «un patrimonio collettivo e duraturo». E i numeri danno la misura dell’impegno: «1476 Camelie» distribuite su circa «15mila metri quadrati», insieme a numerose varietà di perenni e piante ad alto fusto.

Tante ma non tutte, come spiega Daniele Marcacci, presidente della Società Svizzera della Camelia: «Nel registro mondiale dell’International Camellia Society sono descritte circa 30mila varietà di camelie suddivise in quasi 300 specie». Collezionisti, ricercatori – ancora oggi attivi soprattutto in Oriente – e ibridatori contribuiscono a un mondo della camelia in continua espansione. «Il grosso problema è costituito dallo spazio a disposizione, che pone i suoi limiti, sebbene il Parco delle Camelie di Locarno, con oltre i suoi mille esemplari, sia annoverato tra i più grandi al mondo», osserva, ricordando che «Se poi pensiamo che da ogni seme non nasce mai una camelia uguale alla madre, ai lettori fare i conti». Forse è per questo che è anche difficile individuare le più belle e preziose, come ammette di nuovo Daniele Marcacci: «Mi è sempre difficile rispondere alla domanda su quale sia la camelia più rara o incantevole. Metterei in evidenza tutto il gruppo delle specie attorno al grande anfiteatro con incluse le ibride profumate. Poi come ben sappiamo ogni visitatore sceglie la sua preferita in base ai propri gusti su colore, forma, grandezza e via dicendo».

Un importante patrimonio verde che viene da chiedersi se non subisca l’innalzamento delle temperature in atto. A tal proposito, Marcacci rileva che «al momento personalmente non ho notato differenze sulla sua coltura e sembra stia accettando bene questo lento cambiamento climatico, anzi probabilmente questo può aumentare il suo areale di crescita. Al coltivatore casalingo un consiglio utile sarà quello di adattare le innaffiature durante i periodi di prolungata siccità soprattutto se i fiori sono tenuti in vaso», ma non esclude che nel lungo periodo l’aumento delle temperature possa favorire «nuovi insetti dannosi o ulteriori malattie fungine».

Quel che è certo è che nel Parco è finora sopravvissuta la prima camelia messa a dimora nel 1965 da Fritz Zollinger, municipale di Locarno dal 1968 al 1976, il quale introdusse il verde pubblico creando i Giardini Jean Arp, il vecchio Lido, il Parco della Pace e tanto altro. Si trova nella aiuola n. 15, nella punta sud ed è una vecchia cultivar cinese denominata «Alba Plena». Introdotta in Europa a fine 700, è la prima camelia piantata nell’allora radura boschiva. Ha attraversato decenni, amministrazioni, trasformazioni urbane. Non è spettacolare. Non cambia veste. Non si presta a interpretazioni. Semplicemente fiorisce, ogni anno.

In contemplazione all’interno del Parco delle Camelie (Fabio Balassi – Ascona Locarno Turismo)

La mostra delle camelie invece cambia petali di volta in volta. «Non segue una regola logica, ma piuttosto la natura delle cose», dice il direttore artistico, Nicolas Pythoud. «Nel tempo sono stati proposti elementi come l’acqua o il territorio. In altri casi, il fiore è stato abbinato alle sue straordinarie particolarità: la resistente fioritura invernale, la delicatezza, la ricca gamma cromatica. Sono stati evocati personaggi come Edith Piaf, Coco Chanel e la borghesia delle ville storiche dei nostri laghi», tuttavia quest’anno Pythoud sceglie di non aggiungere. Sceglie di rallentare. Di «contemplare»: «La Camelia – spiega il direttore artistico – possiede una magia intrinseca: riesce a unire le persone e a calmarle (è la pianta del tè). Da questa riflessione, maturata nel corso degli anni, è nata la fortunata idea espositiva del 2025. Si è voluto dare attenzione a quella sensazione di “calma armonia” che si crea all’interno del Parco. Il caso ha voluto che alcuni anni prima fosse stato messo a dimora, proprio dietro il tendone della mostra, un salice piangente, alto quanto bastava per posizionargli attorno una tenda circolare. Il salice, al centro della tenda e attorniato dalle camelie, ha amplificato l’emozione. È bastato mettere a disposizione dei foglietti su cui ognuno ha scritto un messaggio poi appeso al salice. Si è così creata un’onda di emozioni, alimentata dai messaggi, che ha portato la mostra delle Camelie a un livello superiore di consapevolezza del momento. Il tema espositivo di quest’anno vuole cogliere proprio quest’onda di emozioni per tentare di cavalcarla, “contemplando” la mostra anche grazie a gigantografie di camelie, che il fotografo Giovanni Casari sta realizzando con le varietà invernali già fiorite nel parco e con quelle che sbocceranno a breve».

Un modo per avvicinare lo sguardo al dettaglio e trasformare la contemplazione in esperienza amplificata.

Resta, sullo sfondo, quella doppia natura che appartiene ai luoghi riusciti: documenti e racconti, pianificazione e intuizione, manutenzione e passione. Il Parco delle Camelie è oggi un patrimonio collettivo consolidato. Se attorno a esso sopravvive anche una storia non scritta, è forse perché la bellezza pubblica, quando attecchisce davvero, conserva sempre una traccia della dedizione individuale che l’ha fatta nascere, come quella del Ferriroli che ci piace immaginare come un seminatore di bellezza.