Letteratura profetica: da Tom Perrotta a Bret Easton Ellis, i romanzi che hanno colto in anticipo la centralità culturale e la potenziale ascesa politica di Trump
Donald Trump è diventato un’ossessione globale che permea le notizie dei quotidiani e i servizi dei telegiornali. I tanti modi con cui il presidente americano riesce a fare notizia sono pari all’attenzione maniacale con cui i media cercano di evidenziare l’ennesima apparizione o dichiarazione sopra le righe del personaggio. Nel mondo attuale, dove le iperconnessioni estendono la diffusione e l’impatto di una notizia, anche le critiche che gli vengono mosse finiscono per alimentare un effetto perverso che spesso ne amplifica la popolarità. Affinché la critica non si trasformi, inconsapevolmente, in catalizzatore di popolarità, occorre ridimensionare l’incandescenza del personaggio, la sua presunta unicità, per trasformarlo, come avrebbe detto Max Weber, in un tipo ideale, in un personaggio paradigmatico. O, come avrebbe fatto Molière, per condensarlo in un modello umano come quelli dell’avaro o del malato immaginario.
«E dai papà. Tutti lo ammirano. Ha un grattacielo, un jet privato, un casinò e un programma tutto suo alla tv»
Con gli strumenti della narrazione e la ricettività della finzione, è possibile ricostruire un’archeologia del fascino che il personaggio di Trump ha esercitato sull’immaginario americano molto prima che Trump diventasse ciò che oggi conosciamo tutti. Sia nel cinema con brevi cameo – come in Mamma, ho riperso l’aereo: mi sono smarrito a New York – a conferma di una notorietà che travalicava la sola cronaca economica, sia in letteratura. Tra i tanti scrittori americani contemporanei, Tom Perrotta e Bret Easton Ellis sono forse tra quelli che, grazie ad alcuni dei loro romanzi, hanno meglio fotografato la sua centralità, preannunciandone forse anche l’ascesa politica.
I libri di Perrotta sono dei romanzi corali che raccontano l’America odierna, i suoi vezzi, le sue convenzioni, le sue contraddizioni, e anche le dinamiche intergenerazionali. Ne L’insegnante di astinenza sessuale, romanzo pubblicato quasi vent’anni fa, nel 2007, c’è una scena, per esempio, in cui un padre chiede alla figlia come va la scuola. La figlia risponde «tutto bene», ma si capisce che è un po’ seccata, e alle domande del padre risponde che la scuola è solo la scuola: niente di che, al limite un’occupazione noiosa. Poi però inizia a raccontare che a inglese ha dovuto svolgere un tema dal titolo L’uomo che ammiro di più. Il padre si preoccupa, teme che la figlia abbia scelto di scrivere del proprio patrigno – il nuovo compagno della madre –, e alla fine, vinto dalla curiosità, vuole sapere. La ragazza inizialmente tentenna un po’, e mentre il padre si prepara al peggio, se ne esce con un «se proprio lo vuoi sapere, l’ho fatto su Donald Trump». Il padre incredulo risponde: «Donald Trump, mi prendi in giro?». Quando la figlia afferma che Donald Trump è un figo, il padre sconsolato commenta: «Non ci posso credere, Donald Trump è il tuo eroe». La figlia allora dice che Trump non è il suo eroe, ma che certamente lo ammira. «Per cosa?» chiede il padre, e la figlia gli risponde così: «E dai papà. Tutti lo ammirano. Ha un grattacielo, un jet privato, un casinò e un programma tutto suo alla tv. Può fare quello che vuole». Il padre, allora, cerca di fare ragionare la figlia: «Questo significa solo che è ricco. Non che è una bella persona» dice, ma non ottiene granché, tanto che lei lo accusa di essere solo invidioso perché, in fondo, chi non ammetterebbe «che sarebbe davvero figo avere un jet privato». Il dialogo si conclude con il padre che, sarcasticamente, riconosce che anche lui prenderebbe un jet privato, se avesse un garage più grande.
Questo romanzo di Perrotta risale a un periodo che è ancora relativamente lontano dalla prima candidatura di Donald Trump. Ciò che colpisce non è solo il candore con cui la ragazza confessa la sua ammirazione per l’attuale presidente americano, quanto piuttosto il fatto che riconosca che la sua scelta non ha nulla di originale perché, in fondo, tutti ammirano Trump: «Ha un grattacielo, un jet privato, un casinò e un programma tutto suo alla tv. Può fare quello che vuole». La frase, pronunciata in tempi non sospetti, suona quasi profetica, e riassume alla perfezione la ricetta del successo che Trump riscuoterà quando, dieci anni dopo, si candiderà alle presidenziali. È così che la letteratura ci conferma che, in fondo, il successo di Trump non ha nulla di casuale.
Se, nel romanzo di Perrotta, il fascino che Trump esercita si esprime attraverso i tratti un po’ ingenui e superficiali di un’ammirazione adolescenziale che riflette un sentire collettivo più esteso, nel precedente American Psycho, romanzo iconico e controverso di Bret Easton Ellis pubblicato nel 1991, questa ammirazione assumeva tinte decisamente più cupe, prendendo le forme inquietanti di una vera e propria idolatria perturbante.
In questo romanzo, l’ossessione del protagonista Patrick Bateman per Donald Trump rappresenta uno dei sintomi del suo vuoto morale e della sua fascinazione patologica per il potere. Bateman ammira Trump non tanto come individuo, quanto come incarnazione del successo economico e dell’apparenza vincente. Trump diventa per lui una presenza quasi mitica, ma anche un’idea intrusiva, persistente e assillante. La sua venerazione per il feticcio mentale rappresentato da Trump riflette l’ossessione per il denaro, lo status e l’immagine che pervade l’ambiente yuppie degli anni Ottanta. Bateman nomina spesso Trump come parametro di grandezza e superiorità, misurando sé stesso e gli altri in base alla vicinanza a quell’ideale.
Si tratta di una fissazione che evidenzia la superficialità patologica del protagonista di American Psycho, il quale, incapace di provare empatia, equipara il valore umano al successo finanziario. L’ammirazione è meccanica, ripetitiva, compulsiva, come molti dei suoi pensieri. Trump diventa un’icona svuotata, un marchio scintillante, un miraggio più che un individuo. L’ossessione di Bateman, in questo senso, esaspera il clima culturale dell’epoca, dominato dai soldi facili, dal culto del profitto e dell’apparenza. Attraverso Bateman, Ellis costruisce una satira feroce del capitalismo narcisista e della smisurata venerazione per il potere economico.
Se questi esempi letterari ci insegnano qualcosa è che, oggi come ieri, essere popolari non significa necessariamente essere degli esempi di integrità. Se poi aggiungiamo che essere popolari significa, spesso, anche essere controversi o, per dirla con un termine giornalistico, fare notizia, allora abbiamo riunito due dei fattori più importanti per spiegare l’importanza che Donald Trump ha assunto, e continua ad assumere, nella cultura contemporanea.
