Cari lettori,
questo mese non risponderò a una vostra domanda, ma desidero parlarvi di un trend diventato virale sui social e che, sinceramente, appena ne sono venuta a conoscenza, mi ha toccato molto, sia come dietista sia come madre: «Almond mum» ovvero «Mamma Mandorla».
Questa definizione è stata coniata dagli spettatori di un reality show trasmesso su Netflix: The Real Housewives of Beverly Hills. Tra le protagoniste c’è anche Yolanda Hadid, ex modella e madre delle top model Bella e Gigi. Proprio quest’ultima, durante le riprese (avvenute nel 2013, quando era giovanissima), chiama la madre Yolanda dicendo di sentirsi debole dopo aver mangiato solo «mezza mandorla». La risposta della madre è diventata il simbolo di questa mentalità: «Prendi un paio di mandorle e masticale molto bene». Yolanda avrebbe quindi concesso alla figlia affamata, come snack, poche mandorle, da masticare bene e molto lentamente e niente altro.
Il pubblico, indignato, ha coniato quindi il termine «Almond mum», diventato poi virale sui social per riferirsi ai genitori che promuovono una cultura dietetica tossica, un’alimentazione restrittiva e l’insoddisfazione per il proprio corpo, spesso trasmettendo questi comportamenti ai figli. Queste mamme si gettano a capofitto su tutte le «diete», seguono l’alimentazione «sana», etichettano gli alimenti come «buoni» o «cattivi», demonizzano intere categorie di alimenti (spesso non a ragione) e creano un clima di terrore a tavola criticando le porzioni che si mangiano e consigliando di ignorare il proprio senso di fame e di sazietà. Inoltre, giudicano l’aspetto fisico dei figli e usano l’esercizio come punizione, vedendo lo sport come un modo per «guadagnarsi» il cibo o per «bruciare» uno sgarro.
Questo comportamento forse deriva dal loro desiderio di fare del bene al proprio figlio, perché chi non vuole un bambino in salute e di successo? Chi desidera che il proprio figlio sia «discriminato» perché fuori dalla «norma»? Oppure, in questa era dei social, può essere un pensiero narcisistico, un loro modo per mostrarsi e mostrare al mondo quanto sono bravi e quanto «perfetti» sono i loro figli… In realtà non so cosa ci sia dietro a tutto ciò, ma sono sicura che è potenzialmente dannoso, in quanto può favorire abitudini alimentari disordinate nei bambini. La restrizione porta al desiderio e i bambini possono arrivare a mangiare di nascosto, magari abbuffandosi. I continui commenti negativi sull’aspetto fisico possono portare a una bassa autostima e a legare il proprio valore personale solo al peso. L’ossessione familiare per la dieta è pure un fattore di rischio significativo per lo sviluppo di anoressia, bulimia o altre forme di alimentazione disordinata, che possono rovinare la vita.
Da qualsiasi punto lo si veda, l’ipercontrollo sull’alimentazione dei figli ha conseguenze fisiche e psicologiche tutt’altro che salutari e bilanciate. Il cibo non deve essere trattato come una ricompensa o una punizione. Il cibo va rispettato e amato. Per creare delle abitudini alimentari sane, che aiutino veramente i propri figli, si deve partire dal presupposto che sia il genitore a decidere cosa si mangia, seguendo i principi del piatto equilibrato; quando si mangia, ossia a orari regolari; e dove si mangia: a tavola senza tablet o tv. Al bambino sta il compito di decidere se mangiare e quanto. È importantissimo che ascolti i segnali del proprio corpo, come la fame e la sazietà. Ricordatevi che non esiste un alimento giusto o sbagliato, non si danno premi o punizioni. Non si deve usare il dolce come ricompensa per aver finito le verdure (es. «Se mangi i broccoli, ti do il gelato»). Questo rende il broccolo un «ostacolo» e il gelato un «premio prezioso», distorcendone il valore. Si devono offrire nuovi cibi senza forzarne l’assaggio. Possono essere necessari anche 10-15 tentativi prima che un bambino accetti un nuovo sapore. Come genitori dobbiamo essere un modello positivo, sfoghiamo i nostri complessi sui rotolini alla pancia con le amiche mentre i bambini corrono felici al parco giochi e gustiamoci tutto quello che proponiamo da mangiare ai nostri figli.