Il ladro silenzioso della vista

by azione azione
11 Febbraio 2026

Dal 9 al 16 marzo una settimana mondiale dedicata alla vista e alla diagnosi precoce del glaucoma

La vista è uno dei nostri sensi più vitali, fondamentale per orientarci nel mondo, percepire le emozioni degli altri, leggere, guidare, lavorare e godere delle attività quotidiane. Per questo motivo, ogni anno la Settimana Mondiale del Glaucoma mette in luce questa malattia oculare, definita dalla Glaucoma Research Foundation come il «ladro silenzioso della vista», perché provoca una perdita graduale e progressiva della visione senza dare sintomi evidenti fino a stadi avanzati, quando i danni diventano irreversibili.

Ne abbiamo parlato con il dottor Leandro Oliverio, specialista in oftalmologia presso Swiss Visio Bellinzona, che così lo definisce: «Il glaucoma non è una singola malattia, ma un insieme di patologie caratterizzate da un danno cronico e progressivo delle fibre nervose della retina, che formano il nervo ottico». E spiega: «Si tratta di una neuropatia ottica a carattere progressivo che può portare a una perdita graduale della visione se non diagnosticata e trattata in tempo».

La Settimana annuale di sensibilizzazione, che quest’anno si svolge dal 9 al 16 marzo, sarà un momento fondamentale per diffondere conoscenze e fare prevenzione e per aggiornare la popolazione sui progressi terapeutici a livello globale. L’obiettivo è evidenziare che un intervento precoce può prevenire o rallentare la perdita della vista causata dal glaucoma. A conferma di quanto la malattia possa progredire senza dare segnali evidenti, Gianni, 67 anni (nome noto alla redazione), racconta: «Mi sentivo bene e non avevo alcun disturbo alla vista, ma durante una normale visita di controllo l’oculista mi ha diagnosticato un glaucoma. È stato uno shock, perché non avevo sintomi. Scoprirlo in tempo mi ha permesso di iniziare subito le cure e proteggere la vista. Oggi so quanto sia importante prevenire». La sua testimonianza mostra chiaramente come la malattia avanzi senza dolore né segnali evidenti, mentre la vita continua come sempre. Secondo Oliverio, «iniziative come la Settimana del Glaucoma sono molto utili: permettono di identificare circa l’1-3% della popolazione affetta, in linea con le statistiche internazionali. Su 100 controlli, spesso la patologia viene diagnosticata in fase precoce, quando non sono ancora comparsi sintomi. Dobbiamo ribadire che diagnosticare il glaucoma in anticipo significa salvaguardare la vista e la qualità della vita, offrendo ai pazienti un senso di sollievo e serenità».

I dati epidemiologici supportano l’importanza della prevenzione e, stando alle indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità «nel 2020 tra 64 e 80 milioni di persone nel mondo convivevano con il glaucoma, con una prevalenza globale stimata intorno al 3,5% nella fascia di età 40–80 anni. Il rischio aumenta sensibilmente con l’età e, a causa dell’invecchiamento progressivo della popolazione mondiale, il numero di persone affette è destinato a crescere, raggiungendo circa 111,8 milioni entro il 2040. Nel 2020 si stima che 3,61 milioni di persone fossero cieche a causa del glaucoma e oltre 4 milioni soffrissero di grave ipovisione, contribuendo a circa l’8,4% dei casi di cecità globale». Per questo motivo, bisogna ribadire che i controlli regolari sono essenziali, soprattutto per chi ha un rischio aumentato. Oliverio, inoltre, sottolinea che, in base alle raccomandazioni dell’Associazione Americana di Oftalmologia: «Per le persone sane la prima visita è consigliata a 40 anni, con controlli ogni tre anni fino ai 50; dai 50 ai 65 anni la visita dovrebbe essere effettuata ogni due anni, mentre dopo i 65 anni è raccomandato un controllo annuale». Inoltre: «Chi ha una storia familiare di glaucoma, vista la componente genetica, dovrebbe sottoporsi a visite più ravvicinate, preferibilmente annuali già a partire dai 40 anni».

Tra i principali fattori di rischio egli annovera «la familiarità, l’appartenenza etnica (nelle popolazioni asiatiche è più frequente il glaucoma ad angolo chiuso, mentre in quelle africane quello ad angolo aperto, per differenze anatomiche e genetiche), la miopia (in aumento negli ultimi anni anche per stili di vita caratterizzati da un uso prolungato di schermi a distanza ravvicinata) e il diabete, che contribuisce ad accrescere ulteriormente il rischio». Ed evidenzia: «Interventi come laser o cataratta correggono solo il difetto visivo, ma non modificano l’anatomia dell’occhio; quindi, il rischio di glaucoma resta invariato e per questo chi è miope deve sottoporsi a controlli oculistici regolari e rigorosi anche dopo eventuali interventi di questo tipo».

Emerge ancora una volta quanto la diagnosi precoce sia fondamentale per preservare la vista: a sostegno di questo e dell’adeguato percorso terapeutico, Oliverio ricorda che «ogni danno da glaucoma è irreversibile e, una volta compromessa, la visione di una porzione del campo visivo non può essere recuperata. Se la malattia viene invece diagnosticata precocemente, colpendo soprattutto la periferia, l’impatto sulla vita quotidiana rimane contenuto. Quando il danno raggiunge la parte centrale del campo visivo, le conseguenze diventano invece più invalidanti». Per questo motivo, è essenziale aderire scrupolosamente alla terapia: «Studi scientifici dimostrano che i pazienti meno costanti nell’applicazione delle gocce mostrano una progressione più rapida della malattia». Per quanto riguarda la diagnosi, «la misurazione della pressione oculare è fondamentale, poiché rappresenta il principale fattore di rischio. È altrettanto importante valutare le fibre retiniche tramite esame del fondo oculare. La tecnologia moderna, in particolare la tomografia a coerenza ottica (OCT), consente di misurare lo spessore delle fibre retiniche, fornendo una valutazione strutturale. L’esame del campo visivo, invece, valuta la funzione delle fibre, permettendo di comprendere quanto consentano una visione completa».

A proposito del trattamento, lo specialista spiega che «esso si basa principalmente su terapia topica con gocce, che deve essere applicata con estrema regolarità». Inoltre: «Esistono anche alternative alle gocce, con pochi effetti collaterali, ma non efficaci in tutti i casi». Se la terapia farmacologica non è sufficiente, l’ultima opzione è chirurgica. «La chirurgia permette di abbassare la pressione oculare e arrestare la progressione del glaucoma, e può essere proposta a tutti i pazienti che non rispondono ai farmaci, con diverse tecniche a seconda del caso; generalmente comporta una prognosi positiva». Oliverio sottolinea che le complicanze gravi si verificano in meno dell’1% dei casi, e il rapporto rischio-beneficio è a favore dell’intervento: «Non trattare il paziente può condurre alla cecità, mentre un intervento mirato protegge la vista e migliora la qualità della vita».

Il futuro della cura del glaucoma appare ancora lontano: «Ci sono diverse piste di ricerca in fase preclinica, ma non esistono studi clinici conclusivi. Anche quando partiranno, potrebbero servire 10–15 anni prima di avere applicazioni pratiche. Pertanto, il glaucoma resta una malattia con danno irreversibile, e la strategia più efficace rimane la diagnosi precoce, i controlli regolari e la corretta aderenza terapeutica». La Settimana Mondiale del Glaucoma rappresenta, oggi più che mai, un’occasione per sensibilizzare, informare e incoraggiare comportamenti che possono fare davvero la differenza.