In tempo di Carnevale, consentiteci di scherzare un poco. Ci è capitato di recente di notare come le occasioni conviviali trascorse con amici siano sempre più spesso «accompagnate» dall’IA. Già in tempi meno recenti lo smartphone aveva assunto, a tavola, un ruolo piuttosto invadente. Tanto che l’abitudine aveva offerto spunti cinematografici comici, in film la cui trama si giocava proprio sull’interazione tra commensali e i loro telefoni cellulari (se vi capita, riguardate Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese, uscito nel 2016: era il remake di un film francese di analogo contenuto, e raccontava proprio di una situazione del genere). L’apparizione del telefono in occasione di cene tra amici è stata per noi anche l’occasione per osservazioni divertite. Ci si diceva: «Quando gli amici cominciano a tirare fuori lo smartphone, vuole dire che è ora portare in tavola il caffè, perché stanno esaurendo gli argomenti e hanno voglia di tornare a casa…».
L’apparizione dell’Intelligenza artificiale, ha lievemente modificato, ci sembra, i modi con cui si manifesta questa invadenza tecnologica. Stiamo chiacchierando del più e del meno, stiamo raccontando con enfasi divertita di un episodio delle nostre passate vacanze: «… e allora abbiamo imboccato quella stradina di campagna nei pressi delle valli di Comacchio e siamo arrivati a Borgoforte…». L’amico, concentrato, con gli occhi incollati al display commenta. «Gemini dice che vicino a Comacchio non c’è nessun Borgoforte… Vorrai dire Borgovecchio?». Un po’ sorpresi, cerchiamo di fare mente locale e di ricordare: in realtà, la parte divertente del racconto non è la precisione toponomastica ma la trama dell’avventura che ci sembra di aver vissuto. E quindi abbozziamo: «Eh, sì forse… comunque abbiamo trovato una trattoria eccellente, cucinavano le anguille, proprio quelle di Comacchio, si chiamava pensate “Al Paradiso dell’Anguilla”…». E di nuovo l’amico, implacabile: «Chat GPT non trova nessun “Paradiso dell’Anguilla” da quelle parti. Forse era il “Paradiso della vongola”? Quello c’è».
Insomma, finisce che a voi passa la voglia di raccontare, ma soprattutto vi fa soffrire l’impossibilità di condividere cose magari un po’ imprecise, ma che contengono il sincero entusiasmo delle vostre esperienze vissute. Alla fine tutto viene passato al setaccio dell’informazione digitale: gli orari di apertura dei musei in cui siete stati, il prezzo delle camere che avete prenotato, la distanza dal mare del B&B che avete trovato, l’altezza della collina lì vicino in cui avete vissuto una escursione avventurosa… Stiamo esagerando, naturalmente, ma è solo per sottolineare un comportamento che va sempre più affermandosi e che dimostra la nostra assoluta dipendenza da una precisione enciclopedica che pare però abbastanza fuori luogo. Il bello dei momenti conviviali è dato anche dalla possibilità di raccontare liberamente, di intrattenere gli amici, di raccontarci la nostra vita così come noi vorremmo che fosse. Una cena in compagnia non è una seduta psicoterapeutica (ammesso e non concesso che anche lì non si raccontino episodi «poco accurati» della nostra esperienza quotidiana). In una cena in compagnia si ha voglia anche di lasciarsi andare, si aprono le porte al prossimo con la disponibilità di ascoltare versioni anche un po’ «messe in scena» della vita che viviamo.
Fuori dallo scherzo: a volte è davvero preoccupante notare quanto la nostra capacità di relazionare con le altre persone sia influenzata dalla «parte digitale» del nostro modo di stare al mondo. Abbiamo talmente integrato nella quotidianità l’uso delle periferiche IA, da aver perso la cognizione del fatto che stia diventando un’invadente, poco ragionevole dipendenza. Ne abbiamo molte, di dipendenze, ovviamente: questa non è che l’ultima in ordine di arrivo. Ma se fumo, alcol, alimenti, passano bene o male sotto il controllo della nostra vigilanza personale, quella rispetto alle risorse informatiche sembra ancora sottovalutata. Interpellare le piattaforme IA è un gioco divertente, forse, perché abbiamo imparato di recente a usufruirne. Ma arrivano sempre più spesso ammonimenti dal mondo medico e scientifico sulle potenzialità di dipendenza che questi strumenti possono generare in utenti meno attenti. Un’abitudine che rischia di alterare, snaturare il nostro modo di stare con gli altri.