«Che ne dite se, visto che siete via per il fine settimana, sabato sera organizzo a casa una Girl’s Night?». La richiesta arriva da mia figlia Clotilde, desiderosa di trascorrere qualche weekend in autonomia. Prima ancora di capire in cosa consista esattamente la «serata tra amiche», la mia testa corre alle questioni pratiche che seguiranno: cibo da mettere in frigorifero, letti da cambiare la domenica, lenzuola da lavare. Dopodiché, siccome credo fermamente che Le parole dei figli siano rivelatrici del modo di essere degli adolescenti, inizio a indagare per capirne meglio i contorni.
Insieme a Clotilde a casa nostra ci saranno Greta, Ginevra e Maya, le sue migliori amiche da quando all’asilo avevano 3 anni. La serata è a tema: ognuna delle 4 deve fare una presentazione in PowerPoint su un argomento a scelta che abbia a che fare con la loro amicizia e serva a sviscerarla in modo divertente e ironico. Cosa hanno scelto: una carrellata di vecchi messaggi WhatsApp di loro 4 dove bisogna indovinare chi li aveva spediti; chi farà che cosa come lavoro nel futuro, sdrammatizzando lo standard 8/5 (otto ore al giorno per 5 giorni) che i ragazzi della Gen Z vogliono evitare a tutti i costi; il meme dello starter pack: immagini di oggetti o capi di abbigliamento che raccontano chi sei e che risultano imprescindibili per definire la tua personalità; le caratteristiche del fidanzato perfetto per ognuna. È un modo per trascorrere la serata, magari in pigiama, tra complicità coltivata, risate a crepapelle, prese in giro reciproche. Dove ogni espediente è utile per nuove confidenze.
La Girl’s Night, insomma, rappresenta un altro tassello nella nostra esplorazione, attraverso Le parole dei figli, del sentimento dell’amicizia. Questo legame, il più significativo per i Gen Z, lo abbiamo analizzato anche nella rubrica del mese scorso, quando abbiamo parlato di bonding time: il tempo dedicato a stringere relazioni più profonde attraverso attività che permettono di conoscersi meglio (cinema, confronto su libri, merende a tu per tu), per non limitarsi a rapporti superficiali. Per noi genitori, aggrappati al quality time nelle nostre vite frenetiche, la lezione è stata che non conta solo la qualità del tempo, ma anche la quantità.
La Girl’s Night invece mi porta a riflettere su un universo parallelo che finora riferito a chi ha la mia età – lo dico in modo politicamente scorretto ma senza giudizi – avevo liquidato come «serate tra zitelle». In 10 anni di vita con Riccardo, e almeno 2 serate a settimana di cene con amici che il più delle volte si autoinvitano (e spingono i nostri figli a dire: «Questa casa sembra un ristorante»), gli appuntamenti con le mie amiche sono relegati al pranzo. Inutile nascondere che il contesto, però, è ben diverso da una tranquilla serata con il bicchiere di bollicine in mano: il telefono che suona in continuazione; i pensieri che si affastellano sulle cose da fare il pomeriggio al lavoro; l’orologio in mano per essere certe di non bucare appuntamenti. Un’insalata come unica concessione per gli occhi sempre puntati sulla bilancia! È ancora una volta «tempo strappato» tra le mille cose da fare; non «tempo dedicato e rilassato»! Ma quanto si sta bene la sera in famiglia, giù dai tacchi e senza trucco, con le chiacchiere tra amici che si mescolano alla buonanotte dei figli?
Difficilmente mi convertirò alle Girl’s Night, ma voglio condividere quanto scritto sul «Wall Street Journal», il quotidiano newyorkese a maggiore diffusione negli Stati Uniti con una media a livello mondiale di oltre 2 milioni di copie giornaliere. È un articolo di Katie Roiphe (New York, 1968), saggista statunitense post-femminista, che s’intitola Elogio della serata tra ragazze: «Amo e apprezzo i miei amici maschi, mio marito, le cene di coppia e le grandi feste, ma a volte mi ritrovo a desiderare la conversazione stimolante e rigorosa di un gruppo di donne riunite in una stanza. Perché un ambiente riservato alle donne è così liberatorio? (..) Con le coppie, tendiamo a diventare la versione adulta di noi stessi. La conversazione spesso si sposta su scuola, vacanze, ristrutturazioni, televisione, quando ciò di cui vorremmo parlare è una tragedia umana, un tradimento, un amore, un’aspirazione, un’illusione su larga scala o una delusione cocente».
Che le Girl’s Night abbiano un senso anche per noi boomer?