Scoprire il passato nella Villa dei Papiri

by azione azione
4 Febbraio 2026

La Biblioteca Nazionale di Napoli ospita un laboratorio in cui si studiano i reperti di Ercolano, scrigni di preziose testimonianze tutte da interpretare

La villa è lussuosa e si sviluppa su un’area di 250 metri. Il vialetto d’entrata inizia con un belvedere mosaicato rotondo, seguito poi da un vialetto che conduce in un magnifico cortile rettangolare. Al centro c’è la piscina e tutt’intorno preziose sculture, alcune delle quali in bronzo, fuse in modo straordinario, e con piante pregiate. In fondo al cortile si erge lo stabile principale, disposto su tre piani. Il proprietario di questa villa, lo abbiamo capito, dev’essere particolarmente facoltoso. Lo dimostra il fatto che alcune stanze interne della casa sono dedicate alla conservazione di rari e preziosi libri. Sono varie centinaia di testi che trattano di filosofia, diritto e discussioni giuridiche, ma non mancano testi di geometria, manoscritti che egli colleziona senza badare a spese.

Questo, fino a quel tragico giorno nel 79 dopo Cristo. Quando, qualche giorno dopo l’eruzione, la colata di lava fango e ceneri roventi scivolò lungo le pendici del Vesuvio, la villa fu completamente ricoperta da oltre 20 metri di materiale incandescente. Della splendida dimora di Lucio Calpurnio Pisone Cesonino non si sentì più parlare per oltre 1600 anni. Infatti, solo nel 1700, grazie all’interesse attorno all’allora nuova scienza dell’archeologia, alla curiosità manifestata dai cultori di storia antica e dagli stessi regnanti sul trono napoletano, si iniziò a investigare il sottosuolo della costiera circumvesuviana. Dai libri storici dell’antichità si avevano notizie della celebre eruzione, e si voleva dunque andare a vedere cosa fosse rimasto di quelle antiche cittadine. Del resto, vari tipi di reperti erano già venuti alla luce, sporadicamente, durante i lavori agricoli, o dopo scavi di pozzi. E se l’area della città di Pompei sarà quella più frequentata dai ricercatori di tesori antichi, anche nelle località dei dintorni inizieranno sondaggi e prospezioni.

Una di queste suscitò l’interesse dell’architetto di Svitto Karl Jacob Weber (1712-1764), che si trovava allora alla corte dei Borbone. A Ercolano, partendo proprio dal ritrovamento in un pozzo di quel pavimento circolare mosaicato che è all’ingresso della villa, Weber capisce di aver individuato qualcosa di interessante e, dopo una lunga serie di sondaggi e scavi di cunicoli sotterranei, riesce a ricostruire l’intera pianta della villa di Pisone. Lo ribadiamo: la villa a tutt’oggi resta in grandissima parte sepolta sottoterra. Tutto quello che si conosce della sua planimetria si deve ai rilievi compiuti con scavi in gallerie sotterranee. Nel corso di successive esplorazioni altri studiosi individueranno però, oltre alle ricche suppellettili, un inatteso tesoro: una ricchissima biblioteca di manoscritti su rotoli di papiro. Questa era infatti la modalità principale su cui si diffondeva la letteratura nell’antichità. Gli steli della pianta del papiro venivano sfogliati, sezionati, fino a ricavare sottili strisce che, incollate tra loro, creavano rotoli di varia lunghezza. Sulla loro superficie veniva poi manoscritto il testo dell’opera, vergato di volta in volta da abili copisti.

I papiri di Ercolano (la villa ha preso il nome da loro), sono stati esposti all’enorme calore del materiale eruttato dal vulcano. La copertura incandescente si è però solidificata senza lasciar filtrare ossigeno e quindi i papiri sono carbonizzati senza fiamma e senza essersi inceneriti. Alcuni esemplari sono esposti oggi in due vetrine dell’«Officina dei papiri ercolanesi», un laboratorio di studio all’interno della Biblioteca Nazionale di Napoli. Ci guida nella visita dell’istituto la Dottoressa Federica Nicolardi, docente all’Università Federico II di Napoli e membro del Centro Internazionale per lo Studio dei Papiri Ercolanesi «Marcello Gigante». I rotoli carbonizzati appaiono come piccoli tronchi rotondi, neri e compatti. «Nel corso dei decenni» ci spiega la Dottoressa Nicolardi «numerosi studiosi hanno cercato vari metodi per srotolarli, e trovare il modo di recuperarne il contenuto. Si tratta infatti di testimonianze uniche che possono metterci in contatto con una tradizione letteraria scomparsa, di cui noi oggi non abbiamo più nessun’altra conoscenza, nemmeno tramite le trascrizioni medievali. I papiri di Ercolano invece sono testimoni diretti, originali, di quella tradizione. Riuscire a decodificarli può fornirci inestimabili informazioni».

I papiri di Ercolano rappresentano una sfida per i ricercatori (A. Zanoli)

L’impresa non è facile: si sono tentate molte tecniche, alcune anche piuttosto fantasiose e perniciose, per srotolare i papiri. Ma alcuni risultati sono stati raggiunti e ci permettono di formulare alcune ipotesi. «Molti dei frammenti decrittati finora vengono attribuiti alla produzione del filosofo greco Filodemo di Gadara, amico e protetto di Lucio Calpurnio. Come detto, i ritrovamenti sembrano confermare uno spiccato suo interesse per la filosofia e forse per aspetti giuridici, ma non solo» precisa la studiosa napoletana.

Nell’Officina dei papiri, comunque, si sta lavorando intensamente per proseguire lo spoglio dei testi. Quelli «srotolati» fino a oggi sono conservati in appositi scaffali, in contenitori che ospitano migliaia di frammenti svolti e incollati su fogli di carta. «Il materiale viene osservato al microscopio, fotografato in infrarosso, tecniche che permettono di fare risaltare gli antichi inchiostri, ma di recente anche scansionato in 3D, per poter evidenziare i segni tra le pieghe dei fogli» ci spiega Federica Nicolardi. Nell’epoca dell’IA, inoltre, non mancano gli esperimenti di machine learning per insegnare ai computer a rivelare il testo dei papiri ancora chiusi tramite uno srotolamento virtuale. «Le tecniche più recenti sottopongono i reperti a un’analisi del tutto simile a una TAC, e le varie microsezioni digitalizzate sono ricomposte tramite una complessa segmentazione che provvede ad “appiattire” il supporto. In seguito la macchina viene addestrata a riconoscere le porzioni di testo in cui c’è inchiostro, fino a rivelare lettere e colonne di testo».

Questo lavoro ha preso la forma di un vero Contest internazionale, il «Vesuvius Challenge» a cui hanno partecipato diversi giovani ricercatori da tutto il mondo. I vincitori del 2024, Luke Farritor, Yousef Nader, e Julian Schilliger (studente svizzero di robotica al Poli di Zurigo), sono riusciti a ricostruire un’importante porzione di un testo probabilmente del già citato Filodemo (e ad aggiudicarsi 700’000 dollari). Il lavoro sui papiri di Ercolano si trasforma dunque in una sfida appassionante che ricorre a competenze di alto livello tecnologico, ma anche, naturalmente, paleografico e papirologico. Un lavoro dagli effetti assolutamente straordinari, per muoversi più velocemente nella ricostruzione di quel che resta della biblioteca di Lucio Pisone. Il quale, a questo punto, potrà ricominciare a dormire sonni tranquilli, sapendo che la sua collezione è in buone mani.