Oltre 12’500 tonnellate di ordigni bellici «dormono» sui fondali, le idee vincenti per recuperarle e la situazione in Ticino Dimitri Singenberger
Il 23 gennaio Armasuisse, l’Ufficio federale dell’armamento, ha presentato a Palazzo federale i risultati del concorso di idee lanciato nel 2024 per individuare progetti di recupero delle munizioni sommerse nei laghi svizzeri. L’obiettivo? Togliere dai fondali migliaia di tonnellate di ordigni bellici, alcuni potenzialmente attivi, soprattutto nei bacini di Thun e dei Quattro Cantoni. Nonostante le oltre 200 proposte arrivate e tre aziende premiate, nessuna soluzione è pronta per l’uso. In ogni caso i programmi di monitoraggio non indicano pericoli immediati. Così, per ora, le bombe restano dove sono, Ticino compreso.
Smaltiamo, ma come?
Tra il 1918 e il 1964, e soprattutto dopo la Seconda guerra mondiale, l’esercito svizzero ha smaltito nei laghi grandi quantità di munizioni obsolete o in eccesso. All’epoca, gettarle in acque profonde sembrava la soluzione più semplice e sicura. A favorire lo sversamento sistematico degli ordigni nei laghi contribuirono anche le fabbriche di armamenti e i depositi militari situati nei pressi dei laghi di Thun e dei Quattro Cantoni. «All’epoca non esistevano tecniche alternative praticabili», spiega Daniela Renzo, portavoce di Armasuisse. Ridurre i pericoli negli arsenali era la priorità; la detonazione controllata sulla terraferma era considerata troppo rischiosa.
Due tragedie mostrarono quanto fosse pericolosa la gestione delle munizioni a terra. Al Fort de Dailly, nel maggio 1946, un’esplosione provocò la morte di diversi operai e distrusse una parte significativa dell’impianto, come documentato dal Dizionario storico della Svizzera. Nel deposito di Mitholz, nel dicembre 1947, una serie di deflagrazioni fece crollare intere sezioni del magazzino sotterraneo, causando vittime e danni. «L’immersione in acque profonde appariva invece una soluzione rapida e funzionale», continua Renzo. La pratica comunque cessò nel 1964, in seguito al rafforzamento della legge sulla protezione delle acque e a una maggiore sensibilità ambientale. «Gettare munizioni nei laghi non era più compatibile con la tutela degli ecosistemi», sottolinea Armasuisse.
Danni a lungo termine
Oggi il Lago di Thun contiene circa 4600 tonnellate di munizioni, il Lago dei Quattro Cantoni oltre 3000, seguito dal lago di Brienz con circa 280 tonnellate. Ma il record spetta al Lago di Neuchâtel, con 5000 tonnellate: qui, fino agli anni Trenta, il fondale era usato come poligono aereo, con bombe esplosive sganciate dall’alto. In seguito, fino alla chiusura del sito nel 2021, furono gettate munizioni inerti, razzi e proiettili senza esplosivo. Negli anni, sedimenti di alghe, limo e fango hanno ricoperto le bombe, rendendole più difficili da individuare. Nel frattempo alcuni pescatori del Lago di Thun hanno notato anomalie nei pesci, inizialmente attribuite a lavori sulla terraferma e scarichi civili. Armasuisse decise comunque di approfondire. «Nel 2004 e 2005 sono state effettuate valutazioni dei rischi, che non hanno rilevato effetti nocivi», spiega Anne-Laure Gassner, responsabile del settore Esplosivi. Un’analisi più approfondita nel 2012 ha portato a un risultato inatteso: i sedimenti proteggono le munizioni. Riducendo il contatto con l’acqua e l’ossigeno, rallentano sia la corrosione degli ordigni sia il rilascio di sostanze chimiche (come il tritolo). Bombe fortemente corrose sarebbero molto più pericolose da maneggiare.
I progetti premiati
Al concorso pubblico indetto da Armasuisse nel 2024, 22 delle 214 proposte sono arrivate in finale e tre sono state premiate. Il progetto vincitore, presentato dalle olandesi Royal IHC Defence e ReaSeuro, prevede una «campana subacquea» che isola l’area di intervento sul fondale. All’interno, un sistema vibrante rimuove i sedimenti che coprono le munizioni, che vengono poi smontate a distanza e i cui materiali vengono recuperati. Il secondo posto è stato assegnato all’azienda svizzera Helbling Technik Wil, che ha sviluppato un robot subacqueo in grado di muoversi sul fondale, raccogliendo i sedimenti in modo controllato. Al terzo posto si è classificato Walo Bertschinger con una piattaforma modulare dotata di sistemi automatizzati per separare e gestire in sicurezza sedimenti e ordigni.
Tuttavia i progetti non saranno implementati a breve. «Nessuno è pronto all’uso immediato», avverte Anne-Laure Gassner. Serviranno anni di test e validazioni sul campo. Ma quando si interverrà? «Non possiamo tracciare scenari precisi», afferma Gassner. «Monitoriamo acqua e sedimenti. Solo se rilevassimo anomalie, come emissioni di sostanze, partirebbe un’indagine approfondita». Il vero rischio non è tanto l’esplosività quanto il potenziale impatto ambientale. Dal 2021 Armasuisse analizza l’acqua ogni cinque anni e i sedimenti ogni due. Finché non ci sono segnali di pericolo, non si interviene.
Mentre la Svizzera aspetta, altrove si agisce. Nel 2024, la Germania ha avviato un progetto pilota nella baia di Lubecca con una piattaforma galleggiante automatizzata per recupero e distruzione delle munizioni. Nel Mar Baltico e nel Mare del Nord giacciono circa 1,6 milioni di tonnellate di materiale bellico della Seconda guerra mondiale. Nel 2023, l’Ue ha lanciato un’iniziativa per coordinare raccolta dati, valutazione dei rischi e gestione della sicurezza.
La situazione nel Cantone
Anche nei laghi ticinesi la situazione richiede attenzione. In alcuni specchi d’acqua di montagna, legati a ex poligoni di tiro sono stati ritrovati ordigni inesplosi usati come bersagli militari tra il 1937 e il 1966. Secondo il Dipartimento della Difesa, i laghi potenzialmente interessati sono circa una ventina, di cui cinque già controllati da Armasuisse e dai Kamir, l’unità subacquea militare specializzata nel recupero di ordigni inesplosi. I restanti si trovano soprattutto in Val Piora, Valle Bedretto, in Leventina e al Passo del Gottardo.
Nella zona del Gottardo, negli anni Cinquanta, una valanga distrusse un deposito dell’esercito e parte del materiale finì in un lago. «Non sappiamo con certezza cosa ci sia», spiega Gassner. Per questo sono previste immersioni esplorative durante l’anno. Armasuisse lancerà un progetto di ricerca per capire come monitorare le operazioni di recupero nei laghi più piccoli della Svizzera, Ticino compreso. «Si tratta di bacini con poche munizioni. Serviranno progetti ad hoc», precisa Gassner. Le operazioni di recupero potrebbero essere effettuate direttamente dai sommozzatori militari, addestrati e consapevoli dei rischi. Le prove sono previste nel corso dell’anno, senza un calendario definito, e saranno comunque escluse dai mesi invernali, quando la temperatura dell’acqua rende gli interventi troppo complessi. Nel Lago Maggiore restano residui di un ex poligono di tiro aereo. Alcune munizioni prive di esplosivo sono state recuperate grazie a segnalazioni sporadiche e gestite dai Kamir e dalla Polizia cantonale. Non tutti i ritrovamenti, però, sono innocui: nel 2023, a Oggebbio (Italia), un turista ha rinvenuto sulla riva un proiettile da cannone di 40 centimetri ancora attivo. L’ordigno è stato neutralizzato dagli artificieri. Resta incerta l’origine sia delle munizioni inerti sia di quelle inesplose finite nel lago.

