Jesper Lundqvist – Fideli Sundqvist, Può succedere ancora?, Uovonero (Da 10 anni)
In copertina, piccole sagome nere di esseri umani, i bambini distinguibili perché più piccoli, gli uomini e le donne dal fatto che, stilizzati, vediamo gonne o pantaloni, o un ventre rigonfio, di una delle sagome, che evidentemente ha un’altra creatura dentro di sé. Ma nessuna di loro ha i capelli, nessuna, di primo acchito, è percepita come individuo, come persona, come sacralità unica di vita. Tutte uguali, si stagliano, nere, queste figurette su un fondo dai toni rosso scuro. E il titolo, Può succedere ancora?, mette a capo il punto interrogativo, così da lasciare ambiguità sulla modalità della frase: interrogativa, o affermativa? Le cose orribili possono succedere ancora, non possiamo escluderlo, e pertanto è importante ricordarle e comprendere il processo che ha permesso che accadessero, per evitare che succedano ancora. Esce in occasione della Giornata della Memoria questo libro dello scrittore svedese Jesper Lundqvist, che afferma: «Volevo scrivere un libro che parlasse della Seconda guerra mondiale e dell’Olocausto in maniera riflessiva e che collegasse ciò che successe allora con ciò che succede adesso».

Ed è tale collegamento a valorizzare il volume, tra le numerose proposte su questi temi che immancabilmente ogni anno escono a gennaio. Lundqvist cita le guerre contemporanee, anche in Paesi molto vicini a noi, cita i negazionismi, i rigurgiti nazisti o razzisti, i regimi non democratici. E soprattutto, in questo saggio che racconta la Seconda Guerra Mondiale e l’Olocausto con un linguaggio immediato, il quale tuttavia non rinuncia mai a uno sguardo rigorosamente storico (anche grazie alla supervisione di Lena Berggren, docente universitaria di Storia), l’autore inserisce in modo ricorrente delle domande cruciali. Da quelle più legate alla sfera personale, ad esempio: «Ti sei mai sentito trattato ingiustamente? Cos’hai provato?», o «Tu a quali gruppi appartieni? Magari è una famiglia, una classe, una compagnia di amici. Chi sono “gli altri”?»; a domande che sollecitano una riflessione più articolata, come: «Perché Hitler divenne più popolare quando le cose andarono male per il popolo? Perché è più semplice credere a soluzioni facili quando si passa un momento difficile? Perché a volte le persone non vogliono capire?». Il tu allocutivo coinvolge direttamente la giovane lettrice o il giovane lettore, rendendo questo libro, che pure tratta temi drammatici e complessi, adatto anche per una lettura personale, sebbene una lettura condivisa in classe, e mediata da un insegnante, ne sarebbe forse la fruizione ottimale. Interessanti anche le illustrazioni della giovane artista Fideli Sundqvist, con le sagome ritagliate, «come se fosse stato tolto qualcosa».
Jacqueline van Maarsen, La tua migliore amica Anne, San Paolo (Da 10 anni)
È uscito qualche anno fa, ma merita assolutamente una segnalazione questo libro dell’autrice olandese Jacqueline van Maarsen, la quale fu, negli anni giovanili, la migliore amica di Anne Frank. Anne la conosciamo ovviamente attraverso il suo diario, quindi in prospettiva soggettiva, mentre questo mémoire ce ne parla in terza persona, con la voce della ragazza che la conobbe ad Amsterdam al Liceo Ebraico nel 1941 e che con lei trascorse momenti indimenticabili, fino a quando Anne scomparve all’improvviso, insieme alla sua famiglia. Jacqueline pensò che fosse riuscita a scappare in Svizzera e fu solo alla fine della guerra, quando rivide il signor Frank, il papà di Anne, unico superstite della famiglia, che comprese la tragica realtà, ma dovettero passare ancora molti decenni prima che riuscisse a raccontare questa storia.

La tua migliore amica Anne è proprio come si firmò Anne Frank nella lettera d’addio a Jacqueline. Jacqueline, nata come Anne nel 1929, è morta lo scorso anno (era ebrea solo per parte di padre e poté salvarsi dalle persecuzioni), dopo averci lasciato questa intensa testimonianza, in cui Anne fa la sua prima apparizione in modo folgorante, in bicicletta, pedalando verso casa dal Liceo Ebraico: «Una ragazzina magra con i capelli neri e lucidi e il viso a punta mi si avvicina in bicicletta con il fiatone. “Vai anche tu in quella direzione?”».
