Per amore di italian(d)o

by azione azione
19 Gennaio 2026

Il programma di studio Italiando ha visto la luce anche grazie all’impegno dei… Frontaliers

Chi, nel 2026, alle nostre latitudini non conosce una delle più formidabili coppie del mondo dello spettacolo? Dopo Tom&Jerry, Ollio&Stanlio e Cochi&Renato (tanto per citarne un paio e in modo del tutto arbitrario), da alcuni anni fanno parte del nostro immaginario anche Bernasconi&Bussenghi, indiscussi protagonisti della fortunata serie ticinese dei Frontaliers. E se da una parte abbiamo la guardia di confine svizzera Bernasconi con tutta la sua flemmatica pedanteria, dall’altra abbiamo il frontaliere scattante e sul pezzo, disposto a sorbirsi infinite code giornaliere per raggiungere l’eldorado di un posto di lavoro in terra elvetica.

La sottile ironia mai offensiva (e soprattutto bipartisan) che contraddistingue gli sketch dei Frontaliers è riuscita a fare il miracolo, tanto che i due personaggi sono amati sia di là sia di qua del confine. Frontaliers – in questi giorni nella sale della Svizzera italiana con il film Sabotage – però è anche molto di più, e negli anni i suoi protagonisti (Paolo Guglielmoni e Flavio Sala) si sono impegnati per cause molto serie, tra cui quella della difesa dell’italianità, emblematica e fondamentale per una Willensnation come quella in cui viviamo.

Ne abbiamo parlato con Paolo Guglielmoni, in arte (anche) guardia di confine Loris J. Bernasconi.

Paolo Guglielmoni, con Frontaliers vi siete spesi molto per la causa della lingua italiana. Dove nasce questa iniziativa?
Una decina di anni or sono eravamo in un periodo di grandi trasformazioni della scuola svizzera, che tendeva a promuovere sempre di più l’inglese, con l’italiano che rischiava di finire in secondo piano. Anche nell’amministrazione federale c’erano sempre meno impiegati italofoni. Insomma, l’italiano era in pericolo. Nel 2014 i tre partner istituzionali DECS, RSI e Percento culturale Migros Ticino hanno dunque lanciato il progetto di tutela della lingua italiana Italiano lingua di frontiera, partendo dall’idea che ognuno valorizzasse la lingua attraverso la propria sfera di influenza e la propria rete di conoscenze: la RSI l’ha fatto attraverso i programmi radiotelevisivi, il DECS con conferenze in tutta la Svizzera, il Percento culturale Migros Ticino con i suoi eventi sul territorio.

Una piattaforma di contenuti a cui sono stati aggiunti, in cima alla torta, i Frontaliers. A Natale 2014, nelle filiali Migros Ticino e nelle cancellerie comunali del Grigioni italiano, è stato messo in vendita il DVD Frontaliers: qui si parla itaGliano: 8 sketch che parlavano a vario titolo e in modo divertente della nostra lingua. Il DVD ha venduto più di 30’000 copie, e, dal principio, l’idea era di usare il ricavato per favorire la lingua italiana: così è nata l’idea di Italiando.

In Ticino avete fatto molto per l’italiano: non sarebbe stato più utile portare la nostra lingua Oltre Gottardo?
Lo facciamo organizzando con il DECS i corsi Italiando in Ticino. Mi spiego: i soldi del dvd Frontaliers: qui si parla itaGliano sono stati spesi per dare un motivo a ragazze e ragazzi svizzero tedeschi o francesi dai 13 ai 20 anni di «scendere» da noi.

L’idea è farli venire qui per imparare una base di italiano, certo, ma anche per conoscerci meglio, capirci meglio, e, una volta tornati a casa, parlare di noi. Rientrati nei loro cantoni, saranno «antenne» della nostra terza Svizzera con i loro genitori e le loro famiglie allargate.

Quando siamo partiti, per prima cosa era necessario riuscire a finire sulla mappa con il progetto Italiando: abbiamo quindi dovuto fare una campagna di comunicazione per fare conoscere questa possibilità di soggiorno in Ticino. Ciò è stato possibile grazie alla delegata alle lingue nazionali del DECS Brigitte Jörimann, che ha fatto un lavoro di rete nelle scuole d’oltre San Gottardo, e poi grazie a SRF e RTS, che hanno promosso il progetto nei loro spazi informativi. Infine, ci hanno aiutato due testimonial come Massimo Lorenzi, volto noto in Romandia, e Christa Rigozzi.

Anche la questione economica era importante, perché il corso doveva essere accessibile. Il nostro slogan era «Paghi la metà, ti diverti il doppio»: metà quota era a carico della famiglia, l’altra del fondo che abbiamo creato.

Un bell’esempio di federalismo.
Il premio per i nostri sforzi di diffusione del progetto è il fatto che Italiando quest’anno compia dieci anni. Grazie al ricavato dei tre dvd Frontaliers realizzati, nel 2010 abbiamo contribuito con 110’000 CHF all’acquisto di un’ambulanza per le urgenze pediatriche, nel 2011 abbiamo versato 300’000 CHF nell’ambito del sostegno alle persone indigenti nella Svizzera italiana, mentre nel 2014 abbiamo appunto potuto creare con 300’000 CHF un fondo per la lingua italiana, finanziando i primi tre anni di Italiando.

Vuoi aggiungere qualcosa sull’importanza dell’italianità per la Svizzera?
Trascorrendo del tempo con i ragazzi che partecipano a Italiando, mi sono reso conto che quando si dà l’occasione alle persone di andare in una parte del Paese che non si conosce ancora, nasce inevitabilmente una curiosità naturale, tipicamente svizzera. Questa curiosità naturale e molto umana l’ho vista negli occhi delle ragazze e dei ragazzi che vengono da noi a imparare l’italiano e a conoscere la Svizzera italiana. È importante offrire occasioni come questa per scoprire regioni nuove del proprio Paese.