Simon Ammann non smette di sfidare il trampolino

by azione azione
12 Gennaio 2026

In questi primi giorni del 2026, cedo alla malinconia e scrivo di Simon Ammann. Non saprei dire se mi suscita più tenerezza o ammirazione. Ad ogni modo, il fatto che, pochi giorni fa, si sia esibito per la 27esima volta sui prestigiosi palcoscenici della Tournée dei quattro Trampolini ha mosso sentimenti indefinibili nella mia anima. Il prossimo 25 giugno compirà 45 anni. Continua a lottare contro rivali che all’anagrafe potrebbero essere suoi figli.

Il suo debutto in Coppa del Mondo risale al 29 dicembre del 1997 a Oberstdorf. Aveva solo 16 anni. Stava prendendo le misure di uno dei luoghi sacri del salto con gli sci. Quello da cui scatta, a fine dicembre, la celeberrima Tournée che fa tappa anche a Garmisch-Partenkirchen, Innsbruck e Bischofshofen. Dopo 27 partecipazioni è l’unico trofeo che ancora gli manca in bacheca. Forse è per questa ragione che ci sta riprovando.

Quel giorno, il 15° posto, gli garantì la partecipazione ai Giochi Olimpici di Nagano del 1998, ma soprattutto fu un segnale che il vuoto lasciato da Walter Steiner, fino ad allora icona elvetica del salto con gli sci, sarebbe presto stato colmato. Il primo podio di Simon Ammann giunse però solo nel dicembre del 2001, sul trampolino di Engelberg. Fu una sferzata di energia e di autostima. Due mesi più tardi, a Salt Lake City, il saltatore del Toggenburgo incantò il mondo conquistando l’oro olimpico sia dal Piccolo, sia dal Grande trampolino. Prima di lui, solo il «razzo» finlandese Matti Nykänen nel 1988 a Calgary. Il più formidabile di sempre, per la sua classe, ma anche per i suoi eccessi lontano dalle gare.

Dopo Ammann, solo Ammann, 8 anni più tardi. Rientrato dagli USA carico come una molla, sul trampolino dell’Holmenkollen, ottenne la prima delle sue 23 vittorie in Coppa del Mondo. Simon pareva destinato a entrare nel gotha della sua disciplina. Invece sprofondò in un buco nero dal quale riemerse solo quattro anni più tardi, sempre in Norvegia, a Lillehammer. Quel ritorno ai vertici fu l’inizio di una nuova vita. Un’esistenza condotta sotto la guida del coach storico Berni Schoedler e sotto le ali protettrici del mental coach Hanspeter Gubelmann.

Da profano, mi è bastato salire in cima a un paio di trampolini, per capire quanto siano determinanti equilibrio, serenità, e convinzione nei propri mezzi, per lanciarsi nel vuoto in un volo che può anche oltrepassare i duecento metri. Le vittorie cominciarono di nuovo a fioccare. Nel 2007 a Sapporo, in Giappone, Simi mise al collo il primo oro mondiale. La stagione 2009-2010 fu una marcia trionfale, scandita da nove successi in Coppa del Mondo, e dalla conseguente vittoria nella classifica generale. L’aura del campione ne uscì impreziosita da due altri ori olimpici sui trampolini canadesi di Vancouver.

Fu l’apice della carriera e della notorietà. Simon divenne un idolo. Dentro e fuori i confini nazionali. Prima di rientrare in patria, fu catapultato negli studi della CBS. David Letterman, il mago dei Talk Show statunitensi voleva conoscere il maghetto di Grabs. Simon Ammann, per tutti era diventato l’Harry Potter volante. Per i tratti del viso e gli occhialini che ricordavano quelli del protagonista della fortunata serie editoriale e cinematografica. Per la sua capacità di librarsi nell’aere con serena eleganza, e per l’improponibile lungo mantello argentato che la delegazione elvetica aveva proposto ai suoi atleti per i momenti ufficiali.

Aveva 29 anni e sembrava destinato di nuovo a scalare le classifiche di tutti i tempi. Ma il contatore dei trionfi rallentò, anno dopo anno, fino ad arrestarsi il 29 novembre del 2014 a Kuusamo, in Finlandia. Fu l’ultima volta che il Maghetto poté assaporare le note del salmo svizzero in suo onore.

Sono passati undici anni. Simon Ammann è stato estromesso dalla Nazionale maggiore. I suoi guadagni presumo siano ridottissimi e provenienti da qualche piccolo sponsor privato. Sono convinto che anche l’ossessione di imporsi nella Tournée dei quattro Trampolini si sia dissolta. Simi è troppo intelligente per crederci. Forse, punta a un altro record, quello del giapponese Noriaki Kasai, che nel 2018, a 46 anni, ha partecipato per l’ottava volta ai Giochi Olimpici. Se Simi si qualificherà per l’edizione di Milano-Cortina, farà altrettanto. Fossi il presidente di Swiss Olimpic, un ticket glielo concederei. Non ruberebbe il posto ad altri, e la trasferta potrebbe farla anche in scooter, a sue spese.