Fumetti: Fabio Visintin reinventa il poema di Omero attraverso il solo sguardo, grazie a similitudini visive e ritmo
Dell’Odissea esistono infiniti adattamenti, dunque leggerla anche in un fumetto non costituisce una novità . Ma può essere una novità leggerla in un fumetto senza leggerla. Un controsenso solo apparente: Fabio Visintin con la sua Odissea narrata allo sguardo si prefigge come obbiettivo proprio di raccontare le avventure di Odisseo senza l’uso della parola. Una scelta ardita per un eroe che fa ampio uso della parola, che sia per ingannare o ammaliare. Ancora di più per il protagonista di un poema epico: il termine deriva da «epos», che in greco antico significa parola, racconto, canto. La trasmissione orale di complesse opere fatte di parole, per celebrare gesta notevoli, era un fondamento per i poemi come quelli omerici. Fondamento dunque rimosso in questo fumetto, per affrontare l’impresa in modo nuovo e ingegnoso.
Inizialmente nato nel 2016 come progetto per la piattaforma Spaceman Project, che pubblica fumetti tramite campagne di raccolte fondi, questo volume è stato riproposto dopo otto anni da Gallucci Editore. Prima di commentare il contenuto dell’opera, è doverosa una critica a una specifica aggiunta di questa nuova edizione. Se la prima pubblicazione del fumetto era appunto completamente muta, ora invece, in cima o ai piedi di molte pagine, sono comparsi dei versi solitari in italiano, provenienti da una traduzione dell’Odissea. Si tratta di una scelta ingiustificata, inutile e perfino deleteria.
Aggiungere del testo a un’opera dichiaratamente pensata per farne a meno (come si può ancora leggere nella descrizione del progetto su spacemanproject.com), contraddice le intenzioni e il titolo rimasto inalterato: Odissea narrata allo sguardo. Né si sentiva il bisogno di questi versi, o mozziconi di versi, per farne didascalie con termini poetici e strutture inusuali, che poco spiegano riguardo a disegni d’altra parte già perfettamente comprensibili, forti dell’abilità del fumettista e della notorietà delle vicende raffigurate.
L’aggiunta del testo cambia anche l’esperienza di lettura: invece di soffermarsi su ogni vignetta per decifrarla e immergersi nel ritmo del racconto pianificato con cura, gli occhi per abitudine corrono alla ricerca del prossimo testo, riservando al disegno solo uno sguardo distratto e già pilotato nell’interpretazione verso gli elementi evidenziati per iscritto, non più libero di indagare i tratti a piacere.
Questa aggiunta denota forse una visione falsata del fumetto in assolo, come se non si riponesse fiducia nelle sue capacità narrative, o non se ne riconoscesse l’autorevolezza culturale, e si incaricasse il testo di rimediare a queste immaginate carenze. Di buono in queste didascalie inopportune ci sono solo la loro posizione a margine delle pagine e le lettere sottili che le compongono: ciò permette di ignorarle più facilmente una volta determinata la loro inadeguatezza. L’opera a fumetti dunque non è compromessa, e con questo accorgimento può essere apprezzata appieno nonostante l’ostacolo.
Come detto, il fumetto non traspone l’intera Odissea, ma gli episodi più famosi: principalmente i viaggi fantastici e la vendetta contro i Proci, che nel poema originale occupano solo una manciata di canti. L’ordine degli eventi è lo stesso del poema omerico: si comincia con Odisseo che si congeda dalla ninfa Calipso per naufragare presso i Feaci, ai quali narra le proprie avventure prima di ripartire per Itaca e riconquistare il trono. Il racconto dunque non è lineare già nella sua versione «originale» (quella tramandata fino a noi), ma Fabio Visintin aggiunge anche delle metafore visive di sua invenzione che approfondiscono la psicologia di Odisseo tramite oggetti o esperienze che hanno segnato la sua identità , per esempio il letto condiviso con Penelope o l’arco con cui riconquisterà il proprio regno.
L’alternarsi di passato e presente, o di scene contemporanee in diversi luoghi, è gestito in modo chiaro. L’espediente più usato è la similitudine visiva, cioè l’accostamento di due immagini somiglianti ma provenienti da scene diverse e contigue, per mantenere un legame durante il passaggio senza interrompere il flusso del racconto. Per esempio, al turbinio dei venti fuggiti dall’otre di Odisseo, segue un ricciolo di Nausicaa che lo ascolta rapita.
Le vignette scandiscono il ritmo del racconto con griglie sempre diverse, a volte anche fondendosi in un solo disegno su tutta la pagina, a seconda della necessità : in alcuni casi lasciano immaginare orrori indicibili in ellissi eloquenti, in altri si soffermano su gesti o visi pensosi, in altri ancora si susseguono in raffiche di furia divina. I colori contribuiscono a trasmettere quiete o crudezza, variando dal forte chiaroscuro drammatico ai colori pastello piatti e sereni. Nei momenti più intensi, in cui tutto collabora, è quasi possibile udire una colonna sonora incalzante scaturire dalle vignette, o forse da quel magico spazio bianco tra di esse. Anche senza parole e senza onomatopee, un buon fumetto canta come un aedo.


