Dall’ortodonzia alla psicologia: la dottoressa Paola Merlo ci spiega come curare i denti migliori autostima, benessere e relazioni quotidiane
Il 3 ottobre si è celebrata la Giornata Mondiale del Sorriso, nata per ricordarci quanto un semplice gesto possa migliorare la nostra vita e quella degli altri. Non è solo cortesia: il sorriso ha effetti reali sul benessere, migliora l’umore, riduce lo stress e rafforza le relazioni sociali. Allora, la cura dei denti e dell’allineamento del sorriso non è solo estetica: ortodonzia e benessere mentale si incontrano proprio qui, dove estetica, fiducia in sé e salute si intrecciano. Il legame tra ortodonzia e psicologia mostra che dietro ogni sorriso armonioso c’è l’unione di salute orale ed equilibrio emotivo, mentre l’ortodonzia non migliora solo l’estetica: correggere malocclusioni o allineare i denti può ridurre dolori, migliorare la masticazione e rafforzare la fiducia in sé stessi.
Per scoprire più da vicino come ortodonzia e psicologia del sorriso si intrecciano nella vita di tutti i giorni, abbiamo incontrato Paola Merlo (medico dentista SSO-Ticino), che si occupa in maniera esclusiva di Ortodonzia dell’adolescente del bambino e dell’adulto, nonché di disordini dell’articolazione temporo-mandibolare e pedodonzia. La specialista spiegherà come prendersi cura del sorriso possa davvero migliorare il benessere e la fiducia in sé stessi. E c’è di più: il sorriso della Monna Lisa, considerato il più enigmatico della storia dell’arte, potrebbe non essere così autentico e affascinante come si è sempre creduto. E, in fondo, non mostra nemmeno i denti. Per cominciare, definiamo il concetto di ortodonzia: «Spesso si pensa all’ortodonzia solo come al modo per “avere denti dritti”, in realtà, un corretto allineamento porta benefici molto più profondi: una buona occlusione migliora la masticazione, favorisce una respirazione più corretta, sostiene la postura, protegge le gengive e aiuta a mantenere i denti sani più a lungo». Quindi, estetica e funzione sono strettamente legate: «Un sorriso armonioso corrisponde quasi sempre a una bocca che lavora bene. Allo stesso tempo, il desiderio di migliorare l’estetica è di per sé valido: se il trattamento è eseguito con competenza e il paziente collabora, il risultato estetico va di pari passo con un equilibrio funzionale che accompagna tutta la vita».
La dottoressa invita a non tralasciare l’impatto psicologico: «Un sorriso problematico può limitare l’autostima e portare a nascondere i denti nelle foto e nelle relazioni sociali; allora, in un mondo in cui sorridere è parte fondamentale della comunicazione, avere un sorriso di cui ci si sente orgogliosi fa davvero la differenza nel benessere quotidiano». Curarsi della propria bocca, dei denti e del sorriso passa innanzitutto da una buona prevenzione, concetto ancora poco valorizzato in ortodonzia, soprattutto rispetto alla prevenzione dentale ormai ben consolidata tra pediatri e famiglie. «Se alimentazione corretta e igiene orale sono concetti chiari ai genitori, è meno diffusa la consapevolezza di una vera igiene ortodontica. Alcune buone pratiche stanno entrando nel linguaggio comune, come limitare succhietto e succhiamento del dito nei più piccoli, mentre è ancora poco nota l’importanza di una corretta respirazione per lo sviluppo armonioso del sorriso». Durante le visite del medico dentista di famiglia, i parametri ortodontici possono essere constatati già tra i 5 e i 6 anni, cosicché le abitudini dannose possono essere intercettate precocemente: «In questo senso, i servizi di prevenzione scolastica come quelli attivi in Ticino rappresentano un modello avanzato di tutela della salute orale dei bambini».
La nostra interlocutrice osserva che, dopo un trattamento ortodontico, nella pratica clinica emerge spesso un cambiamento sorprendente nei pazienti: «Le fotografie iniziali e finali (soprattutto quelle del viso) mostrano non solo denti più armonici, ma uno sguardo diverso: occhi più aperti, sicuri, luminosi. È come se, insieme al sorriso, si trasformasse anche l’espressione». Questo piccolo «prima e dopo» racconta molto dell’aumento di autostima e del piacere di sentirsi finalmente a proprio agio con la propria immagine. Oggi sono sempre di più gli adulti che si rivolgono all’ortodontista e, rispetto ai ragazzi, vivono il trattamento con maggiore motivazione e consapevolezza: «Se negli adolescenti l’ortodonzia è quasi un passaggio “atteso”, negli adulti è una scelta personale: sono loro a voler cambiare il proprio sorriso e a impegnarsi nel percorso, anche economicamente. Per questo, l’aderenza terapeutica è spesso più alta e i risultati vengono accolti con entusiasmo, anche con tecniche che richiedono costanza, come gli allineatori che trovano nel paziente adulto il candidato ideale». A questo proposito, la specialista sottolinea come le nuove tecnologie hanno cambiato il modo di vivere l’ortodonzia, ma i veri fattori decisivi restano l’aderenza del paziente e la personalizzazione del piano di cura: «Gli allineatori funzionano solo se indossati correttamente; perciò, negli adolescenti spesso danno risultati inferiori perché mancano di costanza. La maggiore motivazione degli adulti li rende ideali per gli allineatori, che si adattano facilmente a percorsi personalizzati grazie alla diagnostica digitale».
Torniamo al fascino del sorriso che scopriamo essere meno soggettivo di quanto si pensi: «Esistono parametri estetici chiari, dalla forma e proporzione dei denti alle cosiddette “relazioni auree”, che guidano l’allineamento e l’armonia del sorriso. Perciò, è difficile attribuire solo alla personalità la bellezza di un sorriso: l’estetica ha basi oggettive e valutabili, proprio come accade per l’equilibrio del volto e del profilo». Tuttavia, il fascino non coincide sempre con la perfezione: «Una forte personalità, la capacità empatica o la sicurezza possono rendere piacevole e attraente anche un sorriso non perfettamente conforme ai canoni». È un distinguo tra estetica oggettiva («quella che giudichiamo in una foto») e fascino («che nasce invece dall’incontro, dalla sensazione, dal modo di essere»): «Già nell’arte greca ritroviamo gli stessi principi che oggi orientano ortodontisti e chirurghi plastici: la ricerca senza tempo dell’armonia»… mentre su quel sorriso dipinto da Leonardo: «Si sente dire che la Monna Lisa non mostrerebbe i denti perché li aveva “marci”, ma è un’idea del tutto infondata. I denti frontali, anche nei pazienti più trascurati, raramente si cariano». Inoltre, nel Quattro-Cinquecento la carie era molto meno diffusa di oggi: «Mancavano i fattori ambientali che la favoriscono. Poi, la modella era giovanissima, quindi difficilmente avrebbe avuto denti gravemente compromessi». Scopriamo che la verità è che nei ritratti antichi nessuno sorride mostrando i denti e Leonardo, pur conoscendo perfettamente l’anatomia, non li disegnava mai: «Esistono sue Madonne che accennano un sorriso, ma senza denti visibili. Nell’arte, l’esposizione dei denti era associata solo a rabbia, dolore o violenza (come nella Medusa o in alcune opere di Caravaggio e Rubens). Solo Caravaggio, con Amor omnia vincit, rappresenta un sorriso “a denti scoperti”. Per questo, bisogna riconoscergli il genio di essere stato l’unico, in quegli anni, capace di raffigurare un sorriso di autentica felicità mostrando i denti. D’altronde, il sorriso come segno di gioia è, in realtà, una conquista molto moderna».
Abbiamo capito che il sorriso è una «conquista millenaria»: «Averlo curato non è solo estetica, ma libertà di esprimere gioia, sicurezza e benessere. Prendersene cura significa valorizzarsi ogni giorno, senza lasciare che nulla ostacoli la propria espressione più autentica».
