Nel 1924, dopo aver partecipato a due edizioni del Giro di Lombardia insieme ai colleghi di sesso maschile, Alfonsina Strada inoltrò la sua iscrizione al Giro d’Italia. Fu accettata poiché gli organizzatori, non avendo potuto soddisfare le richieste finanziarie di alcuni grandi campioni come Costante Girardengo e Ottavio Bottecchia, pensarono che una presenza femminile potesse attirare maggiore attenzione sulla corsa. Una pensata di marketing moderno, anche se nel comitato molti osteggiarono la commistione di sessi, temendo che il Giro fosse recepito dal pubblico come una pagliacciata. Il tema del confronto uomo-donna nello sport, da allora, è stato costellato da storie più o meno serie, più o meno credibili.
Le discipline sportive in cui uomini e donne si sfidano alla pari sono una rarità . Ci sono quelle equestri – pensiamo alle medaglie olimpiche della bernese Christine Stückelberger e della nostra Heidi Robbiani. Negli sport motoristici non ci sono preclusioni, tuttavia la presenza femminile è rara quasi come quella di una balena nel Ceresio.
Per chiarezza, annuncio l’esclusione di tutto quanto è relativo alla questione transgender, che ci porterebbe ad affrontare il tema da un’angolatura più complessa sia dal punto di vista giuridico sia da quello etico.
Mi soffermo quindi su alcuni tentativi di spettacolarizzazione della Battaglia dei sessi, il più importante dei quali andò in scena il 20 settembre del 1973 allo Houston Astrodome, in Texas, alla presenza di oltre 30mila spettatori, con milioni di curiosi davanti alla tv. La sfida era stata lanciata da Bobby Riggs, ex tennista, già laureato a Wimbledon. Soprannominato «lo spaccone», Riggs aveva dichiarato la chiara superiorità del tennis maschile. Sosteneva che da ex giocatore in età avanzata, avrebbe sconfitto qualsiasi donna. Voleva a tutti i costi lo scontro con Billie Jean King, già vincitrice di dieci Grandi Slam, impegnata nella lotta per la parità dei diritti fra uomini e donne. La fuoriclasse statunitense aveva rifiutato dicendo: «Qui c’è un vecchio sfigato che perde capelli, ondeggia come un’anatra e ci vede poco. Non abbiamo niente da guadagnarci». La sfida di Riggs fu accettata da Margaret Court. L’australiana, allora numero 1 del Ranking mondiale, fu spazzolata via in 57 minuti con il punteggio di 6-2/6-1. King, presente in tribuna, colse il valore simbolico di quella sfida e decise di mettersi in gioco. Si preparò in modo maniacale, contrariamente alla collega, che aveva preso il confronto come una semplice formalità . Riggs ne uscì con le ossa rotte e il morale all’inferno. Billie Jean non gli concesse neppure un set. Con un chiaro 6-4/6-3/6-3 spense l’allegra arroganza dell’anziano collega.
King, divenne un’icona dei diritti delle donne e in seguito anche della comunità LGBTQ+. Riuscì, fra le altre cose, a fare in modo che il montepremi dei vari tornei fosse identico fra uomini e donne.
La battaglia dei sessi torna ciclicamente in prima pagina. Ci ha provato, invano, Lindsey Vonn, alla quale la FIS ha negato la soddisfazione di sfidare i suoi colleghi di sesso maschile. Ci ha provato, ed è storia di ieri sera – quindi, mentre scrivo, non conosco l’esito dell’incontro – la tennista bielorussa Aryna Sabalenka. Numero 1 al mondo, è scesa in campo contro il trentenne australiano Nick Kyrgios, un tennista considerato uno spaccone come Riggs, atleta dotato di buoni numeri, ma poco propenso a uno stile di vita che lo avrebbe potuto proiettare in alto. La supersfida è stata lanciata con roboanti proclami dai due contendenti, che per altro sono amici. «Lo prenderò a calci nel sedere», ha dichiarato lei. Dal canto suo, Kyrgios ha spento gli ardori della rivale cercando di promuovere una nuova immagine di sé. «Sono consapevole di non essere mai stato un modello, ma sono cresciuto e sono diventato più maturo».
Le WTA Finals di Riad, perse in finale da Sabalenka contro la kazaka Rybakina e le ATP Finals di Torino, conquistate da Sinner, sono alle spalle. Gli Australian Open, scatteranno il 12 gennaio. Come dire che il tennis si ritrova in una sorta di interregno mediatico da riempire. Senza essere irriverente, sento di poter affermare che la sfida di ieri non ha nulla a che vedere con le lotte di Billie Jane King. È piuttosto uno show in cui Sabalenka aveva poco da guadagnare. Per Kyrgios un’opportunità per tornare in prima pagina.