Le mani sporche dei bravi ragazzi

by azione azione
29 Dicembre 2025

Da un anno disponibile online, Borghesia violenta è un podcast che si interroga sulle origini di alcune personalità di spicco degli Anni di piombo

Cosa accomuna Valerio Fioravanti, fondatore dei NAR (Nuclei Armati Rivoluzionari) ritenuto uno dei responsabili della strage di Bologna, Marco Donat-Cattin, membro di rilievo di Prima Linea, Alessandro Alibrandi (altro membro dei NAR) e gli studenti di Avanguardia Operaia responsabili dell’omicidio di Sergio Ramelli? Per Nicola Ventura e David Barra, autori del podcast Borghesia violenta. I bravi ragazzi del terrorismo italiano (Emons Record, 2024), il minimo comune denominatore è l’origine, appunto, borghese, il lignaggio, l’essere, per così dire, di «buona famiglia».

Proponendo questa decisa prospettiva, Ventura e Barra scelgono di narrare quattro vicende della stagione degli Anni di piombo attraverso diciassette puntate di una trentina di minuti l’una (fatta eccezione per l’ultima, quasi di un’ora). Il risultato, impeccabile dal punto di vista formale e della scrittura, è un podcast che si ascolta con stupore e interesse, venendo a conoscenza di fatti e di dettagli – alcuni noti, altri meno – che delineano il fosco panorama in cui operarono alcuni dei protagonisti di quello che venne definito «lo spontaneismo armato».

L’operazione nasce inizialmente sulla carta: Borghesia violenta è stato dapprima un libro, pubblicato da GOG Edizioni nel 2021. Solo in seguito gli autori hanno deciso che quelle pagine, realizzate attraverso l’ascolto e lo studio di una ricca messe di materiali d’archivio, reclamavano un’altra veste (in fondo, anche più consona): è infatti dalla voce stessa dei coinvolti che l’ascoltatore, seppure guidato dall’accurato narrato di Rocco Tedeschi, apprende punti di vista e considerazioni su scelte di vita e atti che segnano un prima e un dopo.

Ecco allora la freddezza di Fioravanti, notoriamente salito alla ribalta come volto infantile della televisione italiana per strumentale volontà paterna e, in seguito, divenuto un giovanissimo estremista di destra in compagnia del fratello Cristiano. Dalle sue parole appare quanto, alla radice, l’azione dei NAR fosse priva di un autentico progetto politico; si trattava, piuttosto, di una mera spinta a distruggere in nome del gruppo, dell’appartenenza al clan: «non eravamo fascisti, però ci piaceva fare i fascisti perché la gente odiava i fascisti», dichiarerà a processo.

Sul fronte opposto troviamo poi Marco Donat-Cattin, figlio del ministro Carlo Donat-Cattin, vicesegretario della Democrazia Cristiana. Studente sbandato, padre a diciassette anni e militante in Lotta Continua, dal ’76 è fra i dirigenti di Prima Linea. Nel suo percorso, asseriscono gli autori, è come se fosse sempre specularmente in guerra col padre, il quale di lui dirà: «lo avrei scaraventato dalla finestra».

Viene poi il turno di Alì Babà, come era soprannominato Alessandro Alibrandi – figlio del giudice istruttore Antonio Alibrandi – compagno di liceo di Fioravanti e di altri neofascisti che, in seguito ai fatti di sangue a cui prese parte, riparò in Libano fra le milizie della destra cristiana alleata di Israele.

Infine, sono i membri del servizio d’ordine di Avanguardia Operaia che tolsero la vita al diciannovenne Ramelli ad essere chiamati in causa: bravi studenti di medicina alle soglie della carriera che attesero il giorno in cui la giustizia andò a bussare alle loro porte per esprimere una pubblica crisi di coscienza.

Ciò detto, quella che appare in Borghesia violenta sembra essere una generazione di figli in degenerata rivolta rispetto a dei padri – diciamolo – a loro volta degeneri, che con le proprie posizioni incarnavano l’irrisolta violenza di un’epoca precedente. Va pure aggiunto però che se, per vari aspetti, quella di Ventura e Barra è un’operazione degna di interesse e anche inedita, per altri vi è pure un rischio: un ascolto non meditato del podcast – o il solo ascolto, senza approfondimenti – può spingere il fruitore a mettere, in modo superficiale, gruppi armati di estrema destra e di estrema sinistra su un identico piano (senza contare che non tutti i militanti di allora erano «figli di papà»).

Non va dimenticato invece che, per quanto le mani siano sporche da una parte come dall’altra, le visioni del mondo di chi aderì a determinati movimenti erano diametralmente opposte e che esiste sempre, nel giudizio storico, una sostanziale differenza di prospettive fra la scelta, comunque drasticamente sbagliata, della lotta armata e quella del puro terrorismo.