Unitas: Corinne Bianchi è da poco la responsabile della difesa degli interessi delle persone cieche e ipovedenti della Svizzera italiana e spiega come i campi d’azione legati all’inclusione siano molteplici
Vivere il più possibile in autonomia è l’obiettivo delle persone cieche e ipovedenti, ma ciò rappresenta pure una sfida quotidiana. Se molto dipende dalla capacità del singolo, altrettanto essenziale è che le misure volte a favorire l’accessibilità nei vari ambiti della vita siano rispettate e adeguate. L’associazione ciechi e ipovedenti della Svizzera italiana Unitas può contare dall’anno scorso sull’apporto mirato di una nuova figura professionale. Corinne Bianchi è infatti la responsabile della difesa degli interessi di queste persone per il Ticino e il Grigioni italiano. Il suo percorso personale e l’esperienza maturata in diverse attività legate a questa disabilità l’hanno condotta a ricoprire il nuovo ruolo per conto della Federazione svizzera dei ciechi (FSC), di cui Unitas è la sezione per la Svizzera italiana, in modo da garantire sul territorio regionale un lavoro complementare a quello svolto a livello nazionale dal team «Difesa degli interessi e sensibilizzazione». Nel primo anno di attività l’impegno si è concentrato sulla mobilità, tema strettamente legato all’utilizzo del bastone bianco.
Il bastone bianco dà il nome anche alla Giornata internazionale che richiama l’attenzione sull’importanza dell’autonomia, dell’accessibilità e dei diritti delle persone toccate dalla perdita della vista. Corinne Bianchi è stata presentata da Unitas nella sua nuova funzione proprio in occasione di questa ricorrenza lo scorso 15 ottobre. «I campi d’azione legati all’inclusione delle persone cieche e ipovedenti sono molteplici», spiega la nuova rappresentante della FSC. «Spaziano dalla mobilità alla formazione scolastica e professionale, dalla politica sociale all’accesso alla cultura, allo sport e al tempo libero, senza dimenticare la sensibilizzazione. Il bastone bianco è infatti nel contempo simbolo di indipendenza, poiché ausilio per muoversi in autonomia, ma pure di una disabilità visiva che deve indurre negli altri rispetto e comprensione. L’impegno sui due fronti, un’accessibilità facilitata e l’attenzione da parte degli altri componenti della società, è indispensabile per migliorare l’inclusione delle persone con questa disabilità». Nel nostro Paese esse sono quasi 400mila (270mila ipovedenti, 50mila ciechi e 57mila sordociechi). Per la Svizzera italiana non vi è un dato preciso. Di recente Unitas ha incaricato la SUPSI (Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana) di realizzare il primo studio esaustivo sui profili, i bisogni attuali e le esigenze future delle oltre 1400 persone cieche e ipovedenti del Ticino e del Grigioni italiano. I risultati saranno presentati l’anno prossimo in occasione degli ottant’anni dell’associazione.
Corinne Bianchi ha sperimentato di persona gli ostacoli di un simile percorso senza mai rinunciare a condurre una vita ricca. Nata nel 1977 nel Mendrisiotto, è cresciuta frequentando le scuole pubbliche e sfruttando al meglio i supporti tecnologici per sopperire al deficit visivo dovuto a un glaucoma congenito. La laurea in storia, giornalismo e sociologia della comunicazione all’Università di Friborgo, la maternità, l’insegnamento della lingua braille così come la pratica musicale e l’impegno associativo e politico testimoniano l’intensità del suo vissuto. Oggi difende gli interessi delle persone cieche e ipovedenti, evidenziando come queste ultime siano maggiormente fraintese nella quotidianità. «La persona ipovedente vive tra il vedere e il non vedere, per cui magari la si può notare mentre legge il giornale seduta e poi si alza utilizzando il bastone bianco per muoversi. Situazioni di questo genere possono creare incomprensione ed esclusione».
Le difficoltà incontrate da coloro la cui capacità visiva è nulla o fortemente compromessa, se segnalate ai responsabili della difesa dei loro interessi come Corinne Bianchi, permettono di risolvere mancanze e difetti a beneficio di tutti gli utenti con questa disabilità. È il caso in particolare della mobilità, tema sul quale si è concentrata l’attenzione durante il 2024 con un focus sull’accessibilità dei trasporti pubblici, delle stazioni e delle fermate degli autobus. Corinne Bianchi: «Uno dei miei compiti è di sorvegliare attraverso i sopralluoghi nelle stazioni che tutti i criteri legati all’accessibilità vengano rispettati e adeguati, segnalando le mancanze agli uffici preposti. La collaborazione con le FFS è molto buona e nel limite del possibile i problemi vengono risolti in breve tempo. A volte si tratta di piccoli interventi che per le persone cieche e ipovedenti si traducono però in una grande differenza in quanto ad accessibilità e sicurezza. Linee guida tattili al suolo nelle stazioni, quadrati tattili alle fermate degli autobus, annunci vocali sui mezzi pubblici, scritte in braille o a caratteri ingranditi negli edifici sono alcuni esempi di facilitazioni per coloro che non ci vedono». L’impiego professionale di Corinne Bianchi a metà tempo non permette di controllare a tappeto l’intero territorio, anche se ha già visitato numerose stazioni, per cui la collaborazione degli utenti ciechi e ipovedenti è determinante per svolgere al meglio il suo compito. Aggiunge al riguardo: «Ho numerosi contatti che mi permettono di dar seguito con celerità a segnalazioni di mancanze o difficoltà. Questo grazie anche all’azione svolta prima della mia nomina dal collaboratore di Unitas Massimo Rodesino, ora responsabile del servizio consulenza. Bisogna infatti ricordare che, se la figura professionale di responsabile della difesa degli interessi per la Svizzera italiana è recente, l’attività e i contatti erano già stati promossi negli anni passati. Su questa base ho potuto costruire il mio lavoro attuale che spazia in molti campi. Anche solo la mobilità è un settore vasto, per cui testare il funzionamento di un nuovo semaforo è ad esempio un compito che va ad affiancarsi all’impegno nel controllo delle stazioni ferroviarie». In Ticino la maggior parte delle stazioni, in particolare quelle dei centri urbani, sono oggi a norma. Una dozzina invece devono ancora essere uniformate.
A creare nuove difficoltà alle persone cieche e ipovedenti è a volte anche l’evoluzione tecnologica. Se da un lato i supporti digitali hanno abbattuto diverse barriere, dall’altro novità quali la funzione touch creano non poche difficoltà, come rileva Corinne Bianchi. «Distributori di biglietti, ascensori o ancora gli elettrodomestici sono sempre più privi di tasti in rilievo, rendendo complicato il loro utilizzo. Per questo motivo insistiamo sulla possibilità di ricorre a sintesi vocali, che si rivelano un grande aiuto soprattutto per le persone disabili anziane, meno a loro agio con la tecnologia. Tutto il settore dell’audio riveste grande importanza e a questo scopo lo scorso mese di luglio sono stata a Berna presso la SSR per un incontro sulle audiodescrizioni in italiano». I temi generali che interessano l’insieme del Paese, quali possono essere le etichette dei prodotti e le nuove banconote, sono invece di competenza del team centrale della FSC «Difesa degli interessi e sensibilizzazione» che lavora a livello nazionale. Composto da cinque persone, risponde pure alle preoccupazioni quotidiane delle persone cieche e ipovedenti in tutti gli ambiti della vita, ma ogni membro si occupa di un settore specifico. Le sedici sezioni regionali dispongono invece di tredici figure di riferimento regionali (come Corinne Bianchi) che si occupano di tutte le tematiche attraverso un contatto diretto con il territorio.
Per quanto riguarda la sensibilizzazione, l’accento è posto anche sulla formazione. La responsabile della difesa degli interessi delle persone cieche e ipovedenti ha infatti fra i suoi compiti la collaborazione con scuole specializzate, in particolare per il personale sanitario, quello alberghiero o ancora le guide turistiche e gli autisti dei mezzi pubblici. Sono figure che, se ben preparate, possono fornire un aiuto mirato alle persone con un deficit visivo importante.
In presenza di chi si muove con il bastone bianco tutti possono favorire l’accessibilità e l’inclusione con comportamenti adeguati: salutando, creando spazio, lasciando libere le linee guida, chiedendo se serve un aiuto. «È una questione di attenzione al prossimo», conclude la nostra interlocutrice che cura gli interessi specifici delle persone con una disabilità visiva considerando però anche il ruolo che gioca il contesto sociale nel quale vivono. L’obiettivo è sempre quello di trovare soluzioni attraverso il dialogo.
