«Non perdiamo il virus Migros»

by azione azione
22 Dicembre 2025

A colloquio con Ulrico K. Hochstrasser, figlio di Charles Henri Hochstrasser, il braccio destrodi Gottlieb Duttweiler che nel 1933 fondò la Cooperativa Migros in Ticino

L’anno del centenario Migros (l’azienda fu fondata nell’agosto del 2025) volge ormai al termine, dopo dodici mesi di festeggiamenti, momenti amarcord e promozioni speciali. Numerosi lettrici e lettori hanno scritto spontaneamente alla redazione per condividere i propri ricordi e le proprie fotografie legati a Migros, la cui storia è stata celebrata anche con due numeri dedicati di «Azione».

Per concludere in bellezza questo anno speciale, non potevamo non parlare di Charles H. Hochstrasser, che non era solo uno dei più stretti e fidati collaboratori di Gottlieb Duttweiler, ma che – coinvolgendo il Canton Ticino nell’avventura Migros – testò il concetto di cooperativa proprio in Ticino, salvò il Monte Generoso dallo smantellamento, incontrò un ministro turco per fondare Migros Turchia, e fu presidente dell’amministrazione della Federazione cooperative Migros (FCM) fino alla sua morte, nel 1973.

Il testimone della direzione di Migros Ticino venne poi affidato al figlio Ulrico Karl, in carica dal 1970 al 2002, direttore carismatico che ancora in molti ricordano, e con cui abbiamo parlato soprattutto della figura e del ruolo del padre.

Ulrico K. Hochstrasser ha diretto Migros Ticino dal 1970 al 2002 (Fotogonnella)

Ulrico K. Hochstrasser, suo padre Charles è stato il braccio destro di Duttweiler, come nacque questo sodalizio?
La famiglia Hochstrasser era attiva nel commercio internazionale di prodotti come caffè, noccioline ecc. con la ditta J. J. Hochstrasser und Co. AG, quindi in contatto con Turchia e Spagna. Duttweiler&Pfister (la ditta inizialmente si chiamava così) avevano un’attività simile. Quando subentrò il difficile periodo di crisi dell’inizio degli anni Venti, Gottlieb Duttweiler partì alla volta del Brasile per tentare la fortuna nelle piantagioni di caffè, mentre mio padre dovette liquidare l’azienda paterna. Al ritorno dal Brasile, nell’agosto del 1925, Dutti fondò la Società Anonima Migros a Zurigo, e due anni dopo fu raggiunto da mio padre, che trascorse un periodo a Zurigo e a Basilea. A Duttweiler venne dunque l’idea della cooperativa e, per metterla in pratica, nel 1933 inviò mio padre in Ticino. Inizialmente sarebbe dovuto restare per tre mesi, ma finì per stabilirsi in Ticino definitivamente, creando la Società cooperativa Migros. Il successo del modello cooperativo in Ticino spinse poi Duttweiler a estenderlo a tutte le sue attività nel resto della Svizzera.

Perché fu scelto proprio il Ticino come laboratorio di questa trasformazione?
Presumo perché in Ticino Migros non era ancora presente. Ricordo che i primi tempi furono duri: ogni tanto mio padre rientrava scortato dalla polizia, gli tagliarono le gomme dell’auto. Non era il benvenuto per tutti, e all’inizio fu difficile fare accettare la Migros. L’abbassamento dei prezzi di Migros raggiungeva il 40%, e ciò andava a impattare in modo importante sugli alti margini di guadagno dei commercianti singoli.

Nella storia professionale di suo padre c’è anche la vicenda della Ferrovia del Monte Generoso…
All’epoca giravano voci secondo cui la ferrovia del Monte Generoso, allora di proprietà italiana, viste le necessità del periodo bellico, sarebbe stata smantellata per ricavare acciaio dai binari. Quando mio padre lo seppe avvisò Duttweiler, ritenendo che fosse importante salvarla. Dutti lo appoggiò, e così mio padre poté acquistare la Ferrovia Monte Generoso per conto di Migros.

La creazione della Cooperativa Migros Ticino da parte di suo padre ha fatto dunque da modello per tutte le altre.
Sì, anche se va detto che un direttore d’orchestra da solo non fa un concerto: mio padre ha avuto dei collaboratori importanti. L’evoluzione in Ticino ha dimostrato come quella della cooperativa fosse una via percorribile, e così nel 1941 tutte le Migros (che allora erano società anonime) furono trasformate in cooperative. Duttweiler da proprietario si «declassò», diventando primo collaboratore della Migros con capitale a scopo sociale. Ricordiamo che la Federazione delle cooperative Migros (FCM) appartiene alle dieci Cooperative, le quali a loro volta appartengono ai soci: una struttura «alla rovescia» nata dal desiderio di Duttweiler di creare vicinanza con il popolo.

Duttweiler ha regalato la propria azienda a collaboratori e consumatori, così come Park im Grüene a Rüschlikon, un tempo sua abitazione. Come coniugava il fiuto per gli affari alla grande generosità?
Era un uomo generosissimo, ma esigente con sé e con tutti gli altri. Al suo fianco c’era sempre la moglie Adele, donna di buonsenso e a sua volta generosa. Duttweiler è riuscito a combinare il feeling per il commercio alla generosità in un mix vincente.

Ci sono mai state delle divergenze di visione tra suo padre e Duttweiler?
Sì. Ricordo ad esempio che a un certo punto Duttweiler, che aveva lottato per prezzi netti e chiari, volle reintrodurre i bollettini per i ribassi. Mio padre era contrario, poiché voleva continuare sulla linea scelta da Migros. Duttweiler era ormai un semplice membro di consiglio e quando si andò ai voti, si ritrovò in minoranza e dovette rinunciare alla sua idea.

Cosa ha imparato da suo padre?
Quando lavoravo con mio padre, era un capo molto severo (in particolare con me), e allo stesso tempo anche il mio migliore amico: una combinazione meravigliosa. Da mio padre ho imparato il valore del contatto umano con le collaboratrici e i collaboratori.

Quali sono stati i maggiori successi conseguiti da suo padre?
Il fatto che la Migros come cooperativa si sia affermata ed esista tutt’oggi, è un successo, ma, lo ripeto, non dipende mai da una persona sola.

Oggi Migros è in un periodo di grandi sfide e di nuove scelte che non tutti capiscono. C’è addirittura chi sostiene che «Duttweiler si rivolterebbe nella tomba». Cosa ne pensa?
Io non ho la facoltà di vedere chi si rivolta nella tomba! Scherzi a parte, oggi non possiamo più avere una Migros con sei articoli, ci sono delle evoluzioni cui non ci si può sottrarre. Forse quello che a mio avviso oggi emerge meno è la filosofia Migros, che io amo chiamare il «virus Migros». Percepisco oggi la tendenza di avere una Migros quasi capitalistica. Ritengo invece che il grande valore aggiunto di Migros sia rappresentato dall’etica e dalla cultura dell’azienda, e non mi riferisco solamente al Percento culturale.

Lei ha parlato della cultura Migros, ma in che misura è importante preservare anche l’aspetto prettamente culturale?
Io personalmente credo nel valore della cultura. Duttweiler ha voluto il Percento culturale perché a suo avviso il commercio senza cultura non aveva valore. Naturalmente, i tempi sono cambiati, e questa evoluzione ha richiesto un adeguamento, ma non bisogna buttare il bambino con l’acqua sporca, e ricordiamoci che il Percento culturale è ancorato negli statuti.

Anche il settimanale «Azione» fu creato sotto suo padre.
«Azione», primo giornale edito da Migros, nacque nel 1938 per diversi motivi, non da ultimo perché all’epoca Migros distribuiva del lavoro a domicilio, e dunque rappresentava un mezzo di comunicazione importante. In seguito, fu trasformato in giornale della cooperativa. Il fatto di essere stato direttore di Migros Ticino e quindi anche di «Azione», negli anni mi ha permesso di collaborare con personalità come Vinicio Salati, Luciana Caglio, Ovidio Biffi e Peter Schiesser. Credo che la crisi attuale dei giornali aumenti ancora di più l’importanza e la responsabilità di «Azione», che deve farsi forte della propria autonomia. Ma attenzione, non per il gusto dell’autonomia, bensì per la sua caratteristica di approfondimento oltre che di organo di comunicazione di Migros Ticino.