Mongolia, non solo Gengis Khan

by azione azione
22 Dicembre 2025

Il Museo Rietberg di Zurigo offre un’immagine del Paese lontana dagli stereotipi

La mostra in corso al suggestivo Museo Rietberg di Zurigo (e dedicata al paese di Genghis Khan), suddivisa secondo un chiaro schema geografico-temporale, accanto a immagini familiari che parlano di steppe smisurate, cavalli al pascolo o orde di guerrieri, mira a confrontare i visitatori anche con aspetti politici, sociali e storici meno conosciuti e di grande complessità. Per esempio quello riguardante l’ubicazione del Paese, difficile da definire con precisione, visto che la Mongolia è sia uno stato sovrano (fondato nel 1924) sia una regione autonoma della Cina.

Come testimoniano i tanti pregevoli oggetti esposti, l’ambiguità geografica è accompagnata da una storiografia altrettanto ambigua che, nel corso di due millenni, ha visto sorgere e sparire grandi imperi.

Ritratto di Gengis Khan, Sh. Sainzul 2022 (Museo nazionale Gengis Khan)

Per raccontare un Paese tanto sfaccettato i curatori non sono quindi partiti dai suoi mitici (e stereotipati) spazi vuoti in bilico tra pascoli e orizzonti infiniti, ma dalle sue città, la prima delle quali – la moderna Ulaanbaatar fondata nel XVII secolo come monastero buddista – è presentata nell’area centrale dell’esposizione, quella che accoglie i visitatori con una iurta «aperta» che lascia visibile la struttura portante.

Da Ulaanbaatar, o UB, come la chiamano affettuosamente i suoi abitanti, si compie un viaggio a ritroso nel tempo, passando attraverso i tre grandi insediamenti urbani eretti tra il II e il XIV secolo, evidenze della precoce urbanizzazione della regione e della coesistenza sul territorio di popolazioni di origini molto diverse. In questo modo si scopre che nel Medioevo le metropoli mongole hanno giocato un ruolo di importanza primaria per lo sviluppo culturale ed economico dell’Europa e dell’Asia, facilitando commerci e scambi.

La presenza di città, antiche e moderne, non ha comunque mai escluso la coesistenza del tradizionale stile di vita nomade, che ancora oggi costituisce il nucleo dell’identità mongola. Non a caso fino al 1855 UB cambiò ventotto volte collocazione, finché non si decise di stabilirla definitivamente nella valle del fiume Tuul. Oggigiorno è una città fatta di estremi: non solo è la capitale più fredda al mondo, ma anche la più inquinata; mentre nella steppa in media la concentrazione abitativa è di una persona per km quadrato, nel centro di UB sulla stessa superficie vivono ben 7850 persone.

Dal centro dell’esposizione i visitatori possono recarsi in uno dei tre spazi tematici adiacenti. Passando sotto un portale rosso si accede alla storia di Longcheng, la città mongola più antica mai documentata, detta «dei draghi», opera dell’impero Xiongnu, esistito fino al primo secolo d.C.. Gli Xiongnu, i cui spettacolari reperti ritrovati in tombe riccamente arredate provano l’esistenza di relazioni commerciali estese a tutta l’Eurasia, diedero inizio a tradizioni che divennero poi determinanti per i successivi sviluppi in Mongolia, come l’importanza eccezionale del cavallo, l’uso in battaglia del potente arco composito e l’organizzazione delle truppe secondo il sistema decimale. Attraversando un portale verde ci si immerge nell’impero Uiguro dell’VIII secolo e nella sua capitale Karabalgasun, estesa su un’immensa area di 40 km2. La sua nobiltà aveva stretti legami con la cultura cinese e allo stesso tempo intratteneva intensi contatti commerciali con l’Asia occidentale.

Al suo apice, l’impero uiguro controllava il commercio lungo le vie della seta settentrionali e importava merci di lusso di ogni tipo, con contatti fino in Persia e a Bisanzio. Attraverso un passaggio blu si entra infine nel mondo di Genghis Khan e dei suoi successori, fondatori dell’impero terrestre più grande della storia che, nel suo periodo di massima espansione, andava dalla Corea fino all’Ungheria e dalla Siberia fino al Vietnam e all’India settentrionale.

Karakorum, la sua leggendaria capitale, eretta nel 1235 e distrutta dai cinesi nel 1388, fungeva da centro amministrativo, commerciale e artigianale con una popolazione che proveniva da ogni dove ed era composta da funzionari uiguri, artigiani cinesi, persiani e persino europei, nonché da mercanti originari di tutta l’Eurasia, ognuno di loro libero di parlare la propria lingua e di praticare il proprio culto religioso.

Sparse per tutte le sale della mostra a fare da fil rouge tra le varie epoche sono presenti opere d’arte realizzate da artisti contemporanei che offrono uno sguardo sulla vita in Mongolia fra urbanità e valori nomadi tradizionali. Come il quadro iperrealistico di Lkhagvadorj Enkhbat che, con empatia, raffigura le difficoltà dei senzatetto di Ulaanbaatar. Prospettive inedite come questa, insieme a tutti gli altri oggetti e testimonianze in mostra, rivelano un Paese che vale la pena conoscere più da vicino.

Dove e quando
Mongolei. Eine Reise durch die Zeit, Zurigo, Museo Rietberg (Gablerstr. 15).
Orari: ma-do 10.00-17.00; me 10.00-20.00; lu chiuso.
Fino al 22 febbraio 2026.
www.rietberg.ch