A un passo dalla storia

by azione azione
15 Luglio 2026

Durante la Coppa del Mondo di calcio, con il torneo di Wimbledon e il Tour de France nelle fasi cruciali, alle altre discipline sportive non restano che le briciole mediatiche. Eppure, c’è una ragazza svizzera che è a un solo passo dal compiere un’impresa leggendaria. Le auguro che possa farcela in agosto, quando, in un mese sportivamente sonnecchiante, da pennichella sotto l’ombrellone, potrebbe beneficiare dell’adeguata dose di attenzioni.

Si chiama Audrey Werro. Alzi la mano, senza barare, chi veramente l’ha già sentita nominare. È friburghese, ha solo 22 anni, ma è già una delle stelle più luminose dell’atletica mondiale. Non solo, è oramai in rampa di lancio per diventare la più brillante dell’ultimo cinquantennio. Esistono due epoche dell’atletica leggera.

A fare da spartiacque, una data: 9 novembre 1989. Quel giorno, fu aperta una breccia nel Muro di Berlino. Per la Germania, per l’Europa e per lo sport, molte cose cambiarono.

Del periodo della cosiddetta Cortina di ferro è rimasto, in memoriam, qualche brandello di muro, e un paio di record storici nell’atletica leggera. Fra questi, quello realizzato dall’allora cecoslovacca Jarmila Kratochvílová sugli 800 metri: 1’53”28. Era il 26 luglio del 1983. La possente e androgina Jarmila riuscì a migliorare il tempo di 1’53”43 ottenuto dalla sovietica Nadežda Olizarenko ai Giochi Olimpici di Mosca del 1980.

Queste due prestazioni sembravano inarrivabili. Erano figlie del doping sistematico di Stato e delle manipolazioni genetiche sulle quali stendiamo il tradizionale pietosissimo velo. Inarrivabili fino a poche settimane fa, quando la giovane atleta rossocrociata, in due occasioni consecutive, vi si è avvicinata: 1’53”98 il 7 giugno a Stoccolma; 1’53”80 il 28 dello stesso mese a Parigi, dove c’era stato il suo battesimo olimpico due anni prima, a soli 20 anni.

Audrey è un talento puro. Fisico da urlo. 1 metro e 82 di statura. Falcata lunga. Progressione devastante. Straordinaria capacità di reggere la velocità nel doppio giro di pista. Disponesse di fibre muscolari leggerissimamente più veloci, sarebbe già la regina dei 400 e degli 800.

Audrey Werro non è ancora finita sotto i riflettori. Il grande pubblico non la conosce. Finora, in patria, la sua notorietà è stata offuscata dalle sorelle Mujinga e Ditaji Kambundji. La sua ascesa ai vertici mondiali non è casuale. Nel 2021, a soli 17 anni, si era laureata Campionessa europea e Vicecampionessa mondiale sulla distanza, gareggiando contro ragazze di due anni più anziane. Si era ripetuta due anni più tardi. Il titolo europeo lo ha fatto suo anche lo scorso anno fra le Under 23, andando poi a vincere la Diamond League. Nel 2026 ha già messo in bacheca l’argento ai Mondali Élite al coperto. Un percorso lineare che non dà adito a dubbi o perplessità. Ed è questa la ragione principale per cui le sue imprese sono stellari.

Prima di lei, solo la sudafricana Caster Semenya aveva tentato di insidiare il vecchio record figlio del regime. Ma il suo 1’54”25 aveva scatenato una bufera legata al suo genere. Lei si è sempre sentita donna. I suoi valori ormonali erano tuttavia quanto meno strani, al punto che la Federazione Mondiale (World Athletics) le aveva imposto di assumere dei farmaci per abbassare i suoi livelli naturali di testosterone.

Con ogni probabilità, se questo approccio ci fosse stato anche negli anni Ottanta, tutti i primati stabiliti dalle atlete dell’Est europeo, come ad esempio il tuttora imbattuto 47”60 dell’ex DDR Marita Koch sui 400 piani, sarebbero stati cancellati.

Quelli della friburghese restano lì, scolpiti nella graduatoria di tutti i tempi, al 3° e al 4° posto, in attesa di un più che probabile sorpasso verso la storia. Non formuliamo nessun augurio. Porta iella. Ma se l’impresa dovesse avvenire nel periodo tra la stesura e la pubblicazione di questo articolo, saremmo i primi a rallegrarci. L’atletica svizzera ha vissuto per decenni di fiammelle disseminate qua e là nel buio più assoluto. Da quando la nostra federazione aveva cominciato a lavorare in vista degli Europei del 2014 a Zurigo, il firmamento si è acceso. La Svizzera è una squadra. Le sue 14 medaglie conquistate agli Europei del 2024 a Roma, con il conseguente 4° posto nel medagliere, ne sono la testimonianza. E ancora doveva illuminarsi pienamente la stella di Audrey Werro.