Un’altra estate di turismo illimitato

by azione azione
3 Giugno 2026

José Antonio Donaire interpreta la parte del poliziotto cattivo. La sua missione? Dopo trent’anni di crescita esplosiva del turismo, il primo commissario per la gestione sostenibile del turismo deve restituire Barcellona ai suoi abitanti, che ormai si sentono estranei in casa loro. «Siamo arrivati alla fine della strada: la città ha raggiunto il numero massimo di turisti che può accogliere», spiega. «Non vogliamo più turisti, nemmeno uno in più».

Le ricette da applicare sono ben conosciute: ridurre il peso del turismo di svago, che rappresenta circa il 65% delle presenze, e contenere in particolare crocieristi ed escursionisti giornalieri a favore dei turisti culturali e dei viaggiatori d’affari; privilegiare i visitatori abituali, che conoscono già le attrazioni più famose ed esplorano quartieri diversi della città; infine rendere meno vantaggiosi gli affitti brevi per rimettere sul mercato abitazioni per i residenti. Il suo compito tuttavia non sarà facile.

Per cominciare da almeno dieci anni Barcellona cerca di controllare, con efficacia limitata, quel mostro dell’overtourism che ha risvegliato a partire dalle Olimpiadi del 1992. Ma soprattutto la situazione non pare favorevole. Nonostante l’estate si avvicini, i potenziali viaggiatori sono paralizzati dall’incertezza; pesa il protrarsi della guerra con l’Iran, così come le continue voci di sempre nuove epidemie. Soprattutto il traffico aereo è sotto pressione, tra calo delle prenotazioni (anche quando i biglietti costano poco) e incertezze sulla disponibilità futura di carburante. Mette paura la possibilità di vedersi cancellare il volo per cause di forza maggiore (dunque con il solo rimborso del biglietto più l’eventuale assistenza per trovare una soluzione alternativa) e di ritrovarsi al tempo stesso a dover pagare alberghi, guide e altri servizi già prenotati.

E tuttavia anche in questi frangenti quasi nessuno pensa veramente di rinunciare alle vacanze. L’European Travel Commission ha rilevato che l’82% degli europei prevede di viaggiare entro settembre 2026, puntando però su scelte collaudate e mete di prossimità, al bisogno raggiungibili anche in auto o in treno. Come Barcellona appunto, oppure il mare spagnolo, francese, italiano o croato, la montagna svizzera, le città d’arte. Altrettanto plausibile un maggiore ricorso alle agenzie di viaggio e a pacchetti turistici, nonostante prezzi in crescita. Il pacchetto offre un vantaggio psicologico e pratico: c’è un organizzatore responsabile, inoltre le regole Ue prevedono obblighi più chiari di assistenza, rimborso e gestione dei servizi inclusi. Almeno se le cose si mettono male sai a chi rivolgerti.

Come sempre avviene nei periodi di tensione e incertezza internazionale, il nostro Ticino dovrebbe cavarsela bene, riproponendo alla clientela di lingua tedesca la sua immagine tradizionale e rassicurante: vicinanza, ordine, sicurezza, familiarità, clima mediterraneo. Con l’aggiunta di una più recente programmazione culturale e musicale ambiziosa, per offrire anche esperienze, eventi e occasioni di scoperta. Chi teme gli imprevisti si troverà quasi inavvertitamente avviato lungo questa via.

Ma altri viaggiatori, più intraprendenti, potrebbero reagire in modo opposto: invece di restringere l’orizzonte, approfittare proprio della fase di instabilità per allargarlo. Quando una parte del pubblico rinuncia o rimanda, possono crearsi occasioni inaspettate: voli meno pieni, tariffe più favorevoli su alcune tratte, destinazioni meno affollate, maggiore disponibilità negli alberghi. Per chi è disposto ad accettare qualche incognita – una coincidenza più complicata, un cambio di itinerario all’ultimo momento, la necessità di assicurazioni più solide – la crisi può aprire nuove prospettive. Potrebbe essere proprio il momento per quel viaggio in Asia centrale che coltivate da tempo, per un lungo percorso in Sud America, per un viaggio in treno attraverso i Balcani e la Turchia, oppure una destinazione africana o mediorientale non direttamente coinvolta nella crisi ma percepita come rischiosa. Non si tratta di incoscienza, anzi, semmai di una migliore conoscenza della situazione. Certo, non saranno molti ad andare in questa direzione, non chi ha famiglia o impegni di lavoro troppo vincolanti, ma qualcun altro senza dubbio ci sta già facendo un pensiero.