Giovanni Genucchi e il suo fare arte

by azione azione
29 Aprile 2026

È uscito per i tipi di Casagrande il catalogo ragionato realizzato dalla Fondazione Atelier Genucchi

«G. Genucchi. Scultore. Monumenti funebri, ritratti, sculture in bronzo e pietra. Bellinzona».

Sembra strano che anche gli artisti possano avere necessità di avere un biglietto da visita. Ma si potrebbe partire da qui per raccontare la vicenda di Giovanni Genucchi, alla luce della sua scelta di fare della scultura una professione all’insegna della normalità.

Artista ticinese fra i meno valorizzati, oggi il suo lavoro può essere meglio apprezzato grazie al catalogo ragionato pubblicato dalle Edizioni Casagrande e realizzato dalla Fondazione Atelier Genucchi di Castro.

Cos’è esattamente un catalogo ragionato? Di fatto si tratta della lista più completa possibile delle opere note di un autore, accompagnata dalla loro storia, dalla loro fortuna critica e collezionistica, dalla biografia dell’autore e dalla bibliografia di riferimento. Stilare il catalogo ragionato di un artista significa fare il punto sulla sua produzione, definirne l’estensione nel tempo e avere in seguito un solco di riferimento entro cui inserire opere riscoperte successivamente. Tutto questo è – non da ultimo – essenziale per il lavoro critico su un autore, per poterlo collocare nella più ampia storia dell’arte e per poter stabilire i legami di reciproca influenza che questi ha instaurato con altri artisti.

Nel caso di Genucchi questo lavoro era necessario per leggere in maniera limpida il suo percorso creativo che, se non illustrato nella sua interezza, rischiava di venire sottovalutato e troppo affrettatamente dimenticato. Dopo la nascita della Fondazione Atelier Genucchi, nel 2012, è emersa subito la necessità di studiare l’opera dell’artista in maniera sistematica, anche perché questa non venisse dispersa. Oggi anima della fondazione è Michele Martinoni, che ha partecipato in maniera consistente anche alla realizzazione del volume. Nel 2018 la storica dell’arte Misia Bernasconi, grazie a una borsa cantonale di ricerca, ha iniziato un approfondito percorso di studio e di riordino delle opere, che è poi confluito nel catalogo delle opere, terminato con la pubblicazione a fine 2025.

Genucchi viveva tra due necessità, quella impellente di fare arte, e quella, più prosaica, della sussistenza

Il prodotto finale è un volume che permette dapprima di comprendere molto bene la vicenda personale dell’artista, sempre caratterizzata dalla necessità di fare arte, ma anche da quella più prosaica della sussistenza, che lo rese «contadino per necessità». Ma, soprattutto, è possibile seguire la parabola creativa di questo scultore, poiché studiarlo in maniera completa significa restituirgli la dovuta dignità. Da segnalare che la sua inventiva emerge maggiormente nelle sculture di ambito profano, che saggiamente sono state messe per prime nel volume, prima della sezione sulle figure sacre, sugli ornamenti e sulle grafiche.

Un aspetto del catalogo che va senz’altro messo in luce è il grandissimo lavoro sui materiali che è stato svolto dagli studiosi coinvolti. I materiali che Genucchi ha di volta in volta impiegato nel corso della sua produzione sono stati affrontati da diversi esperti: Michele Martinoni (legno e bronzo), Flavio Paolucci (bronzo), Pierre Jaccard (gesso) e Andreas Küng (pietre). In particolare, il lavoro sulle pietre, ha permesso anche di fare emergere la scelta di diverse tipologie di materiale, che l’autore conduceva con sapienza. Così, Martinoni: «Giovanni Genucchi ha affrontato tutti i materiali della scultura classica. Ciò non è comune, soprattutto perché conosceva bene ciascuno di essi. Aveva delle conoscenze che vanno oltre la forma. Per noi si trattava di comprendere meglio il suo sapere sui materiali e come egli cercava ogni volta di valorizzarli con un linguaggio diverso».

È stata anche l’occasione per comprovare che Genucchi ha effettivamente utilizzato il marmo di Peccia: finora, questa era rimasta solo un’ipotesi. Unico marmo bianco estratto in Svizzera, è caratterizzato da una particolare conformazione detta «a fiocco di neve» che lo rende molto fragile. Genucchi è stato tanto abile da lavorarlo senza danneggiarlo, mettendone invece in risalto tutta la sua lucentezza nell’opera Risveglio. (Qualcuno fra i lettori si ricorderà questa scultura che, a lungo esposta sul lungolago di Lugano, fu ritirata per la sua fragilità e dopo anni nei depositi è stata recentemente ricollocata dalla Divisione cultura della Città di Lugano nella casa anziani «Il Roccolo» di Canobbio.)

Nella vicenda dell’uomo e dell’artista è toccante iI desiderio di trattare la materia in maniera rispettosa. Esistono quindi nel corpus della sua opera raggruppamenti di forme, molto ben individuati all’interno del catalogo e che appaiono al loro interno molto simili, ma in cui ogni materiale, ogni pietra, ogni legno offre all’artista un diverso indirizzo di lavoro. «La materia mi parla e mi ispira» spiegava l’artista, che Michele Martinoni definisce «artigiano nel sapere»: sa lavorare la pietra come uno scalpellino, modella il legno come un ebanista e tratta gesso e argilla con le abilità di un modellatore. È quanto di più lontano si potrebbe immaginare da quegli autori che forniscono il loro progetto a chi lo eseguirà concretamente, senza aver neppure posto mano sulla versione finale.

Oggi, nello splendido territorio di Castro in Valle di Blenio, si può ancora vedere come si presentava il laboratorio dell’artista dai piccoli spioncini che sono stati ricavati nelle pareti, proprio per dare la possibilità a chi è di passaggio di osservare l’ambiente di lavoro. Esso ha la rara fortuna di essersi conservato intatto, chiuso per oltre trent’anni dopo la morte di Genucchi, così che visitarlo e studiarlo oggi significa poter avere un legame diretto con questo autore e con i luoghi del suo fare arte.