Graphic Novel: Il Cantone riapre il concorso per nuovi fumetti, con scadenza 30 aprile, e rilancia la collana «Le nuvole» dopo i tre titoli pubblicati nel 2025
Il Cantone cerca un fumetto ticinese da premiare e pubblicare, con un concorso aperto fino al 30 aprile per valorizzare questa forma d’arte. Ma non è la prima volta: già nel 2024 il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport aveva indetto il primo «Bando di concorso per progetti nel settore del fumetto». In quel caso le opere premiate furono tre, tutte pubblicate dall’Istituto Editoriale Ticinese nell’allora neonata collana «Le nuvole» (alla quale anche il concorso attuale aggiungerà un nuovo titolo).
Dallo zombi di Tell alle piante che parlano, fino alla solitudine che prende corpo, il fumetto locale si muove per metafore visive
Gli artisti del primo bando hanno vinto disegnando in stili diversissimi, tanto quanto i generi delle loro storie: un esempio della varietà fumettistica presente in Ticino. In una ventina di pagine i loro volumi raccontano, rispettivamente, Guglielmo Tell durante un’apocalisse zombi, i pregiudizi dei fiori contro una coppia multiculturale, e un dialogo con la solitudine. Si può tuttavia trovare un elemento comune a tutti: la metafora, grazie alla quale i concetti astratti diventano visibili e interagiscono direttamente con i protagonisti.
Joël Prétôt, in Torsoli, fa raccontare al figlioletto di Guglielmo Tell le sue avventure mentre viaggia con il padre, divenuto uno zombi misteriosamente docile, alla ricerca di una cura, affrontando non solo mostri ma anche nemici umani. I disegni sono realistici e utilizzano il bianco e nero, per lo più il nero, per rendere l’ambientazione tetra e orrorifica. Gualtierino Tell narra in prima persona soprattutto attraverso le didascalie, che dall’inizio introducono la storia in medias res, poi la guidano attraverso le analessi, ed esplicitano le riflessioni del personaggio di fronte agli eventi. Scompaiono quasi del tutto nelle scene chiave, per esempio quando la vita di Gualtierino è minacciata dal padre inconsapevole: la tensione culmina nel silenzio che avvolge l’attesa dell’azione fatidica.
I torsoli sono la metafora per gli zombi, in quello che è un confronto con quando erano umani ancora sani e «completi», un po’ come mele mature. Ma le mele hanno anche un ruolo centrale concreto nella storia: allo zombi Tell è rimasto l’automatismo di colpirle con la balestra non appena ne vede una, ed è un’abilità che il figlio impara a sfruttare come difesa contro i mostri, ma in cui anche un vecchio nemico politico vede l’occasione per vendicarsi.
Rosa e Amir, di Elena Maspoli, racconta una sequenza di momenti significativi per il binomio del titolo. Nel giro di tre scene diventa chiaro il problema che i due si trovano ad affrontare, e il modo in cui lo risolvono: in questo somigliano a tutte le coppie, ma nel loro caso ci sono differenze culturali, manifestate sia in sensibilità diverse – soprattutto per temi che riguardano la sessualità – sia nella paura del giudizio dell’altro. In particolare scopriamo le insicurezze di Rosa, fiorista che si confida con le piante del suo negozio, che a loro volta danno voce a dubbi e insinuazioni che in realtà la donna vorrebbe mettere a tacere. I disegni sono molto stilizzati, simili a illustrazioni di libri per l’infanzia: acquarelli tenui, contorni fini, sfondi spesso suggeriti quanto basta da qualche elemento posizionato nel bianco della pagina. Semplicità e delicatezza che favoriscono la concentrazione sulle emozioni e relazioni dei personaggi.
Una curiosità : questo fumetto non contiene fumetti, intesi come nuvolette di dialogo: i testi dei discorsi sono sospesi nel vuoto, senza delimitazioni né code che ne indichino la provenienza, ma solo posizionati vicino ai personaggi che li pronunciano.
Theo d’Orato fin dal titolo – Giallo – dichiara quale nota cromatica prevalga nelle sue pagine, anche se sempre combinata con altre tonalità minoritarie, come azzurro, verde e arancione, per distinguere gli elementi in scena e i loro livelli di profondità e luminosità . Ne deriva una colorazione leggibile, armonica, ma anche irrealistica e soggettiva, come si addice agli eventi che si svolgono unicamente nell’interiorità del protagonista. In realtà , infatti, accade ben poco: a riempire le vignette sono soprattutto emozioni, atmosfere e ricordi evocati nel discorso tra due giovani uomini.
I due sembrano una coppia di amanti che rievocano brevemente tre incontri passati: a ogni analessi, vediamo in particolare l’uno accettare la gentile presenza dell’altro proprio quando si distanzia per qualche momento dal resto del mondo. Di volta in volta i testi e le immagini seminano indizi sottili sulla stranezza del loro rapporto, fino alla spiegazione finale: uno dei due personaggi non è reale, ma la solitudine personificata nell’immaginazione del protagonista. I disegni hanno proporzioni realistiche e linee semplici e pulite: rappresentano molto chiaramente le espressioni dei personaggi, e il loro senso di solitudine quando non sono che puntini nei paesaggi sconfinati in cui sempre si ritrovano.


