Una serie di interviste condotte da Rosita Celentano per indagare un sentimento più vicino di quel che crediamo
Forse proprio sulla scorta delle incertezze e delle paure che scaturiscono dal caos del mondo che ci circonda, oggi più che mai sentiamo il bisogno di un confronto umano e civile, dell’incontro con chi ha uno sguardo sì diverso dal nostro, ma proprio per questo capace di ispirarci e darci idee per vivere il presente. La ricerca di nuove prospettive, ma con un’impronta fondamentalmente positiva, è anche il comun denominatore della serie di incontri in scena per tutta la stagione al Teatro Foce, voluti, ideati e condotti da Rosita Celentano.
A entrare in dialogo con l’attrice e conduttrice da alcuni anni residente in Ticino, saranno una serie di personaggi noti al grande pubblico, come la ricercatrice Monia Caramma, la psicologa Daniela Lucangeli, il giornalista Luca Sommi o lo psicoterapeuta e giurista Mauro Scardovelli, nell’intento, attraverso un dialogo franco e una serie di riflessioni e suggerimenti, di individuare una via nel vivere quotidiano che possa renderlo in qualche modo più leggero.
Rosita Celentano, qual è il leitmotiv delle sue interviste dal vivo?
Sono nate dalla voglia di dare voce a chi mi ha ispirata a trovare una via verso la felicità. Avevo pensato anche a un format radiofonico, che avrei chiamato La locanda della felicità, poiché sono convinta che non ci si debba accontentare di sprazzi di felicità ma si debba e si possa essere felici h24. Essere sempre felici non ci evita di soffrire, di avere paura o di essere preoccupati, ma riesce a dare a queste emozioni impegnative un senso nobile e di crescita.
Ho avuto la fortuna di confrontarmi con molti personaggi straordinari che mi hanno ispirata ad aprire una finestra su una parte di mondo che io tenevo chiusa – addirittura, nemmeno pensavo vi fosse una finestra da aprire –, e quando ho dovuto stilare una lista di nomi per questi incontri (che saranno registrati e diventeranno i miei Vodcast) mi sono resa conto che vorrei dare voce a tantissime persone. Il mio auspicio è che, ascoltando i miei Vodcast, le persone possano iniziare a vivere la propria quotidianità con una serenità maggiore e la consapevolezza che esistono persone buone e oneste.
Ma dunque, felicità o serenità?
Tutti sono convinti che la felicità rappresenti uno stato mentale eccezionale, ma allora, visto che ne riconosciamo l’eccezionalità, la rarità e dunque la preziosità, perché non cerchiamo di viverla sempre? Perché la releghiamo a dei momenti isolati?
E come dovremmo fare?
È un po’ come per l’amore: anche la felicità va tradotta in azioni quotidiane: sono felice perché la mattina riapro gli occhi. La mia felicità personale va di pari passo alla gratitudine, e nel tempo ho imparato a ringraziare soprattutto per le situazioni più difficili. Credo che ogni caduta sia un’opportunità per capire dove spostare lo sguardo. Secondo i taoisti, ci succede ciò che ci serve: tutto quello che ci serve per una crescita interiore e personale.
È fondamentale alimentare la nostra parte interiore, poiché la felicità non può poggiare su qualcosa di esterno a noi, ma deve nascere da uno sguardo all’interno di noi stessi.
Come si traducono queste intenzioni negli incontri al Teatro Foce?
L’impronta che dà il titolo al mio Vodcast e che porto al Teatro Foce è un dialogo con persone che mi hanno permesso questa presa di coscienza, che a sua volta rappresenta sia un punto di partenza sia diversi punti d’arrivo. Attraverso le conversazioni con gli ospiti, e l’invito all’introspezione, spero di riuscire ad aprire delle finestre anche in chi viene a sentire L’impronta. Ho deciso di registrare le nuove puntate del mio Vodcast durante questi incontri pubblici, poiché avevo voglia di una dimensione intima che prevedesse però anche il coinvolgimento della gente.
Lei porta un cognome impegnativo, quanto ha pesato nella sua vita?
A volte le aspettative sono davvero alte, ed è come se dovessi sempre dimostrare qualcosa. D’altra parte, non basta un cognome per avere un riconoscimento. Io non mi sono mai messa in competizione con mio padre, da un lato perché è irraggiungibile, dall’altro perché un grado di popolarità come il suo finisce inevitabilmente per limitare la libertà personale. Io voglio sentirmi libera di andare alla posta e al supermercato, di fare la coda come gli altri. Ho vissuto in molti luoghi, Milano, Asiago, Brianza, Firenze, Roma, addirittura in carovana al circo… ma da qualche anno vivo qui in Ticino, e di questo luogo amo il silenzio, la calma, la gentilezza e il senso civile, addirittura cenare alle 18:30! Una vita circondata da una natura rispettata e a dimensione di uomo.
