La rassegna stampa con le notizie legate all’invasione dell’«alieno IA» non si ferma mai. La nuova tecnologia è uno spunto di sorprese e disappunti ormai inarrestabile. In questi giorni si registrano varie segnalazioni il cui tono è ormai quasi prevalentemente allarmistico. Riportiamo qui ad esempio quella relativa all’iniziativa di un gruppo di scrittori anglosassoni che hanno pubblicato un «libro bianco» di protesta contro la cannibalizzazione del loro lavoro da parte delle aziende che «nutrono» l’IA. Queste userebbero i loro libri per i voraci circuiti di memoria, senza curarsi della questione dei diritti d’autore. Il volumetto si intitola Don’t steal this book (Non rubate questo libro) e nel suo stesso titolo indica la richiesta precisa rivolta ai gestori IA. I quali, ad ogni modo, saranno impediti nell’esercizio illegale dal fatto che le pagine sono completamente bianche. Contengono soltanto i nomi degli autori associati all’impresa, tra cui il premio Nobel per la letteratura Kazuo Ishiguro. (La trovata ci ricorda, fatte le debite proporzioni, e lo segnaliamo qui per puro affetto, la bizzarra iniziativa del nostro stimato collaboratore Ennio Peres, che aveva scritto un divertente Manuale per vincere sicuramente al Lotto. Il libro era composto da pagine bianche, visto che l’operazione è del tutto impossibile).
Fuori dallo scherzo, l’iniziativa editoriale ci segnala un problema la cui risoluzione in realtà è complicatissima eppure fondamentale. Ci meraviglia che non sia quella principale, cardinale, su cui dovrebbero appuntarsi le attenzioni degli apparati giuridici internazionali. Come è possibile che un simile saccheggio di informazioni (che continua imperterrito giorno dopo giorno, e che molto probabilmente si nutre anche delle righe che trovate in questo stesso giornale, dei contenuti che postate ogni giorno sul vostro profilo Facebook, sui messaggi che scrivete tramite il vostro indirizzo di Gmail, e, temiamo, anche sul vostro Whatsapp personale, nelle interazioni con la chat IA Llama) sia stato reso accettabile, normale, dopo che per anni le istanze di controllo hanno criminalizzato e sanzionato gli usi di scambio di files e di software tramite programmi peer-to-peer? Per non parlare delle campagne colpevolizzanti di cui siamo stati oggetto ogni volta che ci sedevamo in una poltrona del cinema, oppure all’inizio di un DVD legalmente acquistato («La pirateria è un crimine! Non renderti colpevole! Scaricare è un reato!»). All’improvviso sembra che tutti i fornitori di servizi IA si siano dimenticati di quanto desse fastidio, di quanto fosse nociva all’industria digitale la libera distribuzione di contenuti.
La situazione è decisamente paradossale ma d’altro canto quando una tecnologia diventa un settore trainante dell’economia, le carte in tavola cambiano. La realtà delle cose è che, al punto in cui siamo, nessuno ha più il coraggio di tirarsi indietro: le aziende, che hanno bisogno di continui investimenti per finanziare il proprio business (il quale peraltro non è ancora del tutto redditizio), gli investitori che chiedono di vedere finalmente un ritorno di dividendi dalle azioni che hanno acquistato, finiscono per condizionare una dinamica dalle dimensioni incalcolabilmente assurde. L’altra notizia che colpisce, infatti, è quella dell’azienda InvestCloud Italy di Venezia, attiva nel settore informatico, i cui responsabili hanno deciso di licenziare in massa i propri 39 dipendenti e puntare totalmente sulle capacità di programmazione dell’Intelligenza artificiale. Uno scenario che si paventava da tempo ma che era ritenuto abbastanza improbabile («Ci sarà sempre bisogno di qualcuno che controlla il lavoro dell’IA, quindi non c’è pericolo» si diceva) si dimostra una realtà dolorosa. Chi temeva che i giornalisti fossero i primi sulla lista di proscrizione a causa dell’IA (in realtà si possono riciclare magari come «Social manager»…) si accorge che oggi sono proprio gli informatici ad essere in via d’estinzione. Grande paradosso della tecnologia… A tutti gli «IA scettici» bisognosi di conforto consigliamo la lettura del bel libro di Bruno Giussani La mente sotto assedio (Casagrande Editore). Abbiamo bisogno di idee chiare e costruttive, di questi tempi. Lì dentro ce ne sono molte. Per fortuna.